Autunno 1969. Gli scioperi infiammano gli animi, le cariche in piazza si fanno più brutali. A Milano la tensione è palpabile e tutto sembra portare verso la tragedia… che puntuale arriva il 12 dicembre, giorno della strage di Piazza Fontana.

Una bomba esplode all’interno della filiale della Banca dell’Agricoltura, bomba che causò 17 morti e 88 feriti ed è considerata «la madre di tutte le stragi» nonchè da alcuni l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come Anni di Piombo; ma nel volume inoltre si fa anche riferimento al c.d. Golpe Borghese di estrema destra. Dove sono e cosa fanno, in quel momento, i nostri Cani Sciolti?

Un drammatico punto di svolta nella storia della città e dell’intero Paese. L’inizio di anni bui e di trame che ancora oggi non sono state del tutto spiegate e risolte. Mentre la vita, che va avanti nelle piccole e grandi cose della quotidianità, si ferma per dare l’addio alle vittime innocenti.

Nuovo volume dei nostri Cani Sciolti, i ragazzi che negli anni Sessanta hanno visto quegli anni di ribellione e di cambiamento sociale (con risultati spesso di facciata, a dire il vero); nuovo volume, ma anche, purtroppo, stesso difetto fondamentale a mio parere.

Come scrive lo stesso Manfredi “Come avete visto leggendo la storia, in questo fumetto ho voluto fare una scelta diversa, evitando cioè da un lato di scegliere la strada, peraltro stimabile, del graphic novel giornalistico di tipo didascalico, dall’altro di percorrere sentieri da fiction usando la strage come occasione e pretesto per un mystery qualsiasi”; ebbene proprio il non aver scelto una strada netta ha reso questo volume poco armonico.

Come già visto in Stonewall, buona parte del primo capitolo ci presenta dei personaggi che sono condizionati dagli eventi storici, presentati, contrariamente alle intenzioni, spesso in modo didascalico, e anche in questo contesto non viene permesso loro di esprimere le loro personalità, ostaggio come sono dei fatti (basti citare le disquisizioni di Pablo).

Come avvenuto anche nel precedente volume, la seconda parte è invece più personale riguardo alle vicende dei nostri ragazzi in lotta, anche perchè si alternano scene del Sessantanove e scene del presente, in cui vediamo il futuro soprattutto di un personaggio, alle prese con la curiosità di una figlia.

Insomma, sarebbe stato preferibile scegliere una strada che consentisse di rendere uniforme la storia, magari amalgamandola in un senso o nell’altro, piuttosto che creare due trame che sembrano navigare su strade parallele.

Alle matite troviamo Roberto Rinaldi, storico disegnatore de Il Giornalino, ma anche di Dylan Dog e Martin Mystère per Bonelli, che riesce a creare tavole ricche e dettagliate, che cercano di ripetere il clima e la tensione di quegli anni, giocando anche sui volti e, più in generale, sulle caratteristiche fisiche dei personaggi.

Chiude anche questo volume un interessante approfondimento scritto dallo stesso Manfredi che contestualizza quanto narrato nel fumetto, parlando del contesto sociale, delle lotte, dei nuovi studenti e dei nuovi operai, degli attentati e del mondo del giornalismo; il tutto legato dagli eventi terroristici di quegli anni che avrebbero portato agli Anni di Piombo.

Un extra molto interessante, il che a mio parere avrebbe giustificato, date le conoscenze dell’autore, l’intraprendere la strada del graphic novel giornalistico.

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