Warren Ellis è un autore che, rispetto ad alcuni dei suoi colleghi più incensati, non ha quasi mai perso lo smalto con il passare degli anni riuscendo senza troppo sforzi non tanto a reinventarsi quanto piuttosto a scavare a fondo in quelle che erano le sue ispirazioni, le storie che voleva davvero raccontare e riuscendo così a dedicarsi a progetti sempre degni d’attenzione e qualitativamente impressionanti.

Per fortuna Ellis ha trovato una casa privilegiata in Italia in saldaPress che sta proponendo quella che è di fatto la sua produzione più recente di cui fanno parte le serie Injection e Trees ma anche alcuni interessanti volumi autoconclusivi come Shipwreck – la nostra recensione QUI.

Di quest’ultima categoria fa parte questo Cemetery Beach in cui Ellis ritrova il disegnatore Jason Howard già suo compagno su Trees e già disegnatore di Super Dinosaur e Lo Stupefacente Wolf-Man.

Michael Blackburn è rinchiuso in un cella, nudo. Sta per essere interrogato. Quando la guardia che lo tiene d’occhio inizia a scambiarci qualche domanda però iniziamo a capire che Michael non è un prigioniero qualunque… 100 anni fa, un programma segreto ha lanciato una nave spaziale su un pianeta appena scoperto. I dettagli della missione sono stati dimenticati da tempo e sono stati riscoperti solo di recente.

Un agente è stato inviato sul pianeta per verificare se qualcuno è sopravvissuto e riferire sullo stato delle cose. Appena giunto a destinazione però quell’agente è stato catturato, si tratta di Michael.

La fuga è repentina e Michael trova degno supporto in Grace Moody una giovane ribelle che non si fa ripetere due volte se vorrebbe evadere con lui. Inizia così una folle corsa in un mondo decadente e alieno per raggiungere la nave con cui Michael ha viaggiato… il finale sarà ben diverso da quello che ci si potrebbe aspettare.

Le 160 pagine di Cemetery Beach sono un cazzutissimo viaggio in cui Warren Ellis mescola suggestioni tipiche della fantascienza britannica con un certo cinema post-apocalittico che si rifà evidentemente a George Miller e al suo Mad Max.

Un uomo – e una donna – e la loro fuga. Ma cos’è la fuga davvero? È questo l’assunto tanto semplice quanto efficace su cui lo scrittore innesta una sceneggiatura minimale in cui a farla da padrone è l’azione ed i pochi ma pregnanti dialoghi. Si fugge dalla morte, si fugge dal nulla, si fugge da un mondo in rovina per accettare un paradiso dove ci si ciba di pergolato… si fugge per dare speranza.

Se Ellis può quindi permettersi di abbozzare mondi, e renderli credibili senza di fatto nessun tipo di approfondimento, la vera star del volume è Jason Howard qui forse alla sua prestazione migliore in assoluto.

Il suo tratto spigoloso mitiga quella urgenza tipicamente anni ’90 con un gusto quasi kirbyano in una azione che è tanto dirompente quanto estremamente ad altissimo budget il che si traduce in ampie doppie-splashpage e in una costruzione della tavola che predilige l’orizzontalità e riquadri quadrati e meno rettangolari.

Una prova maiuscola che dimostra come si può narrare per immagini ad altissimo ritmo senza perdere né di espressività né in dettagli pur mantenendo personalità e stile.

Come sempre ineccepibile la cura carto-tecnica del cartonato confezionato da saldaPress in cui spicca l’ottimo adattamento.

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui