Dopo un lungo percorso, articolato tra misteri, sangue e serial killer, si chiude il sipario su Buckaroo, la cittadine dell’Oregon dalla quale sono nati un numero impressionante di crudeli assassini. Joshua Williamson ha chiuso il suo ciclo narrativo di Nailbiter con un’apocalisse sulla città dei killer (qui potete leggere alcune delle recensioni precedenti).

Il mangiaunghie Edward Warren è rinchiuso in prigione, ma sembra che comunque non sia stato messo freno alla follia omicida della città. Anzi. Shannon Crane vuole definitivamente capire con chi ha a che fare, mentre sotto la città si sta preparando a mostrarsi la fonte di tutto il male di Buckaroo.

In quest’ultimo volume dedicato a Nailbiter Joshua Williamson rende ancora più fitta e intensa la narrazione, portando nel finale i personaggi principali sul luogo d’origine di tutti i mali. La storia della maledizione di Buckaroo affonda le sue radici nel passato, e coinvolge personaggi imprevedibili.

Williamson  è bravo nel tessere una trama che fa arrivare i nodi al pettine, ma che poteva rivelarsi ancora più esplosiva e scioccante. Gli intrighi sono tanti, ed il climax di mistero creato dall’autore si va a risolvere nel finale in una soluzione intrigante, ma non così incisiva da soddisfare al cento per cento i lettori più esigenti.

Nonostante ciò, Williamson è stato abilissimo nel creare una storia che omaggia il genere slasher-horror, rendendolo la base di una questione che affligge un’intera comunità. In effetti la possibilità di raccontare una storia ambientata in un luogo che ha dato in maniera inspiegabile i natali a così tanti serial killer è un qualcosa di originale ed intrigante.

Lo sceneggiatore è stato bravo nel dare ritmo ad una storia che si sarebbe potuta mantenere viva per molto meno di sei volumi, qualora non fosse stata sviluppata a dovere. E paradossalmente la parte più gustosa di tutto il volume è il “post-finale”, il momento narrativo che in un film apparterrebbe alla scena post-credits, e che mette al centro una scena di suspense e sorpresa capace di far saltare ed esaltare il lettore.

Nella scena finalissima infatti c’è tutto il succo di Nailbiter: una storia ricca di citazioni, ma con personaggi ben delineati, le cui singole azioni riescono a pesare emotivamente sul lettore perché il grado di empatia è stato ben sviluppato.

E poi il tratto di Micke Henderson, nonostante non sia del tutto realistico, e si accosti leggermente al cartoonesco, si adatta bene alle atmosfere un po’ sopra le righe, ed anche ai momenti carichi di tensione, tessendo una gabbia delle varie tavole capace di esaltare la narrazione.

E poi la vivacità dei colori di Adam Guzowsky riesce ad enfatizzare il mood delle situazioni narrate.

Insomma, una volta concluso l’ultimo volume di Nailbiter, o prima ancora di apprestarsi a leggerlo, occorrerebbe una rilettura di tutti i volumi per arrivare a quest’ultimo pezzo di storia avendo riassaporato delle atmosfere che fanno la gioia di tutti gli amanti dello slasher horror.

Nailbiter è il fumetto adatto a tutti gli amanti del genere, e per coloro che vanno alla ricerca di un comics ben sviluppato a livello narrativo, capace di tenere con il fiato sospeso pagina dopo pagina.

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