L’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – si era concluso in maniera drammatica con il rapimento del piccolo Tate, atto con cui i Beck avevano oltrepassato quell’invisibile confine che separava gli affari dalla famiglia.

Con queste coordinate irrimediabilmente impostate riparte il decimo e ultimo episodio di questa seconda stagione di Yellowstone intitolato Sins of the Father.

Per la famiglia Dutton ormai è solo una corsa contro il tempo: assaltare i Beck nel loro quartiere generale e scoprire dove hanno nascosto il bambino.

John capisce che la situazione è davvero drammatica e mette così a disposizione tutte le sue risorse cosciente del fatto che probabilmente perderà il ranch ancor prima che la vita.

I Beck dal canto tolgono subito di mezzo Dan Jenkins ma non riescono ad arrivare a Thomas Rainwater dando il tempo a Kayce di recuperare informazioni preziose da Teal Beck.

Parte così l’assalto dapprima al nascondiglio degli alleati dei Beck, una milizia di suprematisti bianchi, e poi di corsa a liberare Tate.

I Beck hanno perso e come lo stesso Malcolm ammette nessuno aveva mai osato mettersi contro di loro. Tuttavia la vittoria è amarissima e tutti i membri della famiglia Dutton: per il piccolo Tate, per Rip a cui viene chiesto nuovamente il sacrificio più grande, per Beth e soprattutto per John che sembra aver completamente esaurito le energie tanto da concedersi un momento di debolezza impreziosito da una scena devastante in cui Kevin Costner giganteggia solo grazie all’espressività del suo corpo.

Ci poteva essere finale migliore per questa seconda stagione di Yellowstone, un finale teso e che a sorpresa chiude praticamente tutte le trame principali lasciandosi come coda il destino del ranch e come antagonista, l’unico rimasto in piedi, Thomas Rainwater.

Sins of the Father si muove fra evocativi momenti personali – quello iniziale fra un giovane John e suo padre e quello con protagonista Rip – con una azione che ricorda per regia ed esecuzione delle scene Sicario confermando la bontà di Taylor Sheridan nel costruire i momenti più topici delle sue opere.

Come il genere comanda – il modern western più frontaliero possibile – poi il lieto fine è solo una chimera che si ciba di sacrifici, ferite profonde e cowboy solitari che si allontanano disillusi al tramonto o in questo caso all’alba.

Yellowstone Stagione 2 potrebbe definirsi per certi versi una stagione di passaggio dove showrunner e sceneggiatori hanno voluto testare la solidità di alcuni personaggi secondari – Beth una su tutte e Rip a seguire – dovendo però cedere in alcuni frangenti e chiudendo spesso frettolosamente alcune trame come quella di Jaime che forse avrebbe potuto dare qualcosina in più. Nota a parte per la gestione dei villain: pur avendo liquidato Jenkins e Rainwater un po’ frettolosamente, per riprenderli in maniera trasversale nel finale, l’introduzione dei Beck senza troppi fronzoli ha permesso alla serie di prendere velocità nella seconda parte di stagione.

In definitiva si tratta sempre di scrittura ben al di sopra della media che può permettersi passaggi meno diretti e soluzioni meno immediate. L’appuntamento è fissato per il prossimo anno con la terza stagione che a questo punto è aperta a diverse soluzioni narrative.

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