L’epopea americana raccontata da Mauro Boselli e Angelo  Stano prosegue. Dopo la guerra dei Sette Anni (raccontata all’interno di Mohawk River), questa volta entriamo in piena Guerra d’Indipendenza. La storia della famiglia Chapman è stata già protagonista di Mohawk River. Ed a circa vent’anni di distanza (era il 1756, ora siamo nel 1775) il percorso dei protagonisti continua ad essere orientato verso il conflitto ed il tentativo di trovare pace e indipendenza nelle terre d’America.

Lo scontro che si profila in questa nuova avventura riguarda i coloni americani contro gli inglesi. Al fianco delle forze britanniche sono schierati gli indiani Shawnee, pronti a uccidere gli uomini delle forze ribelli, ed a prendere in ostaggio le donne. Si tratta di una guerra a tutto campo, nella quale a farla da padrone in questa storia sono le vicende dei personaggi della famiglia Chapman e dei Rivers.

Mauro Boselli è un fine conoscitore della storia del West, e dell’epopea americana. L’intento di raccontare storie riguardanti personaggi specifici, mettendo sullo sfondo vicende realmente accadute nella storia degli Stati Uniti, è sicuramente intrigate.

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Certo però non è semplice raccontare vicende storiche articolate e complesse, inserendole all’interno di intrecci narrativi che devono creare una certa empatia nel lettore. E questo continua ad essere il difetto di questo ciclo di storie di Mauro Boselli. Le vicende sono ben narrate, ed anche i personaggi riescono a calarsi nel contesto storico raccontato, ma manca quel po’ di introspezione e approfondimento dei protagonisti che gioverebbe molto alla storia.

Kentucky River è disegnato da Angelo Stano, un maestro della Sergio Bonelli Editore e del fumetto italiano in generale. Il tocco di Stano in questa storia si fa un po’ più grezzo, reso anche meno espressivo dai colori realizzati dallo stesso disegnatore. Ma ciò che risulta leggermente depotenziato nel tratto del disegno viene compensato da un’attenzione ed espressività dei colori piuttosto importante.

Stano riesce a dare vivacità alle tavole con una colorazione quasi acquerellata, creando uno stile che si avvicina molto all’impressionismo. Si respira quindi un’atmosfera figlia (più o meno) di quei tempi, di quell’America di fine Settecento, non arrivata ancora nel pieno dell’epoca West, ma ricca di scontri e di territori da conquistare.

E del resto è questo l’elemento che dona il fascino di quei tempi (altrimenti frutto di un’epoca in cui la morte e le lotte di potere la facevano da padrone): l’idea di ritrovarsi catapultati all’interno di territorio nuovi, apparentemente immensi, e tutti da vivere e conquistare.

Gli  Stati Uniti (non ancora ufficialmente riconosciuti come tali) sono a fine Settecento una terra promessa, un luogo ricco di prospettive, e chiaramente d’interessi. In un mondo quali è quello che viviamo oggi non esistono territori così ampi ancora da scoprire e vivere (almeno non su questa Terra).

Oggi la belligeranza fa paura, ed è sinonimo di dramma. Ma, in un’epoca in cui le armi non risultavano essere ancora strumenti così potenti e capaci di creare distruzioni di massa, la tattica militare, il coraggio e l’audacia nel voler prevalere sono tutti elementi figli di un certo romanticismo.

E sono questi i punti su cui fa leva Kentucky River. Mauro Boselli ed Angelo Stano sono comunque riusciti ad offrirci atmosfere di un’epoca lontana, e che, nonostante tutto, continua ad affascinare e ad essere sinonimo di avventura e romanticismo.

 

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