La Marvel ci ha da tempo abituati ai maxicrossover che coinvolgono numerose testate e una molteplicità di personaggi. Questa voga si sviluppò negli anni ottanta e di solito ne furono coinvolti i mensili mutanti, all’epoca tra i più venduti. A un certo punto, però, Tom De Falco, allora editor in chief, decise di varare un crossover con i Vendicatori. Il risultato fu Acts of Vengeance che, tuttavia, non ebbe una buona accoglienza e fu considerato un passo falso della Marvel.

L’idea in sé era, però, interessante. Le storie si basano su un concetto semplice e cioè quello di fare affrontare a un supereroe un villain mai combattuto in precedenza. Ciò lo pone automaticamente in una posizione di svantaggio, poiché non ne conosce il modus operandi. A questa conclusione giungono alcuni tra i più pericolosi criminali dell’Universo Marvel: il Dottor Destino, il Teschio Rosso, il Mandarino, Wizard e Kingpin. Costoro si alleano e decidono di attaccare l’intera comunità supereroica, tramite una pletora di super malvagi.

In realtà, non sospettano di essere manipolati da qualcuno, la cui identità verrà svelata solo alla fine. Si tratta di un cattivo che ha parecchi motivi di rancore nei confronti dei Vendicatori e tende a provocare contrasti e dissidi. Sebbene i Vendicatori siano l’obiettivo principale, anche altri supereroi rimarranno coinvolti negli Atti di Vendetta, con esiti devastanti. Come è facile intuire, la saga è solo un pretesto per propinare al lettore battaglie risapute, utilizzando il maggior numero possibile di personaggi.

Ciò che fece di Acts of Vengeance una delle peggiori opere della Marvel non fu solo la superficialità ma anche la disorganizzazione. Ogni autore se ne andò per conto suo, incurante di quello che scrivevano gli altri, e le contraddizioni e gli errori di continuity si sprecarono. Panini Comics propone i primi capitoli della saga. I nn. 26-27 di Avengers Spotlight, comic-book che presentava le avventure di Occhio di Falco, hanno a che fare con l’arciere, coadiuvato da Iron Man e Mimo, alle prese con Mr. Hyde, lo Spaventapasseri e Orka. E’ l’inizio ufficiale del complotto ai danni dei Vendicatori, scritto da Dwayne McDuffie e Howard Mackie che concepiscono storie senza infamia e senza lode, con i disegni piatti e standardizzati di Dwayne Turner.

Il n. 311 di Avengers è firmato da John Byrne che non si sforza più di tanto, limitandosi a concepire uno scontro tra il gruppo di supereroi più potente della terra e alcuni androidi. I disegni del compianto Paul Ryan sono, comunque, di buon livello. Captain America n. 365 è di Mark Gruenwald e pure in questo caso c’è una trama esile, relativa a Cap alle prese con Crossbones e altri cattivi, illustrata dal mediocre Kieron Dwyer.

I nn. 334/336 di Fantastic Four sono relativamente più interessanti, dal momento che a scriverli è il grande Walt Simonson. Ma è limitato dall’elemento basilare della vicenda (i supereroi in lotta con nemici sconosciuti) e non c’è molta inventiva. Per giunta, non è nemmeno lui a disegnare gli episodi, compromessi dai disegni grezzi e legnosi di Rich Buckler e Ron Lim.

Anche Logan è implicato negli Atti di Vendetta, come si scopre in Wolverine nn. 19/20, e stavolta le cose vanno meglio. Il leggendario Archie Goodwin delinea una trama sulla minaccia dello Squalo Tigre, in un’ambientazione sudamericana, e fa esordire la supereroina La Bandera. I disegni sono dell’ottimo John Byrne, assistito da Klaus Janson, che modifica un po’ il suo stile. Emerge un’intrigante amalgama di plasticità byrniana e suggestioni milleriane.

I nn. 251/252 di Iron Man sono a dir poco trascurabili, con Dwayne McDuffie che utilizza il Demolitore e Chemistro in una storiella banale e i disegni pessimi di Herb Trimpe. Il volume si chiude con Avengers West Coast n. 53, scritto e disegnato da John Byrne. Il penciler in quel periodo si occupava della filiale californiana dei Vendicatori e stava realizzando ottime storie, anche se discusse, basate su allucinanti eventi riguardanti Scarlet. Inserisce, quindi, tali eventi nel contesto degli Atti di Vendetta, usando gli U-Foes. Testi e disegni sono di indiscutibile qualità ma questo episodio non basta per giudicare positivamente l’intero volume.

Acts of Vengeance è un tipico esempio di fumetto spazzatura, commerciale e privo di profondità. A voi la scelta, dunque. Se volete una lettura senza pretese, può andare bene. Se cercate una proposta editoriale valida, invece, lasciate perdere.

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