L’acquisto di Fox da parte della Disney è, come sappiamo, ormai cosa fatta e dunque tutti i personaggi Marvel sono pronti, dopo anni di universo solitario, a diventare proprietà dei Marvel Studios. X-Men: Dark Phoenix, sequel diretto di X-Men: Apocalisse, rappresenta però molto più di un semplice film di “addio” al vecchio universo (e non è un caso che Kingberg lo abbia plasmato a prescindere dagli eventi aziendali di 20th Century Fox) presentando al pubblico, basandosi sulla Saga di Fenice Nera fumettistica, il dramma interiore di un personaggio protagonista e al tempo stesso antagonista della pellicola. Il calvario di Jean Grey, portata ancora una volta sul grande schermo da uno degli astri nascenti di Hollywood, Sophie Turner, mette in crisi il sistema e gli equilibri del mondo X-Men fino ad ora conosciuto, distruggendo e creando quasi simultaneamente proprio come fa una fenice con la propria vita.

DRAMMA INCONSCIO 

Dopo aver sventato i folli piani di Apocalisse, la società dei mutanti sembra fiorire: la scuola di Xavier cresce e prospera di studenti, mentre il professore viene continuamente insignito di prestigiosi premi dal governo americano per l’aiuto portato dagli X-Men alla società. Il gruppo di eroi, capitanato da Raven e Hank (gli ultimi della “Prima Classe”) e da ex – studenti sempre più esperti giorno dopo giorno (come Jean e Scott) è amato e apprezzato da tutti i civili: ma quando, in una missione di salvataggio, Jean entra a contatto con delle radiazioni solari capaci di destabilizzare i suoi poteri, tutti gli equilibri interni al gruppo e alla scuola verranno spezzati, col dramma interiore di Jean che coinvolgerà non soltanto le persone a lei più vicine, ma l’intera società e la reputazione di tutti i mutanti esistenti, mettendo a rischio la convivenza pacifica tra questi e i cittadini che Xavier ha tanto agognato in questi anni.

RISORGERE DALLE CENERI

Il fulcro narrativo di X-Men: Dark Phoenix è il dramma interiore che Jean, esposta ad un insolito potere, si trova costretta ad affrontare. Incapace di controllare i suoi poteri, improvvisamente aumentati e sovraccaricati, il personaggio di Sophie Turner si trova a dover fare i conti nuovamente con la sensazione di essere un pericolo per gli altri (come da bambina lo era per la sua famiglia), una “bomba” fuori controllo pronta ad esplodere, e a distruggere indistintamente, da un momento all’altro. Questa nuova forza destabilizzante fa crollare tutte le convinzioni che, vivendo con Xavier, era faticosamente riuscita a raggiungere nel corso della sua vita, aprendo vecchie ferite e drammi inconsci mai pienamente elaborati. E al suo dramma esistenziale, che il regista Simon Kingberg ci presenta in maniera intensa ma mai troppo “cruda” sul grande schermo, non dandone comunque uno scioglimento definitivo (e come mai avrebbe potuto, se pensiamo che, nella vita di tutti i giorni,ogni esseri umano combatte contro se stesso facendo i conti con le proprie sofferenze interiori e i propri drammi?) si aggiunge quello degli altri mutanti, a loro volta instabili in un labile equilibrio conquistato con fatica.

La vera forza espressiva della pellicola sta, oltre che nella brillante presentazione narrativa (capace di legare perfettamente gli eventi della trama al travaglio interiore affrontato da Jean) nella rappresentazione di un sistema generale frammentario ma coeso, capace di esaltare alla perfezione ogni singolo personaggio inserito al suo interno, rendendo fresca e soddisfacente l’impostazione classica e stereotipata di base, ovvero il “buono” di turno tormentato diviso tra bene e male. E’ Jean ad essere stata destabilizzata da radiazioni solari, ma ognuno dei mutanti, insieme a lei, perde parte delle sue certezze e si ritrova a combattere, in una lotta più o meno difficile, contro parti di se stesso fino a quel momento mai del tutto affrontate. Non ci sono vincitori in questo scontro e, il finale, anche grazie a piccoli dettagli su cui si soffermano le inquadrature, ce lo conferma ampiamente, ricordandoci anche come, alla fine dei conti, la vera vittoria nella vita sia nel continuare a lottare e a sperare.

Avvolto in un travolgente marasma emotivo quasi da thriller psicologico, il tono (senza stranianti e ridicole battute fuori luogo inserite a forza…) non sfocia però mai nel “dark”: ciò che permette allo spettatore di immedesimarsi nelle vicende dei protagonisti, ed uscire dalla sala “catturato” con un pizzico di malinconia sullo stomaco, è l’emotività prettamente umana emanata dalla storia, dall’inizio alla fine, senza per questo rinunciare alla speranza nata proprio dalla sofferenza. E mentre l’industria dei cinecomics continua, in larga parte, a proporci storie avventurose ricche di sarcasmo o d’azione, una così ben fatta ed equilibrata presentazione psicologica degli eroi risulta quasi commovente, specie se aggiunta ad una realizzazione tecnica impeccabile, capace di esaltare sia visivamente che narrativamente (sottolineando le caratteristiche e i poteri di ogni singolo mutante all’interno delle lotte) quei beniamini che da decenni intrattengono generazioni con le loro storie fumettistiche. Dissolvendosi in cenere e da esse risorgendo, l’universo X-Men esce, da questa pellicola, più potente (a livello di sviluppo futuro) e innovativo che mai: e se sarà Marvel Cinematic Universe (come è quasi sicuro sia) che questo stile e intensità narrativa continui.

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