A distanza relativamente breve dal precedente Boschi Mai Visti – la nostra recensione QUICoconino Press dà alle stampe Il Mondo Moderno, seconda antologia firmata da Gipi uscita in anteprima per il Napoli COMICON dove lo stesso autore toscano è stato Magister.

Se Boschi Mai Visti raccoglieva il meglio della produzione breve di Gipi dal 1994 al 2003, in Il Mondo Moderno trova spazio invece la produzione che va dal 2003 al 2015 precedentemente apparsa su varie riviste nazionali e internazionali e mai ristampate in volume. Completano il volume due inediti assoluti intitolati Passavamo il tempo lì (2009) e No (2010).

Il Gipi che si affaccia agli inizi degli anni 2000 è già maturo e consapevole dei suoi nella misura in cui le sperimentazioni tecniche e tematiche della prima parte della sua carriera hanno lasciato il posto ad una capacità di sintesi grafica e tematica in cui si fondono l’esperienza del quotidiano, semi-biografica e della provincia, il noir e i grandi temi dell’attualità socio-politica.

Quanto detto in questa breve introduzione è testimoniata dalla prima storia del volume – Il Pugile – che Gipi ridisegna nel 2003 e in cui si rintraccia quel gusto per il noir già portante di Esterno Notte e che si ritrova poi in quella che è senza ombra di dubbio una delle migliori storie del volume, e dell’autore toscano in generale, ovvero Hanno Ritrovato la Macchina.

Con un occhio rivolto quindi sempre rivolto al quotidiano e all’introspezione – Due Funghi, Il Genio (una perla di grottesco e leggendario umorismo), Io, Te, il Demonio e La Magia Nera – Gipi inizia però anche a guardare ai grandi temi del dibattito socio-politico senza però rinunciare a quella cifra personale e umana.

Il razzismo sembra essere uno dei temi che più preoccupano l’autore pisano che lo filtra più volte attraverso lo sguardo di personaggi “comuni” come in L’Uomo con la Giacca Rossa, L’anno Nuovo, Come Sono Diventato Così, 2012 salvo poi trattarlo di petto nell’altra grande storia contenuta nel volume ovvero Dramma Marocchino in cui il dramma dell’immigrazione viene raccontato da un giovane che ripercorre le brutali tappe della sua traversata e in cui Gipi adotta uno stile lucido e razionale che lo avvicinano al graphic journalism.

Menzione d’onore meritano due storie in particolare. La sperimentale La Battaglia delle Ardenne in cui Gipi scrive una storia in compagnia di un ragazzo con problemi di disabilità mentali e in cui ci immergiamo in un processo creativo di due menti che si intrecciano in una voce particolarissima.

C’è poi la storia che dà il titolo al volume – Il Mondo Moderno – che con muta ironia descrive lo spaesamento dell’autore, ma anche di molti di noi, di fronte alle storture del mondo attuale.

I due inediti – Passavamo il tempo lì e No – incarnano invece sia l’anima più adolescenziale di Gipi, per il primo le tematiche ricordano quelle di Questa è la Stanza, che ancora una volta quella noir.

Altrettanto interessante nonché evidente è l’evoluzione grafica dell’autore il cui tratto ora è sicuro tanto da potersi permettere anche l’utilizzo di diversi registri – ora più stilizzati ora più concreti e “tradizionali” – mentre inizia quella sperimentazione sul colore che lo porterà inevitabilmente ad utilizzare con maestria la tecnica dell’acquerello di cui qui si intravedono i primi esperimenti affrancati, seppur mai del tutto, dalla lezione del maestro Mattotti.

Per quanto al suo interno vi convivano anime molto diverse eppure tutte riconducibili alla voce dell’autore, Il Mondo Moderno è una antologia ricca di spunti interessantissima compilata in maniera tale da costruire un percorso coinvolgente e mai banale. Un libro ovviamente consigliato ai fan di Gipi ma anche a coloro che per la prima volta si approcciano all’autore pisano e che magari l’hanno conosciuto per i suoi corti e che qui vi ritroveranno quella vena socio-politica e ironica ma anche sfaccettature noir e più personali.

Ottima l’edizione Coconino Press che dimostra non solo gran cura nella compilazione della antologia e in quella carto-tecnica – parliamo del classico brossurato con carta ruvida – ma inserisce anche una lunga post-fazione in cui lo stesso Gipi parla del suo personale blocco dello scrittore in maniera illuminante e ovviamente assolutamente in maniera non scontata.

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