La collana Punisher Collection propone materiale dedicato al celebre vigilante della Marvel realizzato in periodi diversi. Questa decima uscita è particolarmente interessante perché presenta i primi sette numeri di Punisher, prima collana regolare dedicata a Frank Castle, pubblicata nella seconda metà degli anni ottanta. Queste storie fecero discutere e non mancarono polemiche. Il personaggio, creato da Gerry Conway negli anni settanta nel corso della sua mitica run di Amazing Spider-Man, era sempre stato, d’altro canto, controverso.

I suoi metodi erano violenti ma non poteva essere messo sullo stesso piano dei cattivi, dal momento che uccideva solo criminali. In pratica, era un vigilante dalla moralità deviata e dubbia, troppo in anticipo sui tempi. Negli anni ottanta, tuttavia, l’ambiguità morale incominciò a dilagare nei comics, con antieroi come Wolverine ed Elektra che non potevano essere giudicati in base all’ormai obsoleta e ingenua distinzione buono/cattivo tipica della Silver Age. In tal senso, il Punitore si collocava bene nel nuovo contesto.

Dopo una miniserie che ottenne un buon successo, la Marvel decise, quindi, di dare il via a una testata regolare che incontrò subito i favori del pubblico e rese Frank uno dei personaggi più popolari della casa editrice. A Punisher vennero poi affiancati altri due mensili e varie iniziative collaterali. L’autore che la Marvel scelse per dare il via alla serie non era uno qualsiasi. Si trattava, infatti, di Mike Baron, messosi in luce con uno dei migliori fumetti indipendenti mai realizzati, Nexus, e che più o meno nello stesso periodo si occupava del mensile DC dedicato al terzo Flash, Wally West.

Con Wally e con Frank Castle dimostrò di essere decisamente provocatorio e, nel caso del Punitore, come ho già scritto, ci furono polemiche, non tanto per la violenza del protagonista. Consapevole della particolarità di Punisher, Baron lo inserì, infatti, in contesti narrativi crudamente realistici, ispirandosi a fatti di cronaca. Sebbene Frank si trovi ovviamente nel Marvel Universe, non ci sono apparizioni di supereroi e mancano gli elementi fantasiosi e immaginifici dei vari comic-book della casa editrice.

Il mondo di Frank è fatto di spacciatori, trafficanti di droga, maniaci, psicopatici, teppisti di strada e lui agisce in ambienti urbani squallidi, mutuati da certi film e telefilm polizieschi. Frank, ossessionato dall’uccisione dei suoi cari, decide di lottare contro il crimine, usando ogni mezzo, consapevole, comunque, del fatto che non riuscirà mai a debellarlo. Ha l’attitudine di un fanatico che rischia la vita coscientemente perché non ha nulla da perdere. L’umanità per lui è solo un lontano ricordo, distrutta in maniera definitiva dopo l’uccisione della moglie e dei figli.

Nei primi numeri di Punisher Baron chiarisce subito questo dettaglio, scrivendo testi e dialoghi adulti e intensi, di impostazione hard-boiled. Le storie sono narrate in prima persona dallo stesso Frank e il lettore è quindi inserito nella mente di un lucido e freddo assassino. L’effetto è spiazzante e inquietante, ma conferisce fascino torbido alle vicende ideate da Baron.

In principio Castle affronta un’organizzazione responsabile di un ampio traffico di droga e qui Baron evidenzia la corruzione dilagante in America che non coinvolge solo gli ambienti malfamati ma pure l’alta società. Nel n. 4 fa esordire Microchip, assistente di Frank, destinato a giocare per molto tempo un ruolo importante, e nel n. 5 appare l’inquietante Reverendo, folle leader di una setta, un misto di Charles Manson e David Koresh che consente a Baron di affrontare il tema scottante dei movimenti pseudo religiosi coinvolti in attività losche. Nei nn. 6/7, invece, con sorprendente anticipo sui tempi, si occupa del pericolo rappresentato dal fondamentalismo islamico e dal terrorismo a esso collegato.

Gli episodi sono di ottima qualità e un buon esempio di realismo Marvel, davvero inusuali per l’epoca. Baron, scrittore non allineato al conformismo politicamente corretto e ai dettami del pensiero progressista, espone i suoi punti di vista senza problemi, incurante delle critiche che giunsero persino da ambiti extra-fumettistici (alcuni giornali arrivarono addirittura a parlare di fascismo). Malgrado il successo di Punisher, la Marvel, spaventata dalle critiche, allontanò Baron e gli autori che lo sostituirono scelsero un approccio più edulcorato e meno politicizzato. Ma questo è un altro discorso.

I disegni dei primi cinque numeri sono di Klaus Janson, storico collaboratore di Frank Miller su Daredevil e Dark Knight Return, che ha uno stile grezzo e aggressivo, non esente, ovviamente, da influenze milleriane, ed è adatto alle atmosfere cupe delle trame. Le inquadrature hanno un’impostazione cinematografica e risultano efficaci e inoltre le matite sono valorizzate da splendidi chiaroscuri, degni di un noir. I restanti episodi sono, invece, illustrati da David Ross, dal tratto più convenzionale e freddo di quello di Janson. In ogni caso, svolge un buon lavoro e rende giustizia allo script.

Il volume ha il merito di presentare storie non banali che potranno piacere ai fan del Punitore ma anche a coloro che amano fumetti d’azione, non privi, però, di maturità e profondità. Da provare.

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