Vi è piaciuto il serial Netflix di Daredevil? Allora non potete perdere l’albo che l’ha ispirato, scritto dal leggendario Frank Miller e disegnato dal bravo John Romita Jr.! Non perdete la rivisitazione moderna delle origini del Diavolo Rosso!

La serie Netflix di Daredevil è stata giustamente acclamata dalla critica e dal pubblico. Molti sono stati favorevolmente colpiti dalla sua atmosfera adulta e inquietante e dalla profondità psicologica di Matt Murdock, Karen Page e Kingpin. I responsabili si sono avvicinati al fumetto con serietà e rispetto e hanno avuto il merito di tenere presente la versione di Daredevil impostata da autori del calibro di Frank Miller, Ann Nocenti e Brian Michael Bendis, giusto per citarne alcuni.

Le origini dell’eroe cieco sono state ispirate alla rilettura in chiave moderna che fece, appunto, il grande Frank Miller. L’autore del Maryland, come tutti sanno, si era reso responsabile negli anni ottanta di una lunga e rivoluzionaria run di Devil passata alla storia dei comics; in seguito aveva firmato l’incredibile Born Again e si era occupato ancora di Matt Murdock con la graphic novel Love & War e, indirettamente, con alcune opere dedicate alla ninja Elektra.

Nel 1993, tuttavia, Miller sentì di non aver ancora concluso il discorso con Devil e chiese alla Marvel di realizzare una miniserie sulle origini del giustiziere. La casa editrice accettò con entusiasmo la proposta e Frank fece un’operazione per certi versi simile a quella di Batman Year One: raccontare, cioè, gli esordi dell’eroe, approfondendone le motivazioni e inserendo ulteriori elementi narrativi con uno stile più adulto, maturo e al passo con i tempi.

Anche in questo caso, Matt perde la vista dopo essere stato investito da un camion che trasportava materiale radioattivo e sviluppa il suo senso radar. Miller rispetta, quindi, le premesse originarie di Stan Lee. Inserisce, però, sin dal principio Stick, il ninja cieco che insegnerà a Murdock varie tecniche di combattimento. Modifica, tuttavia, alcuni importanti dettagli. Per esempio, Jack, il padre pugile di Matt, è meno idealista ed edulcorato della versione classica. Non è un uomo onesto e ha diverse colpe da nascondere.

Il gangster Fixer, d’altro canto, è sì il responsabile della morte di Jack ma è anche al soldo di Kingpin che, nella versione milleriana, è quindi sin dall’inizio la nemesi per eccellenza del Diavolo Rosso. Per giunta, Matt combatte il crimine già nel periodo in cui è uno studente e non usa il costume che lo renderà celebre, limitandosi a indossare una fascia nera che gli copre gli occhi, proprio come accade nella serie televisiva della Netflix. C’è pure suor Maggie, la madre di Matt, e in tal modo Miller cerca, riuscendoci pienamente, di coniugare gli elementi classici con quelli contemporanei.

Testi e dialoghi hanno l’impostazione hard-boiled e da noir tipica di Miller e bisogna ammettere che Man Without Fear è uno dei suoi migliori esiti creativi. I disegni sono dell’ottimo John Romita Jr. che prova da un lato ad avvicinarsi all’impostazione milleriana e dall’altro a rimanere fedele al tradizionale Marvel style. Il tratto è ruvido, grezzo, sporco, perfetto per una vicenda a forti tinte come questa. Il dinamismo delle scene d’azione è innegabile e nei primi piani John dimostra di essere suggestivo. Basti pensare alla drammatica e scioccante inquadratura del giovane Matt con gli occhi coperti dalle medicazioni per rendersene conto.

Come, però, ho già rilevato per altri albi della collana Marvel Legends, c’è un difetto: la storia è solo il primo capitolo (nel caso specifico, di quattro) e non si conclude con questo episodio. Chi ha voglia, quindi, di leggere il seguito sarà costretto a recuperare altre edizioni. L’albo include, inoltre, una placca metallizzata da collezione che rappresenta la copertina originale. In ogni caso, abbiamo comunque a che fare con un lavoro di grande qualità.

 

 

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