Spugna rimette mano al suo The Rust Kingdom con uno spin-off incentrato sugli gnomi mantenendo inalterata la carica sovversiva e violenta dell’opera principale.

The Rust Kingdom di Spugna rimane, a detta di chi vi scrive, uno dei libri più belli prodotti in Italia negli ultimi 10 anni. La sua carica sovversiva e la sintesi del tratto fra illustrazione, scuole indipendenti americane e non e il manga – per intenti e struttura – erano sottesi ad una storia tanto semplice quanto devastante nel suo impianto narrativo che si risolveva in una lotta infinita, in una ricerca spasmodica di vendetta per qualcosa di tanto concreto quanto evanescente nel suo circolo che si autoalimentava in maniera drammatica.

A distanza di qualche anno Spugna rimette mano a quell’universo, a quella landa desolata infestata da vermi e barbari deformi con Gnomicide – A Rust Kingdom Tale ovvero uno spin-off con protagonisti gli gnomi.

Un villaggio è stato preso d’assalto da mostri a forma di giganteschi “vermi” dalle bocche adornate da denti aguzzi che usano gli gnomi come ospiti per riprodursi; tocca ad un manipolo di sopravvissuti cercare di scacciare i parassiti ma il loro assalto sarà tutt’altro che scevro di sacrifici. In una grotta infatti si troveranno faccia a faccia con la loro regina e proprio quando la vittoria sarà ad un passo, quelli che sembravano abomini della natura rivelano la loro natura vera natura.

Quando la disperazione prende prepotentemente il sopravvento nei sopravvissuti, da un buco nel terreno emerge uno spadaccino senza nome. Eccolo, ancora una volta, quel circolo che si ripete e sembra non poter essere spezzato in alcun modo ma anzi sottomette tutti e tutto in una spirale di violenza.

Per capire a fondo Gnomicide – A Rust Kingdom Tale bisogna partire dalla sua caratteristica principale. Si tratta infatti di un libro “muto” – privo di dialoghi – se si escludono quelli intelligibili fra gli gnomi.

Questa caratteristica è la chiave di lettura fondamentale per questo spin-off che si muove sugli stessi binari dell’opera principale – per tematiche, ambientazione, impostazione e soprattutto per influenze, qui evidenti quelle dei seminali Alien e Aliens piegati in salsa “fantasy”  – ma serve anche all’autore per sperimentare e mostrare fino a che punto la sua ricerca stilistica è arrivata.

Spugna lavora fortissimo sulla narrazione per immagini e sulla costruzione della tavola – nello specifico nella consequenzialità delle pagine e sulla cineticità all’interno delle singole secondo il principio di solidarietà iconica – che viene quindi spogliata dell’orpello della verbalità sdoppiandosi da un lato nella plasticità dei movimenti durante le scene d’azione e dall’altra nella ricerca di comunicazione attraverso le espressioni e la prossemica delle figure – gnomiche o mostruose che siano.

Così come The Rust Kingdom anche Gnomicide – A Rust Kingdom Tale nasconde, dietro una concitata linearità, una importante inferenza di senso che nell’opera principale era data da un fortissimo impianto narrativo-strutturale mentre qui è tutta votata all’immagine e alla sua funziona narratologica primordiale.

Attenzione però non si tratta di un semplice esercizio di stile dell’autore piuttosto il tentativo, riuscito, di sintesi in seno ad uno stile ormai riconoscibile.

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