Ciao Stan! – l’ultimo saluto al Sorridente

Pubblicato il 13 Novembre 2018 alle 11:30

Il leggendario architetto dell’Universo Marvel si è spento ieri a 95 anni.

Caro Stan,
non è facile scriverti questa lettera.

Tu, ovviamente, non mi conosci ma io, come tantissime altre persone, conosco te. Ho visto per la prima volta il tuo nome nei lontani anni settanta, in un albo di una casa editrice, l’Editoriale Corno, che proponeva le storie di un ragazzo timido e ingenuo morso da un ragno radioattivo che, dopo aver indossato un costume da lui stesso ideato, si faceva chiamare Uomo Ragno. In quel frangente, compresi che eri tu a scriverne le storie. Ti facevi chiamare The Man e mi dissi: ‘Caspita, questo Uomo, questo Stan Lee ha una fantasia sfrenata!’. E fu solo l’inizio perché poi scoprii che avevi creato altri straordinari personaggi, insieme a due disegnatori di immenso talento, Jack Kirby e Steve Ditko.

Incuriosito, approfondii l’argomento e fu così che, oltre all’Uomo Ragno, lessi di un Maestro delle Arti Mistiche che era abile nell’uso della magia, e poi di un avvocato cieco che si vestiva da diavolo e combatteva il crimine comportandosi da scavezzacollo, e poi di uno strano extraterrestre, triste e malinconico, che addirittura volava su una tavola da surf. E le cose non si fermarono lì perché in seguito arrivarono in Italia quattro strani individui dotati di super poteri che vivevano in un grattacielo e un medico claudicante che batteva un bastone sul terreno e si trasformava in un potentissimo dio nordico… e il discorso non si concluse certo qui e, grazie a te, venni coinvolto da uno straordinario universo narrativo di cui tu gettasti le basi.

Senza che all’epoca me ne rendessi pienamente conto, mi cambiasti la vita. Non solo mi facesti capire le potenzialità di quella forma espressiva chiamata fumetto ma forgiasti la mia immaginazione. Mi attaccasti una febbre, quella dei supereroi, e da allora non sono più guarito. In un certo qual modo, gli anni dell’infanzia e anche dell’adolescenza furono caratterizzati e plasmati dal tuo impulso creativo. Tu mi facesti comprendere, per esempio, che un eroe può essere l’uomo qualunque, la persona che potremmo incontrare tutti i giorni, l’amico, il collega, il vicino di casa. Che il valore di un eroe, la sua essenza, non risiede tanto nei super poteri o nella capacità di vincere l’avversario di turno, ma nella sua rettitudine, nel suo coraggio, nella sua abnegazione, nella sua capacità di non arrendersi mai di fronte alle avversità. Forse anticipasti David Bowie che cantava ‘tutti possono essere eroi, anche solo per un giorno’.

Tu questo l’avevi senz’altro compreso prima del Duca Bianco e hai avuto la capacità di esprimere questo concetto avendo pure il coraggio di affrontare problemi e tematiche importanti che nei magici anni sessanta, quando ti rendesti responsabile della rivoluzione Marvel, coinvolsero la società americana e in generale occidentale. Sei stato tu a farmi riflettere sugli orrori del razzismo e della guerra quando, insieme a Big John Buscema, realizzavi episodi memorabili di Silver Surfer. Sei stato sempre tu ad avvisarmi dei pericoli delle droghe quando lessi i celebrati ‘drug issues’ di Amazing Spider-Man.

Inoltre, un altro tuo grande merito fu quello di farmi capire che gli eroi erano, innanzitutto, esseri umani. Non erano alieni venuti da un pianeta distrutto, invincibili e inavvicinabili, o ricchi playboy che vivevano in una villa principesca. Eh, no, i tuoi eroi erano come noi: avevano problemi di scuola, problemi con le ragazze, problemi di cuore, problemi di tutti i tipi. Non per nulla erano supereroi con super problemi. E quanto fu importante questa formula, quanto fu geniale, quanto innovativa!

Insomma, che dire? Io, e tanti altri lettori sparsi in tutto il mondo, ti dobbiamo questo e altro e saremo sempre in debito con te. Nel corso degli anni, sei entrato nel mito, specialmente quando hai smesso di scrivere e sei diventato semplicemente Stan The Man. Ma il tuo spirito era sempre presente, con la mitica dicitura Stan Lee Presents nella prima pagina di ogni albo Marvel. Sul tuo conto ne hanno dette tante. Chissà davvero cosa c’era di vero o di falso in quelle affermazioni. Forse non hai davvero inventato tutto tu, come sosteneva qualcuno. Forse non sei stato un santo (ma mi chiedo: chi è davvero un santo? Siamo tutti esseri umani e, in quanto tali, imperfetti e fallibili).

Ma vuoi sapere una cosa? A me non importa nulla. A me basta ragionare su tutto ciò che ci hai donato. Sul mondo straordinario che hai contribuito a forgiare e che tuttora entusiasma e appassiona milioni di persone, anche al di fuori dell’ambiente fumettistico. La cosa importante è questa. Non certo le polemiche.

Adesso non ci sei più. Non in questo piano terreno. Ma, in realtà, per me tu esisti ancora. Esisterai ogni volta che aprirò un albo Marvel. La tua essenza, la tua anima, la tua visione impregneranno le pagine di ogni mensile della Casa delle Idee. E noi lettori le percepiremo e continueremo a sentirti vicino perché sei e sarai per sempre uno di noi.
Adesso mi piace immaginarti in una dimensione più elevata, magari accanto a Jack e a Steve, e probabilmente non state più rimuginando sui vecchi contrasti. Scommetto che stai pensando a qualche altro straordinario personaggio e starai dicendo a Jack e a Steve come illustrarlo. E gli angeli e le anime che si trovano lassù avranno modo di scoprire la poesia della tua immaginazione e diventeranno Marvel Zombies delle regioni celesti.

Ecco, era mio dovere scriverti questo.

Grazie di tutto.

Ciao, Stan.

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