Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald di David Yates | Recensione

Pubblicato il 12 Novembre 2018 alle 11:00

J.K.Rowling dimostra di essere abilissima con la penna anche in sceneggiatura e continua a espandere in modi avvincenti il Wizarding World, facendo evolvere in maniera anche inaspettata i protagonisti, che sono adulti ma devono ancora imparare a stare al mondo, tanto quello magico quanto quello babbano.

Quando fu annunciato uno spin-off prequel di Harry Potter, ambientato negli anni ’20 e dedicato a raccontare come Newt Scamander avesse scritto il libro di testo Animali Fantastici e Dove Trovarli, più di qualche fan storse il naso perché sembrava la solita mera strategia di marketing per non abbandonare una saga redditizia. Poi, via via che il casting con in testa Eddie Redmayne veniva fatto e soprattutto all’annuncio che i capitoli sarebbero stati cinque e non una semplice trilogia, l’abilità di storyteller di J.K. Rowling ha fatto di nuovo breccia anche nel cuore del fan più duro e puro, pronto a ritornare nel Wizarding World che tanto aveva amato.

Wizarding World che oramai è un brand e campeggia con tanto di logo Marvel style all’inizio del secondo capitolo, che ha il sottotitolo “I Crimini di Grindelwald”, lo smascherato stregone alla fine del primo capitol con il volto – ossigenato e super truccato – di Johnny Depp. J.K. Rowling, dicevamo, in questa nuova avventura dimostra di essere una storyteller estremamente consapevole del proprio universo. Dopo la presentazione dei personaggi e del mondo newyorchese in Animali Fantastici e dove trovarli, questo secondo capitolo fa entrare molto di più nel medias res della storia. Si tratta di un film ricchissimo, pieno di nuovi personaggi e di sottotrame, a cui si fa anche fatica a stare dietro a volte, volte ad arricchire l’universo che già gli spettatori conoscono ma soprattutto a creare un’intera nuova maxi-storyline che attraversi tanto il mondo magico quanto quello babbano.

La Rowling osa in questo secondo capitolo cambiando le carte in tavole e ponendo l’evoluzione dei personaggi al centro della storia: a ognuno di loro accadranno molti avvenimenti e non mancheranno dei risvolti tanto inaspettati quanto azzeccati, se si guarda al possibile quadro generale dei cinque film.

Il tema della diversità trova nuova linfa e approfondimento in questo capitolo e l’ambientazione maggiormente parigina ma comunque distribuita anche fra New York e Londra, fa quasi sembrare di essere in una spy story in salsa magica, con tanto di inseguimenti a bordo di carrozze magiche durante il trasferimento di un prigioniero da un carcere ad un altro.

Grindelwald è il nemico ante litteram rispetto a Voldemort, che è stato sicuramente uno dei più riusciti della storia del cinema, e le similitudini fra i due sono evidenti; in primis il volere la supremazia dei maghi purosangue. Solo che Grindelwald non disprezza i babbani ma li vuole usare come forza lavoro e vuole comandare non solo il mondo magico, ma anche quello babbano, e qui si palesa la minaccia più grande e rilevante. D’altronde è proprio il mago che ha una relazione complessa con Albus Silente – un Jude Law sornione che appare molto meno di quanto ci si potesse aspettare, ed è un bene poiché lui è il motore ma non il perno di questa storia – ad aver ispirato le azioni del futuro nemico di Harry Potter, insieme alla sua sete di potere.

Gli Animali Fantastici del titolo non sono una mera scusa della precedente “origin story”, ma continuano a dimostrarsi compagni indispensabili per Newt – gli unici di cui si fidi, insieme a Jacob, Tina e Queenie. Sono i “mostri” che lo aiutano nel momento del bisogno e gli indicano la strada. Molte nuove specie vengono mostrate in questo capitolo e anche il fan più accanito potrebbe rischiare di perdersi in questo marasma ma è giusto anche andare oltre l’intrattenimento, senza tradirlo, e costruire un universo stratificato. Bisogna poi ricordare che rispetto ai film di Harry Potter si ha questa impressione poiché c’erano dei libri di partenza da cui si attingeva la materia, che però rimaneva molto più approfondita su carta, mentre qui è tutto in mano alla sceneggiatura della Rowling e alla regia di David Yates, oramai confermatissimo. La prima non mette mai dialoghi scontati in bocca ai propri personaggi, mentre il secondo non brilla per invettive particolari eppure riesce a regalare sequenze memorabili soprattutto quando si tratta di azione magica.

Tra i difetti del film, oltre alle forse marasmatiche trame e sottotrame di cui sopra, è l’eccessivo uso dei flashback quasi a voler strizzare continuamente l’occhio ai fan in modo ruffiano per mostrare qualcosa che già conoscono ma va approfondito, oppure il farli tornare tra i corridoi e le aule di Hogwarts e incontrando di sfuggita personaggi memorabili. Tra le new entry è Zoe Kravitz a rubare la scena nei panni di Leta Lestrange, un personaggio solamente nominato nel primo film (“She’s a taker, you need a giver”) e qui centralissima per lo sviluppo non solo della storia ma anche di Newt stesso. Ma sono difetti che possiamo perdonare alla Rowling, visto che questo film dà più che togliere.

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