Overlord di Julius Avery | Recensione

Pubblicato il 10 Novembre 2018 alle 15:00

Arriva in Italia Overlord, il nuovo film prodotto da J.J. Abrams e diretto dal promettente Julius Avery.

A differenza del recente Outlaw King – Il Re Fuorilegge, film Netflix uscito questa settimana e diretto da un David Mackenzie particolarmente indeciso e che non sa se buttarsi totalmente nel commerciale o abbracciare senza remore le proprie (esagerate) ambizioni art house, il quasi-esordiente Julius Avery con la sua seconda opera Overlord sa esattamente in quali territori paracadutarsi. Non solo quelli della Francia occupata dall’esercito nazista nelle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, ma soprattutto quelli del cinema d’incasso, quello del divertissement puro e semplice, quello dove un manipolo di soldati americani scoprono un laboratorio nazista dove vengono creati dei mostri.

In produzione J.J. Abrams, che si scrive come già sapete ma che si legge “garanzia”: il regista, sceneggiatore e produttore tiene le redini del progetto, stringe la cinghia del budget (poco più di $30 milioni, non proprio pochi ma sicuramente neanche tanti considerata la media hollywoodiana) e fa lavorare la fantasia di quello che, dopo il buon esordio con il thriller Son of a Gun (2014, con Ewan McGregor e Alicia Vikander, recuperatelo mi raccomando) si impone a tutti gli effetti come nuovo astro nascente: Avery, col campo da gioco messo a disposizione da Abrams, si diverte e fa divertire con uno war-movie contaminato da varie forme di horror, dallo splatter alla Peter Jackson al body cronenbergeriano, con uno splendido e risicato uso di CGI ad arricchire gli effetti pratici disgustosi stile John Carpenter.

Francia, ultimi scampoli di Seconda Guerra Mondiale. Mancano poche ore allo sbarco in Normandia ma la spiaggia è fortificata dalla contraerea nemica, quindi una prima ondata di soldati americani viene spedita dietro le linee nemiche per abbattere una torre radio e mandare in tilt le comunicazioni naziste. Come in Salvate Il Soldato Ryan (ma su un aereo, e non su una nave) il primo assaggio di guerra per i protagonisti sarà durissimo e sanguinoso, ma a differenza del film di Steven Spielberg il viaggio dei nostri non sarà verso la speranza ma in direzione di un vero e proprio incubo: più si spingeranno nell’entroterra francese, più scopriranno inquietanti misteri circa un laboratorio segreto nel quale i nazisti starebbero conducendo terribili esperimenti.

Un po’ Bastardi Senza Gloria e un po’ Re-Animator di Stuart Gordon (basato nientemeno che su un soggetto di H.P. Lovecraft), Overlord sa flirtare coi diversi generi cui si ispira e filtrare da essi tutto ciò di cui ha bisogno per allestire un prodotto compatto, dal ritmo forsennato e dal feeling ben distinguibile, destinato a diventare un cult. La caratterizzazione dei personaggi rimane superficiale, come nella tradizione degli ottimi b-movie in cui tutto procede in orizzontale e niente deve impedire alla trama di proseguire per arrivare il più concitatamente possibile da a a b.

Conosciamo bene l’amore di Abrams per Spielberg, ma qui la famosa Spielberg-face (l’espressione di stupore magico che a un certo punto coinvolge ogni muscolo facciale del personaggio) viene convertita in chiave horror, e funziona allo stesso modo. Sangue, budella, colonne vertebrali, ossa spaccate, carcasse di sciacalli, teste parlanti, facce maciullate, infiltrazioni in covi nazisti in stile Indiana Jones (col senso di pericolo subliminale rappresentato dal colore della pelle del protagonista, che non potrà semplicemente rubare un abito nazista per mimetizzarsi fra i nemici come faceva Harrison Ford) e persone appese ai ganci come in Frontiers di Xavier Gens (siamo in Francia del resto, gli horror francesi non potevano certo mancare), il tutto mentre ci si spara e le bombe esplodono.

A volte si può pretendere di più. Altre volte bisogna solo apprezzare quel che viene confezionato per noi, e soprattutto la cura usata per infiocchettarlo.

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