Roberto Recchioni e Andrea Accardi ritornano nell’epoca Tokugawa per una nuova avventura di Ichi e dei suoi “discepoli”.

Le Storie sono state negli ultimi anni una delle intuizioni editoriali più felici ma anche meno incensate della SBE. Un calderone in cui sono nate alcuni dei successi più recenti della casa editrice di Tex e Dylan Dog, basti pensare a Mercurio Loi o a storie auto-conclusive come Lavennder di Giacomo Bevilacqua.

Fra questi piccoli e grandi gioielli, nel 2012, Roberto Recchioni e Andrea Accardi tentarono un “esperimento” con La Redenzione del Samurai ovvero una storia ambientata nel Giappone Feudale, ambientazione affascinante ma abbastanza insolita per gli standard della casa editrice. L’albo ebbe una notevole risonanza e qualche mese dopo arrivo un seguito intitolato I Fiori del Massacro.

Cambia il formato – il classico albo Bonelli ha ceduto il passo ad un volume cartonato – ma non la sostanza e il duo Recchioni/Accardi ritorna nel Giappone feudale del XVII secolo per narrarci una nuova impresa di Ichi con Chanbara – Il Lampo e il Tuono.

Il volume inizia in maniera fulminante, perdonate il gioco di parole, il Viandante Cieco sfida su una spiaggia Ryu Murasaki, il Diavolo Bianco, uno spietato ronin assetato di sangue che sta lasciando una scia di sangue dietro di sé seminando panico e terrore.

Ma, per quanto abile, Ichi questa volta soccombe sotto i colpi del ronin. Molti mesi dopo, una volta ristabilitosi, Ichi decide di mettere insieme un gruppo di spadaccini in grado di contrastare il regno di terrore del Diavolo Bianco. Il primo ad essere reclutato è il giovane Tetsuo – il protagonista de La Redenzione del Samurai – seguito a ruota dalla bella e letale Jun – la protagonista de I Fiori del Massacro – e il gruppo così assortito si dirige verso un villaggio per reclutare il mastodontico, ma rissoso, Daisuke Nagata detto Raiju, la Bestia Tonante.

Pur non senza difficoltà quest’ultimo reclutamento va a buon fine e il gruppo inizia la sua caccia ma Ichi non è l’unico ad essersi riorganizzato; il Diavolo Bianco ha creato una “scuola di spada” ovvero una banda di assassini prezzolati detti Uomini Vuoti.

Ichi e il suo gruppo dovranno quindi affrontarne l’avanguardia, I Corvi, ma la via per la vendetta sarà lunga e tortuosa.

La bellezza di Chanbara – Il Lampo e il Tuono sta tutta nella sua eleganza formale.

Roberto Recchioni, nella corposa post-fazione che arricchisce il volume, lo dice chiaramente: questa storia è esattamente quello che è, una storia ispirata dai generi jidai-geki (le opere storiche giapponesi
ambientate nel Giappone feudale) e del chanbara (le storie basate sul combattimento con le spade).

Ecco quindi che tutte le influenze dell’autore, e del genere stesso, si mescolano in una storia semplice ma tagliente. Semplice perché l’apparato narrativo è diretto e lineare – presentazione del cattivo, protagonista che recluta i “comprimari” con annesso approfondimento delle loro motivazioni e primo “prova” contro gli antagonisti – tagliente perché, fornendo un background riconoscibile e familiare, l’autore può attaccare i temi cardine del genere stesso.

Pur essendo di fatto il “primo capitolo” di una saga tutta nuova, ne Il Lampo e il Tuono Recchioni gioca subito con due temi fondamentali: l’onore e l’idea stessa di azione etica svuotata di qualsiasi implicazione morale da un lato e le conseguenze che questa può portare sui protagonisti – come suggerirà Ichi a fine volume.

Soprattutto la prima istanza è fondante nell’apparato narrativo del volume. Non vi è una vera motivazione per cui Ichi e i suoi debbano fermare il Diavolo Bianco se non quella di contrapporsi all’ondata di terrore scatenata dal ronin.

In un momento storico come questo – fra post-verità e ambiguità morale – l’idea di raccontare questo tipo di storia è sicuramente coraggioso. Recchioni quindi – inconsciamente e trasversalmente forse – fa quadrato intorno ai temi a cui si era dedicato negli ultimi tempi – basti vedere il libro realizzato per Feltrinelli Comics, La Fine della Ragione – con un impianto narrativo che si avvicina molto a quello de Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah in un cortocircuito, sempre sottolineato dallo stesso autore nella sua post-fazione, fra samurai e cowboy.

Per parlare dell’apporto grafico di Andrea Accardi bisogna tornare a quella eleganza formale citata poco sopra.

Il disegnatore fa sue le influenze dei grandi del manga, e non solo, che hanno trasposto su carta questo genere come Kazuo Koike e Gōseki Kojima e soprattutto Sanpei Shirato, “sporcando” il suo tratto con una maggiore attenzione al tratteggio più che al segno stesso in una plasticità che ricorda l’immediatezza di certe opere degli anni ’70 anziché la precisione e ricercatezza di quelle più recenti.

Non si tratta però di un mero lavoro di mimesi piuttosto di dimostrare, ancora una volta, come si possano rileggere certe influenze in maniera efficace e personale. In tal senso Accardi gioca con la costruzione della tavola sempre ordinatissima che però giocando con la grandezza dei riquadri contribuisce ora ad accrescere la tensione ora la cineticità delle scene.

Solito, ottimo lavoro di Accardi che si conferma uno dei disegnatori più “intelligenti” del panorama nostrano.

Chanbara – Il Lampo e il Tuono è un volume che si lascia leggere con la stessa facilità con cui sottende temi tanto familiari quanto forti. In attesa dei successivi capitoli , Il Lampo e il Tuono è un eccellente ritorno al Giappone feudale targato Recchioni/Accardi.

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