Zanna Bianca di Alexandre Espigares | Recensione

Pubblicato il 22 Ottobre 2018 alle 15:00

Arriva in Italia Zanna Bianca di Alexandre Espigares, primo lungometraggio animato dedicato al celebre personaggio letterario creato da Jack London.

Questa settimana non c’è solo Bradley Cooper col suo A Star Is Born a proporre al pubblico italiano un bellissimo remake da un soggetto già visto tantissime volte in passato, ma anche il francese Alexandre Espigares, che con la sua versione di Zanna Bianca realizza l’ennesima opera cinematografica ispirata all’omonimo e celeberrimo romanzo dello scrittore statunitense Jack London, la prima in versione da lungometraggio animato.

E forse anche in questo caso, come nel film di Cooper, siamo di fronte alla migliore versione possibile di questa storia: ci ha provato il nostro Lucio Fulci addirittura insieme a Franco Nero (per due volte per giunta, con Zanna Bianca nel ’73 e il suo sequel diretto Il Ritorno di Zanna Bianca del ’74), lo ha fatto Ethan Hawke (protagonista nel ’91 di Zanna Bianca – Un Piccolo Grande Lupo di Randal Kleiser) e prima di tutti questa storia l’aveva già raccontata il russo Aleksandr Zguridi (1946) e lo statunitense David Butler (1936) , ma è Espigares (vincitore dell’Oscar per il miglior cortometraggio nel 2014 con lo splendido steampunk Mr. Hublot) che per primo riesce a cogliere davvero nel segno, centrando in pieno la virilità del testo di London, il cui stile secco e senza ghirigori aveva saputo mettere su carta la disinteressata brutalità della natura, che non è né malvagia né benevola ma semplicemente è quello che è.

Questo film prova a fare lo stesso, riuscendoci per la maggior parte del tempo, sfruttando molto più volentieri le immagini piuttosto che i dialoghi e usando la voce narrante con una precisione impeccabile, ma senza servirsene per sostituire quello che le inquadrature stanno già mostrando (vale a dire l’unico modo sensato che il  cinema ha di ricorrere alla tecnica della voce narrante).

La storia, per chi non la conoscesse, è ambientata negli ultimi anni del ‘800 e racconta la vita di lupo con un quarto di sangue di cane nelle vene che, nonostante il suo coraggio, sarà testimone e vittima della crudeltà dell’uomo. Dopo essere cresciuto nelle meravigliose ed ostili terre innevate del Grande Nord, Zanna Bianca passa dalla vita del branco a quella della tribù indiana guidata da Castoro Grigio, che lo accoglie e lo protegge e nella quale dovrà imparare a relazionarsi con gli altri cani. Da qui però finirà nelle mani di uomo crudele, che farà di lui un cane da combattimento.

Espigares è bravo ad imitare London quando serve, cioè nello stile, cambiando però il punto di vista della narrazione dagli animali agli uomini (il romanzo originale era dal punto di vista dei primi, ma Espigares rinuncia all’antropomorfismo) per renderla più efficace a livello cinematografico. La CGI, che si finge 2D e ricorda molto quella utilizzata nelle avventure grafiche di TellTale Games, rende rarefatto e poetico il racconto, arricchendolo con immagini evocative dallo stile pittorico che ben si adattano alle atmosfere da favola della narrazione.

Soprattutto è apprezzabile la personalità ben distinta che il regista è stato in grado di imprimere in un’opera adattata per il cinema innumerevoli volte e che da oggi ha una nuova veste, non solo più bella ma anche più efficace.

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