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Dylan Dog 384 – La macchina che non voleva morire | Recensione

Claudia Padalino 31/08/2018

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Altro che maggiolino tutto matto, stavolta a Dylan tocca vedersela con un maggiolone impazzito!

Di nemici in carne e ossa, il nostro amichevole indagatore dell’incubo di quartiere ne ha dovuti affrontare tanti. Così come ne ha incontrati molti immateriali: fantasmi, anime, sogni e incubi. Poche sono state le volte in cui gli oggetti gli si sono rivoltati contro, ancora meno oggetti a cui lo stesso Dylan Dog è affezionato.

In “La macchina che non voleva morire” il protagonista è il nostro adorato maggiolone bianco e nero, targato DYD666. Compagno di centinaia di avventure fin dai primissimi numeri, l’automobile tanto cara subisce i cambiamenti della nostra epoca: il suo motore è talmente inquinante che non può più circolare, pena il ritiro del mezzo e della patente. Dylan si vede quindi costretto ad adottare misure drastiche: vendere l’auto e acquistarne una più eco-friendly. Ma chi mai vorrebbe un maggiolone creato con i pezzi di più macchine, da non suscitare neanche l’interesse dei collezionisti meno informati? Su internet si palesano due persone interessati: uno disposto a scambiarlo per dei tappi di bottiglia e un altro che vuole comprarlo alla modica cifra di una sterlina. Dylan accetta a malincuore l’offerta di quest’ultimo, tale signor Willman. Il giorno dopo aver consegnato a malincuore l’auto a Willman, alla porta di Craven Road 7 “bussa” il maggiolone, tornato non si sa come alla base. Nel frattempo, Rania e Carpenter indagano a una serie di omicidi senza alcun legame tra di loro, tranne uno: Dylan Dog.

UNA SOLA ANIMA

Gigi Simeoni torna come sceneggiatore per la terza volta nel 2018 sulle pagine della serie regolare. Dopo “essere stato disegnato” dai grandi nomi di Dylan Dog come Giovanni Freghieri e Bruno Brindisi, ora Simeoni è affiancato al milanese Sergio Gerasi, già conosciuto per alcuni albi della serie regolare (come “Gli spiriti custodi” e “Remington house”). La trama fa nascere un groppo in gola agli affezionati di Dylan, dato che il maggiolone inquinante sta per salutare tutti i lettori e si avvia verso il viale del tramonto. Qui Simeoni va oltre il semplice concetto della macchina vista come oggetto: nel tempo, il maggiolone assume un’identità basata principalmente sui ricordi e sulle avventure vissute da Dylan, Groucho, Bloch e tutte le donne che si sono sedute sui suoi sedili. Un’identità che si sviluppa basandosi sul concetto di animismo: la macchina possiede un’anima ben definita, che crea una forza tale da renderla imprescindibile dal suo proprietario/autista. I disegni di Gerasi, che descrivono perfettamente espressioni di rabbia, sconforto e tristezza, sono perfetti per dare anima e sentimenti anche a un oggetto inanimato come l’automobile.

La copertina di questo mese, a opera dell’immancabile Gigi Cavenago, richiama subito alla mente la locandina del film che vede come protagonista una delle macchine assassine più famose dell’immaginario letterario e cinematografico, ovvero Christine – La macchina infernale. L’imponenza e la cattiveria del maggiolone sulla cover è direttamente collegata al film di John Carpenter e al libro di Stephen King. I riferimenti letterari, però, non si riducono solo a queste due opere: nell’editoriale del curatore Roberto Recchioni, si palesano anche altre automobili storiche (come Kitt di Supercar e altre) che accompagnano la costruzione della trama.

In sintesi, il maggiolone fugge ma non scappa; fa solo degli immensi giri intorno al suo proprietario, come un cane che festeggia felice vicino al suo padrone.

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