Apologia del medium videoludico

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Domenica scorsa a Jacksonville, in Florida, David Katz, un giovane di 24 anni, ha sparato sui partecipanti a un torneo di Madden NFL 19, un videogioco basato sul football americano. Per quanto si tratti di un gioco sportivo in cui non sono presenti armi, qualcuno potrebbe pensare che siano proprio i videogiochi a istigare i giovani alla violenza. Ma le cose stanno davvero così?

La tragedia avvenuta a Jacksonville durante un torneo videoludico mi ha fatta riflettere sui motivi che possono spingere un videogiocatore competitivo a prendere così sul personale una sconfitta o una squalifica da voler uccidere gli altri partecipanti. A quanto pare, la pistola nelle mani di David Katz non era stata registrata, e non è chiaro come se la sia procurata e come sia riuscito a portarla all’interno della manifestazione. Nemmeno il movente è ancora stato chiarito, per cui non resta che attendere gli esiti delle indagini.

Una delle prime cose a cui ho pensato appena ho appreso di questa assurdità è che alcune persone potrebbero attribuire la responsabilità di questo folle atto omicida proprio ai videogiochi, che spingerebbero gli utenti a compiere tali atti. Ma ovviamente non è così. Beh, forse non proprio tanto “ovviamente”.

  • Falsa propaganda e falsa percezione

Quando avviene una tragedia, tutto ciò che chiede l’opinione pubblica è che si trovi il colpevole, e che questi venga punito, ma anche quando ciò avviene ci si chiede cosa abbia spinto una persona a compiere un atto criminoso o, peggio, omicida. Per questo, a volte si sceglie la spiegazione più semplice come risposta alla domanda: “Perché ha fatto questo?”, dimostrando che non sempre la spiegazione più semplice è anche la più valida, per citare il Rasoio di Occam, spiegato dallo stesso ideatore, Guglielmo di Occam, con queste parole:

A parità di fattori, la spiegazione più semplice è da preferire.

Molto spesso, però, il Rasoio di Occam porta semplicemente alla identificazione di un facile capro espiatorio che possa piacere alle masse: un videogiocatore ha atteggiamenti violenti? Sarà sicuramente colpa dei videogiochi. Facile, immediato, definitivo.

La propaganda potremmo dire che si basa principalmente su due fattori:

  1. veicolare l’attenzione pubblica verso un avvenimento o un capro espiatorio;
  2. dare alla gente quello che vuole e dirle ciò che vuole sentirsi dire (o, meglio, ciò che è convinta di volere, vedi punto 1), poco importa se sono menzogne.

Potete chiamarlo anche “populismo”, se volete. Ma come è possibile che questa palese manipolazione delle informazione desti pochi sospetti, ma al contrario attiri nelle sue spire orde sempre maggiori di persone, sempre più incantate dalle parole di alcuni individui? Innanzitutto, per una scarsissima voglia di verificare che le informazioni ricevute siano veritiere, o magari perché si è convinti che verificare non serva perché tanto i potenti vogliono tenerci nascoste alcune verità scomode, come il fatto che la Terra sia piatta e che i vaccini provochino l’insorgere dell’autismo.

Un altro motivo è però ancor più subdolo: molte persone non sono infatti in grado di distinguere fra verosimile e veritiero, e sfruttando questo punto debole è possibile convincerle che un ragionamento falso, ma che sembra vero, sia proprio vero.

Il motivo che mi spinge a scrivere questo articolo e a impostarlo come una specie di lezione di filosofia è lo smascheramento di alcuni strumenti di propaganda, i quali sfruttano le piccole falle nei nostri ragionamenti per insinuarvi menzogne belle e buone, anche generalizzando un evento singolo: se un videogiocatore ha fatto una strage, tutti i videogiocatori sono possibili pazzi omicidi.

Ma perché alcune persone ragionano in questo modo? Beh, perché è molto più semplice. Molte volte, però, si è tratti in inganno in maniera inconsapevole, a causa di messaggi e ragionamenti volutamente fallaci e falsi, ma decisamente verosimili, con il fine di veicolare l’opinione pubblica verso la verità che fa più comodo a chi manipola le informazioni.

Il mio fine è dunque quello di dimostrare come la filosofia e la logica non siano solo materie di studio scolastico, ma hanno anche un fine pratico: quello di fornire gli strumenti per non farsi ingannare e per formare un proprio pensiero critico e autonomo.

  • Un sillogismo scorretto

Il sillogismo è un tipo di ragionamento teorizzato in principio dal filosofo greco Aristotele. In breve, consiste nel proporre due affermazioni (Premessa Maggiore e Premessa Minore), date per vere, che portano a una terza affermazione (Conclusione), collegata alle prime due attraverso la logica. Un esempio di sillogismo è il seguente:

  1. Le femmine dei mammiferi producono latte
  2. I cavalli sono mammiferi
  3. Le femmine dei cavalli producono latte

Esistono diversi tipi di sillogismo, e un loro usco scorretto porta a conclusioni scorrette, che però, all’apparenza, potrebbero sembrare assolutamente veritiere. Un esempio di sillogismo non veritiero, è:

  1. I cavalli sono mammiferi
  2. Gli uomini sono mammiferi
  3. I cavalli sono uomini

Per quanto in questo caso la scorrettezza del ragionamento è palese, non è sempre così, e i sillogismi non veritieri possono essere impiegati in maniera strumentale alla trasmissione di un messaggio che deforma volutamente la realtà, in modo da raggiungere uno scopo o per fini personali.

GIRATE PAGINA PER LE CONCLUSIONI!

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