Extinction di Ben Young | Recensione

Pubblicato il 9 Agosto 2018 alle 15:00

Il film è attualmente disponibile su Netflix.

C’è sorprendentemente il nome di Eric Heisserer, candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Arrival, legato alla nuova produzione Netflix, Extinction, thriller sci-fi con Michael Peña e Lizzy Caplan diretto da Ben Young.

Dico sorprendentemente non solo perché la qualità del film è infima perfino rispetto agli standard cui il servizio di streaming on demand ha iniziato a farci abituare (la politica aziendale del resto punta sulla quantità, sperando che la qualità esca fuori di tanto in tanto per la legge dei grandi numeri), ma anche perché questo il film non lo sa e anzi punta in grande, sembra soffrire della stessa ambizione di un Christopher Nolan, e di sicuro si prende altrettanto sul serio.

Addirittura, nel finale, prova a mettere insieme i pezzi per lanciarli verso in poco augurabile Extinction 2, con la puzza di un progetto in franchise che assillerà le vostre narici alla comparsa dei titoli di coda. Perché l’aver già disturbato i vostri occhi nel corso dei minuti precedenti, al film non bastava.

Peter (Peña) è un padre e marito che ha delle visioni riguardanti una futura invasioni aliena. Questo piccolo problema lo rende insonne e soprattutto rischia di compromettere il suo matrimonio con Alice (Caplan) e la vita con le loro due figlie, Lucy (Lilly Aspell) e Hanna (Amelia Crouch). Le immagini sono violente e apocalittiche, lo svegliano bruscamente e gli impediscono di avere una vita normale: del resto provateci voi a convivere con la testa piena di flash di persone innocenti che vengono colpite dai raggi di oggetti volanti non identificati nel cielo o interi edifici che esplodono. Se non finora non fosse abbastanza chiaro, siamo nell’ambito della fantascienza, okay?

Ovviamente come tutti quanti già sanno – tutti, ma proprio tutti … tranne i protagonisti – quelle visioni sono veritiere, e infatti a circa trenta minuti dall’inizio di Extinction gli alieni inizieranno a piovere dal cielo mettendo a ferro e fuoco la Terra, cercando di eliminare qualsiasi essere vivente.

La cosa bizzarra – per non dire ridicola – del film di Young è che prova in tutti i modi a distaccarsi da ciò che è, ovvero un film di guerra e invasione che, si pensa, dovrebbe essere non dico coinvolgente, ma quanto meno crudo e un po’ più credibile, per provare ad essere ciò che non è né mai sarà, vale a dire un film per famiglie: e così abbiamo una sorta di Skyscraper con gli alieni che, in overdose di bramosia, pensa di potersi trasformare ne La Guerra dei Mondi di Steven Spielberg. Ma non ci riesce mai, neanche per sbaglio.

Non c’è alcun tipo di stile, la poca inventiva che si intravede è copiata da altri film e incollata nella speranza che qualcuno non se ne accorga e la scambi per originalità (potrebbe succedervi, se questo è il primo film della vostra vita), e l’unica cosa ad essersi estinta nel mondo del film è la tecnica registica.

E poi, spacciandosi per film sugli alieni, quegli alieni sembra non volerli mostrare mai. Il film cela il segreto della minaccia narrativa come se si stesse preparando a lanciarci addosso il colpo di scena del secolo, ma quando la rivelazione arriva risulta scadente. E soprattutto fuori tempo massimo, perché a quel punto lo spettatore è già perso o annoiato. O tutte e due le cose insieme.

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