Orfani: Sam 11 & 12 | Recensione

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Tutti uniti contro la Juric ma basterà? Sarà davvero la fine?

E’ il tempo della resa dei conti nell’undicesimo albo di Orfani: Sam intitolato La Fine?.

Come visto nei due albi precedenti – la nostra recensione QUI – avevamo lasciato Ringo e i suoi alleati sferrare un doppio attacco contro la Juric: nel Gateway, con l’aiuto di tutti gli Orfani seppur in forma virtuale, e nel mondo reale con i ribelli che, penetrati a Itaca, avevano attacco i soldati al comando della presidentessa mentre lo stesso Ringo, con Sam e con l’aiuto del governatore Garland, si era introdotto nelle stanze della donna per ucciderla. L’obbiettivo era sconfiggerla e soprattutto non farle mettere le mani su Perseo e Andromeda.

Tuttavia l’offensiva ribelle era stata vanificata dalla stessa presidentessa che, con un colpo di coda, aveva schierato il grosso delle truppe respingendo l’avanzata e, facendo affidamento alle sue nuove strabilianti abilità cibernetiche, aveva preso il controllo del corpo di Sam obbligandola a combattere contro Ringo.

Proprio quando la Juric sembra ad un passo dalla vittoria, dalla doppia vittoria anzi, Garland, improbabile alleato dell’ultimo minuto, inizia a instillare nella presidentessa un atroce dubbio: se tutto questo non fosse reale?

Nel Gateway giunge Ringo, ucciso da Sam, riuscendo così a “introppolare” la Juric scavando nell’Albero al centro dello spazio virtuale, nel mondo “reale” invece Sam, liberatasi dal controllo, attacca e finisce la presidentessa. Il piano di Garland era geniale – eliminare la Juric e mettere Sam al comando – ma il dubbio instillato nella prima ora attanaglia anche la seconda che decide di non “rimodellare” la realtà.

Il finale, se così si può definire, imbastito da Roberto Recchioni e Michele Monteleone è assolutamente ambizioso e, a discapito di due albi e mezzo ricchissimi di azione, rappresenta, a metà di questo undicesimo albo, una cesura netta e profonda sia nell’apparato teorico che nella esecuzione pratica.

Ancora una volta i due sceneggiatori cercano di riallacciarsi alla prima seminale stagione, come è giusto che sia per dare la proverbiale quadratura al cerchio, riagganciandosi a un tema classico della fantascienza, e della filosofia vedasi Cartesio e la sua Ipotesi del Genio Maligno, ovvero mettendo in discussione la natura stessa della realtà e di quello che ci circonda.

Un finale ambizioso dicevamo che però poteva essere più incisivo se fosse stato approfondito meglio e/o se nel corso della stagione avesse avuto più spazio. E’ sicuramente apprezzabile l’idea di non concludere la serie con il classico finalone “tutti felici e contenti” quanto piuttosto lasciare i lettori con un dubbio, e si spera, qualcosa su cui riflettere. Scelta che risulterà poco commerciale, se non addirittura impopolare, per molti ma perfettamente in linea con lo spirito di Orfani.

Come sempre encomiabile il lavoro a otto mani ai disegni di Federico Vicentini, Pietrantonio Bruno, Luca Claretti, Antonello Becciu che mantengono quanto più possibile omogenea la parte grafica dell’albo seppur con una leggere flessione nella parte centrale.

Dopo il coraggioso “finale” nel dodicesimo e ultimo numero di Orfani: Sam, intitolato Ancora un Giorno, è tempo di accomiatarsi dagli Orfani. Nella nuova “realtà” o nel nuovo “Gateway” infatti ritroviamo Ringo, Sam e gli altri Orfani, nella loro forma “classica” così come li avevamo conosciuti nella prima stagione, passare quella che apparentemente sembra una semplice giornata estiva all’ombra del Grande Albero.

Tocca a Roberto Recchioni chiudere Orfani, e non poteva essere altrimenti, con un albo fortemente meta-testuale incominciando dalla copertina super-citazionistica e passando dagli intermezzi in cui Sam e Ringo leggono un fumetto – i personaggi di un fumetto che leggono un fumetto collegandosi così alla riflessione dell’albo precedente sulla natura della realtà.

Recchioni però non si accontenta di salutare, un po’ malinconicamente è bene sottolinearlo, questi personaggi ma anzi cerca di alzare il tiro rimettendo al centro della narrazione la stessa Sam che rivendica con insistenza la possibilità di “dare senso” al mondo e alla realtà.

Se Ringo infatti proclama che “è il viaggio quello che conta, mica la meta”, per Sam “una storia non è una storia senza un finale”.

L’autore romano quindi reclama con forza, attraverso la protagonista di questa ultima stagione, l’autonomia e la forza dei personaggi che diventano quasi dei “porti sicuri” dove rifugiarsi in un mondo che giorno dopo giorno muta e in maniera tutt’altro che positiva. Riaprire gli albi quindi, ritornare alla storia, come panacea.

Ancora un Giorno è disegnato a 4 mani da Luca Casalanguida e Andrea Accardi che si dividono il compito equamente fra fumetto e meta-fumetto. In generale, graficamente, l’albo sembra voler ritornare al tratto della prima stagione anche dal punto di vista della colorazione, soluzione che paga dazio a tutto l’impianto ideologico degli ultimi numeri.

Orfani: Sam si è espressa al suo meglio nella prima parte di stagione. Gli ultimi sei albi invece non sono risultati sempre incisivi.

E’ stata una buona stagione, non paragonabile alla prima o a Nuovo Mondo che per chi vi scrive rimangono i punti più alti, che ha però assolto al suo compito in maniera più che bene con alcune inaspettate soluzioni narrative che forse avrebbero meritato più spazio.

Rimane assodato, ed è bene sempre sottolinearlo, che Orfani rimarrà una operazione straordinaria dal punto di vista creativo e logistico per SBE e per il fumetto italiano. Difficile che in un prossimo futuro una operazione del genere possa ripetersi o almeno non in questa forma da fumetto seriale classico.

Orfani è finito, lunga vita a Orfani!

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