Arriva in Italia il nuovo film di Marc Forster, con Jason Clarke e Blake Lively.

Il 2016 non è stato soltanto l’anno di La La Land, Moonlight, Arrival, Hell or High Water e Manchester by the Sea. No. In quell’anno c’è stato anche un altro film, di cui all’epoca nessuno ha sentito parlare (e chissà perché), un film che arriva nelle sale italiane in questo fresco luglio 2018 per gentile concessione di Eagle Pictures. Un film che, forse, avrebbe fatto meglio a restare nascosto lì dov’è stato fino ad oggi.

Dato che l’arte cinematografica ha iniziato ad includere il sonoro circa ottant’anni fa a voi, purtroppo, per sfuggire alle idiozie della trama idiota di Chiudi gli occhi – All I see is you non basterà fingervi solo ciechi (come farà la protagonista Gina di Blake Lively), ma dovrete pure imparare a fingervi sordi. Il buon Marc Forster (cui vogliamo bene, sia chiaro: è il regista di World War Z e del sottovalutato 007 Quantum of Solacela cui unica colpa – l’ho detto in passato e qui vorrei ribadirlo – è stata quella di uscire dopo Casino Royale) ha messo su uno psico-thriller dalle premesse intriganti, che però inizia a fallire lentamente subito dopo aver posto i suoi interrogativi, per dissolversi progressivamente man mano che ci si avvicinerà ai titoli di coda.

Gina e James (Jason Clarke) sono felicemente sposati e vivono a Bangkok. Lei è cieca dall’infanzia, a causa di un incidente automobilistico in cui hanno perso la vita i suoi genitori, ma nonostante la sua condizione riesce a vivere una vita piena ed appagante, grazie soprattutto all’aiuto del marito, ben felice di essere gli occhi e la guida dell’amata.

Quando però a Gina si presenta la possibilità di un intervento chirurgico per il trapianto della cornea, in grado di ripristinare il suo occhio destro, lei accetta. E da quel momento la vita della coppia cambierà inesorabilmente: lei ora può vedere tutto e grazie al nuovo senso inizierà non solo a mettere le cose in prospettiva, ma addirittura scoprirà inquietanti dettagli riguardanti la sua vita matrimoniale.

Il film mi ha fatto molto ridere principalmente perché – al di là della sua sciattezza – fin dai primi minuti mi ha riportato alla mente la commedia romantica con Val Kilmer, A Prima Vista, diretto da Irwin Winkler nel 1999.  Ve lo ricordate? Il Nostro era un massofisioterapista cieco che s’innamorava di Amy, e lei si innamorava di lui ma voleva che lui riacquistasse la vista. Uno splendido film assurdo e patetico in cui Kilmer si esibiva in espressione assurde e patetiche davvero, davvero divertenti.

Ecco, Chiudi gli occhi è ancora più assurdo e patetico. Sarà che parte pure bene, con un concept interessante su cui basare un thriller, sarà che è sempre interessante quando un filmmaker prova ad aggirare le barriere sensoriali del cinema (un medium handicappato per definizione, dato che si serve esclusivamente di due sensi su cinque), sarà che non puoi non amare Blake Lively e Jason Clarke, ma il film diventa un tale disastro nel suo continuo cercare di sconvolgere lo spettatore che rivelazioni scontatissime vendute però come colpi di scena epocali che, come detto sopra, mentre lo guardi ti fa pensare ad altro. Ed è un difetto gravissimo per un film in generale, figuriamoci per un thriller, che, in teoria, anzi per definizione, dovrebbe essere in grado di rapire il suo pubblico dalla prima all’ultima scena.

L’amore è cieco e ci spinge a fidarci, e siccome noi amiamo Mark Forster, amiamo Blake Lively e amiamo Jason Clarke, abbiamo voluto fidarci. Sbagliando. Perché Chiudi gli occhi, più che il titolo di un film, sembra un avvertimento.

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