La Forma dell’Acqua: la forza dell’acqua | Recensione Home Video

Pubblicato il 11 Luglio 2018 alle 15:00

Un’edizione che fa acqua da tutte le parti… ma in senso buono!

Quello che colpisce de La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro, il film vincitore a Venezia e agli Oscar, è la quantità di acqua presente nella favola d’altri tempi realizzata ad arte dal cineasta. C’è acqua nelle uova che giornalmente la protagonista Elisa (Sally Hawkins) si prepara, piove spesso fuori dalla finestra di casa sua, c’è umidità nell’aria. E ovviamente c’è acqua nelle vasche del laboratorio segreto del governo dove lavora come donna delle pulizie insieme a Zelda (Octavia Spencer) e dove il governo tiene segregata una misteriosa creatura acquatica. C’è acqua nelle pareti, sulla carta da parati con un motivo che ricorda “La grande onda di Kanagawa” di Hokusai, c’è acqua anche nei dettagli dei vestiti con pesci, onde e altre fatture simili.

L’edizione blu ray in commercio per 20th Century Fox Home Entertainment permette non solo di rivisitare i luoghi (e l’acqua) del film ma anche di approfondirne la realizzazione. La Forma dell’Acqua, su dichiarazione dello stesso Del Toro, è “una fiaba sovrannaturale ambientata sullo sfondo dell’America della Guerra Fredda nel 1962.” Codificata in tempo e luogo (Baltimora), ma allo stesso tempo senza luogo e senza tempo, come ci dice il narratore all’inizio e alla fine del film. Lo speciale in tre parti “Una favola in tempi difficili” dei contenuti speciali dell’edizione home video ci mostra quindi come l’idea iniziale di Del Toro sia diventata un film, come siano stati coinvolti gli attori e il loro pensiero sulla trama e sui personaggi.

Soprattutto per il linguaggio del corpo e non verbale presente in quasi tutta la pellicola, dato che Elisa è muta e la creatura non parla la nostra lingua. Essere vista dagli occhi di lui per lei è come essere vista per la prima volta, senza alcun handicap, senza alcun difetto, e le parole che lui impara sono effettivamente segni fatti con le mani, una particolarità di linguaggio non da poco per un film. Così come l’aver reso il personaggio dell’agente governativo di Michael Shannon non un eroe, ma il villain di turno, e lo scienziato doppiogiochista di Michael Stuhlbarg non un nemico, bensì un alleato. Senza dimenticare gli importantissimi effetti visivi a cura della Legacy Effects e Doug Jones che interpreta, effettivamente, la creatura antropoforma che ricorda il Mostro della Laguna Nera, ma non troppo. Tutto iniziato con schizzi e storyboard di Del Toro stesso. Vengono analizzate anche le musiche, composte da Alexandre Desplat che ha saputo creare tanto un motivetto che rende tutto lo spirito à là Amelie di Elisa, quanto uno quasi thriller per gli sviluppi “spionistici”.

Si passa nei contenuti extra ad analizzare due scene chiave: il prologo, importantissimo per il regista perché da subito voleva impostare il tono del film, gli argomenti e, neanche a dirlo, l’acqua. La seconda sequenza importante della pellicola è quella del ballo, in cui l’unico modo che ha Elisa per esprimere i propri sentimenti verso la creatura, dato che non può parlare, è cantare. E lo fa in una sequenza-omaggio a vecchi classici e programmi musical che è solita guardare in tv con il suo vicino e amico (Richard Jenkins) e di cui è appassionata.

L’ultima conversazione degli extra viene fatta con James Jean e si intitola “Disegnare le onde”, proprio a proposito di richiami e motivi acquatici presenti in tutto il film. Chiudono i ricchi contenuti speciali una tavola rotonda di Guillermo Del Toro fatta insieme a e per esperti del mestiere, in cui anima un dibattito creativo su alcuni aspetti particolari del film, una gallery e i trailer cinematografici, compresi due red band.

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