Tully di Jason Reitman | Recensione

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Arriva in Italia il nuovo film di Jason Reitman, Tully, con Charlize Theron e Mackenzie Davis.

Il sodalizio artistico fra il regista di Tra Le Nuvole e Thank You For Smoking Jason Reitman e la sceneggiatrice di Jennifer’s Body e Dove Eravamo Rimasti Diablo Cody prosegue a gonfie vele, stando a quanto si può ammirare in Tully: la coppia aveva già lavorato a due film di successo, Juno, il noto dramedy che nel 2007 aveva lanciato la carriera di Ellen Page, e Young Adult, splendida dark comedy con protagonista Charlize Theron.

Proprio l’attrice australiana torna a collaborare con i due autori, accettando per loro di trasformare il proprio corpo un po’ come fece per il Monster di Patty Jenkins, nell’ormai lontanissimo 2003 (il film le valse quello che ad oggi è il suo unico Oscar) . Insieme a lei la splendida Mackenzie Davis, che sta evidentemente costruendo la sua carriera fra l’alternanza tra fantascienza (San Jupitero, The Martian, Blade Runner 2049, il prossimo Terminator) e film più piccolini (Izzy Gets the F*ck Across Town, Always Shine). Il legame di amicizia che nel corso del film nascerà fra le due donne è il fulcro della divertente commedia di Reitman, che ancora una volta si dimostra capacissimo nel raccontare storie semplici di persone comuni, senza però cadere nel tranello della banalità, sempre dietro l’angolo in questo tipo di produzione.

Anzi: ampliando il discorso di questo film fino ad abbracciare quello iniziato con i due precedenti, Tully può essere considerato come il terzo capitolo di un’ideale trilogia sulla donna, la cui figura è intimamente descritta dalle sceneggiature scaltre e divertenti della Cody e onestamente ritratta dalla regia di Reitman.

Ambientata da qualche parte nei sobborghi di New York, la storia segue la stressatissima madre di tre figli Marlo (Theron) e la sua impossibilità nel trovare quel briciolo di tempo per se stessa e per la propria vita, divisa com’è fra il ruolo di mamma e quello di moglie: arrivata al limite, decide di seguire il consiglio di suo fratello (Mark Duplass) e assumere una tata. E così Tully (Davis), una baby sitter piuttosto arzilla e dai modi particolarmente pepati, entrerà nella vita di Marlo, forse scombussolandola più del dovuto a causa dei molteplici cambiamenti alla quotidianità della famiglia che la ragazza porterà con se. Ma fra le due nascerà una collaborazione a dir poco fruttuosa che, oltre a migliorare la vita di entrambe, potrebbe scaturire addirittura in un’amicizia vera e propria.

Proprio come la vita di Marlo, quello che può sembrare un non-eccezionale film diventa istantaneamente magico e vibrante con l’arrivo in scena di Tully: tutto viene rivitalizzato, assumendo dei toni quasi magici (i modi di Tully ricordano un po’ quelli dell’altra celebre tata del cinema, Mary Poppins) e i dialoghi mordaci e sarcastici della Cody vengono scremati perfettamente dalle due attrici, che riescono a restituire ai propri personaggi quei toni più morbidi e umani che Reitman vuole evidentemente comunicare. Il regista sembra sempre ispiratissimo quando si ritrova a dover inquadrare attori di un certo livello (pensate a George Clooney e le sei candidature agli Oscar ottenute da Tra Le Nuvole) e qui non fa eccezione: una serie di sequenze di montaggio meravigliosamente costruite permettono al regista di far progredire la storia senza appesantirla. Una storia che può sapere di già visto, ma che viene raccontata con quel brio necessario a farla sembrare originale.

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