Il Corvo: Memento Mori 4 | Recensione

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Si chiude con un finale incendiario la miniserie tutta italiana che ha ravvivato la mitologia dell’opera di James O’Barr.

Roberto Recchioni è nato per fare l’incendiario, o almeno per provare a farlo, e quando la “piromanata” gli riesce, il cortocircuito che è in grado di creare è notevole.

E Memento Mori non poteva essere da meno.

L’autore romano ha infatti saputo bene approfittare della ghiotta occasione, fornitagli dallo stesso James O’Barr, di mettere mano ad un’opera, e ad una mitologia, leggendaria come quella de Il Corvo. La storia, disegnata da Werther Dell’Edera, è stata ambientata a Roma, ed ha messo al centro dell’attenzione due dei temi più caldi degli ultimi tempi: il terrorismo, ed il fanatismo religioso.

Così come lo stesso Recchioni ha affermato durante una conferenza del Napoli Comicon, la natura stessa dell’opera Il Corvo, e dell’ horror in generale, è quella di soffermarsi sulle paure dei propri tempi, racchiudendole in un racconto capace di esorcizzarle.

E i quattro numeri che costituiscono l’arco narrativo de Il Corvo: Memento Mori, racchiudono esattamente una sfumatura di quest’epoca – un’altra è stata presa in analisi sempre da Recchioni ne La Fine della Ragione.

Il protagonista della storia è  David, un 16enne romano che fa il chierichetto, e che fin da bambino ha subito un forte ascendente da parte di padre Raphael, un prete severo e rigoroso. Ma, così come nel più classico e letterario incontro alla Dante e Beatrice, l’ascendente maggiore verso l’ambiente cattolico il giovane David lo subisce per effetto di Sarah, coetanea della quale s’innamorerà perdutamente.

Un tragico attentato terroristico, durante una funzione religiosa, troncherà la storia d’amore dei due giovanissimi e porterà David  alla resurrezione, grazie all’influsso dello spirito del Corvo, dal quale trarrà linfa vitale per attuare la sua vendetta.

Alla fine del terzo numero di Memento Mori avevamo scoperto con grande sorpresa che dietro alla pianificazione dell’attentato terroristico c’era proprio padre Raphael, il quale in apertura di albo proverà a spiegare a David le proprie ragioni. Secondo il prete quell’atto mirava ad un rafforzamento generale del senso di fede, in un momento in cui l’allontanamento di molti fedeli dalla Chiesa esigeva provvedimenti drastici.

David, se pur guidato dallo spirito del Corvo, sembra ancora una volta subire l’influsso di padre Raphael, ma a ribaltare completamente la situazione ci penserà un colpo di scena finale, capace di “incendiare” i canoni narrativi della tradizione del Corvo.

Così come accennavamo in apertura, Roberto Recchioni anche in questa occasione ha provato ad appiccare l’ennesimo incendio, provando ad aprire un nuovo e scintillante solco nella mitologia del Corvo di James O’Barr. Ed Il colpo di scena finale, che chiude la storia, dà ulteriore significato ai simboli di cui si nutre la mitologia del Corvo, rafforzandone il significato.

Recchioni grazie a questo “gran finale” ha saputo dare ancora maggiore importanza allo spirito del corvo,  a volte reso (attraverso precedenti poco riuscite trasposizioni) un meccanico spunto di base per storie che andavano con il pilota automatico.

La chiusura di Memento Mori, invece, fa intendere come lo stesso spirito del corvo sa dare e prendere, ed esiga una forte rispetto. Si potrebbe interpretare tutto ciò anche come una sorta di metafora, un senso di devozione e amore profondo che lo stesso Recchioni nutre nei confronti della mitologia del Corvo (così come l’autore fa notare nella postfazione), capace negli anni Novanta di segnare un’intera generazione, grazie al film con protagonista Brandon Lee.

Recchioni è stato ottimamente accompagnato in quest’avventura a tinte horror da un Werther Dell’Edera ispiratissimo, che con il suo tratto nervoso e sporco, ha saputo dare enfasi alle scene più dinamiche, e si è dimostrato perfetto nel rappresentare la “possente” fragilità fisica e psicologica dei protagonisti. Dell’Edera è stato a sua volta supportato dal mood avvolgente dei colori di Giovanna Niro.

Memento Mori, che è stato pubblicato in contemporanea sia in Italia che negli Stati Uniti, è un’ottima cartina di tornasole della qualità autoriale del fumetto italiano (ulteriormente esaltata in questo numero da un’ottima mini-storia intrisa di lirismo e tragedia realizzata da Micol Arianna Beltramini e Daniele Serra). Roberto Recchioni e Werther Dell’Edera hanno ravvivato la mitologia del Corvo, fornendo nuovi e interessanti spunti ad un canovaccio che continuerà ad alimentare nel tempo un’opera leggendaria, quali è quella creata da James O’Barr.

Perché  i veri amori sono per sempre.

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