Black Lightning 1×12 – The Resurrection and the Light: The Book of Pain | Recensione

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Alive, I need Black Lightning alive…

La scorsa settimana Black Lightning aveva cercato di coniugare la svolta sci-fi/cospirazionistica con i temi socio-politici degli esordi in un episodio appena sufficiente – la nostra recensione qui – che poggiava tutto sull’ottima prova del protagonista Cress Williams.

Quell’episodio peccava molto però in termini di progressione della trama, o delle trame, principali maturando sempre di più la convinzione che neanche showrunner e sceneggiatori avessero le idee su chiare sulla direzione verso quale far sterzare definitivamente la serie.

L’episodio di questa settimana, intitolato The Resurrection and the Light: The Book of Pain, cerca di correggere in parte questo problema iniziando a tirare le fila di una serie di trame e sottotrame lasciate aperte.

L’ASA vuole catturare Black Lightning nella speranza di trovare nella sua fisiologia la chiave per perfezionare il suo siero, che aveva già invaso Freeland sotto forma di Green Light, e per questo chiede aiuto a Tobias Whale, ristabilitosi dopo l’attacco proprio di Black Lightning.

La stessa ASA fornisce a Whale una inaspettata arma segrata: Khalil. Il ragazzo infatti è stato curato – era rimasto paralizzato da un colpo esploso proprio da Whale durante una manifestazione pacifica – e addirittura migliorato dalla stessa agenzia grazie ad un impianto spinale.

Whale decide quindi di sfruttare il ragazzo per creare caos alla Garfield High ed attirare l’eroe nella speranza di poterlo catturare vivo e poterlo quindi riconsegnare. Lo scontro quindi sarà inevitabile e ad avere la peggio sarà proprio Black Lightning letteralmente salvato dall’intervento della figlia Jennifer.

Proprio la ragazza sta ancora venendo a patti con i suoi poteri con la madre che le fornisce una falsa speranza di una cura; Lala continua la sua scalata nel sottobosco criminale di Freeland ma Whale è sempre attento ed al vertice.

Dopo molte, moltissime settimane Black Lightning fornisce finalmente una prova convincente con The Resurrection and the Light: The Book of Pain.

Pur non privo di qualche difetto e forzatura – la troppa carne messa sul fuoco in maniera disordinata negli episodi precedenti costringe a certe soluzioni di fortuna – l’episodio di questa settimana è sicuramente uno dei più convincenti e coinvolgimenti di questa prima stagione merito di un ritmo che, in crescendo, sfocia nell’ottima sequenza d’azione finale.

Di fatto gli showrunner stanno cercando da un lato di “raggruppare” i villain sotto un obbiettivo comune – unendo così l’utile al dilettevole rendendo cioè più scorrevole trame ed episodio – mentre dall’altro possono giostrare alcuni temi sia personali – Jennifer che fatica ancora ad accettare i suoi poteri percepiti come una malattia – e quelli “sociali” di Khalil, ad esempio, motivato dalla rivalsa per essere stato abbandonato dopo la sua tragedia.

Se il finale tutto azione è il vero spartiacque dell’episodio è impossibile non sottolineare una certa “lentezza” della prima parte dell’episodio in cui forse si sarebbero potuti approfondire meglio alcuni aspetti come il conflitto di Jennifer citato poco fa. Rimane ancora acerba la figura di Lala che, con estrema fatica, gli sceneggiatori hanno inserito in questo episodio e che, con altrettanta fatica, gli showrunner hanno cercato di inserire in punta di piedi in questo episodio nella trama più ampia dell’ASA e di Whale.

Difficile a questo punto fare previsioni sul finale di stagione della prossima settimana, la serie deve ancora maturare ma questo episodio è senz’altro un’ottima indicazione sulla strada da intraprendere.

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