Kids with Guns di Capitan Artiglio | Recensione

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I can shoot as quick and straight as anybody can // But I wouldn’t shoot without a cause // I’d gun nobody down

Il nome di Capitan Artiglio circola ormai da qualche tempo negli ambienti del fumetto italiano indipendente merito di un passaparola, corroborato da alcune impressionanti illustrazioni circolate in rete e nelle manifestazioni del nostro paese legate in maniera più tradizionale al fumetto, che aveva portato all’attenzione di appassionati ed addetti ai lavori il talento del giovane autore piemontese forte di uno stile di disegno dinamico, spettacolare ed estremamente dirompente.

Artiglio si era poi messo in mostra in qualità di scrittore con il webcomic Sappy ma era atteso al varco come autore completo con il suo graphic novel d’esordio targato BAO Publishing intitolato Kids with Guns.

I fratelli Doolin sono tre fuorilegge. Il loro ultimo colpo è andato male e, con una taglia esorbitante sulle loro teste, si danno appuntamento in uno saloon isolato in mezzo al deserto per decidere il da farsi. Il più giovane dei tre, Dave, però si presenta all’appuntamento con… sua figlia! Una bambina fatta e cresciuta però non certo una neonata… i due fratelli più grandi insospettiti chiedono delucidazioni ma la situazione di lì a poco degenererà: Yuco, il titolare del saloon, ha chiamato gli sbirri scatenando uno scontro dai cui solo Dave sembra uscirne indenne merito della prontezza con la pistola, anzi le pistole, di sua “figlia” che però rimane ferita.

Dave scappa rifugiandosi nella città più vicina affidando la bambina – ancora senza nome ma già con una taglia sulla testa sotto l’appellativo di “kid with guns” – all’amica Meeme.

Inizia così un tesa narrazione fra passato e presente al cui centro c’è l’incontro fra Dave e sua “figlia”.

I fratelli Doolin infatti sono figli di un leggendario fuorilegge che ha lasciato loro in eredità tre teschi dai poteri mistici e proprio la scoperta della natura di questi poteri cambierà per sempre i Doolin fra fughe rocambolesche, incontri improbabili e temibili nemici senza scrupoli attirati dalla sete di fama e gloria che riscuotere le taglie sulle loro teste comporta.

Al suo esordio Capitan Artiglio realizza senza inutili panegirici un libro stupefacente per semplicità di esecuzione, facilità di lettura e immediato coinvolgimento del lettore.

Kids with Guns ha pochissimi punti deboli – e tutti ascrivibili al fatto che si tratta del primo capitolo di una trilogia – e una serie di punti di forza che farebbero impallidire colleghi ben più blasonati e provenienti da qualsiasi parte del mondo.

Partiamo dalla trama: semplice e diretta. Un western sci-fi fra fantasy e steampunk in cui viene piazzato l’elemento weird dei dinosauri – perché come ha detto il Capitano nell’intervista che ci ha cortesemente concesso a Cartoomics 2018 “disegnare i cavalli è difficile e poi a me piacciono i dinosauri” – ma che in realtà serve solo a “distrarre” il lettore perché il filo conduttore di tutta la narrazione è l’elemento soprannaturale dei teschi e del potere da loro sprigionato.

Ma non è tutto perché un secondo livello di lettura è più intimo e legato ai personaggi: da un lato i fratelli Doolin – una versione buffa ma letale de Il Buono, Il Brutto ed Il Cattivo di Sergio Leone – il cui passato viene appena accennato e le cui motivazioni diverse sembrano convergere in modo sinistro ai poteri acquisiti dai teschi mistici. Dall’altro c’è la bambina – il cui potenziale è ferocemente espresso dalle spettacolari scene d’azione di cui è protagonista – senza nome e senza parola che lotta per cercare il suo posto nel mondo quasi in una sotto-trama da “romanzo di formazione”.

Vi è il tema del riscatto – i fratelli Doolin che a modo espiano le loro “colpe”  – che si scontro con quello della formazione della giovane coprotagonista e c’è soprattutto la forza del non-detto legato al passato dei personaggi e alle diverse modalità con cui i loro poteri si sono manifestati.

L’intreccio di questi elementi costituisce il vero payoff del libro che è sì un lungo prologo, che sì presenta più domande che risposte ma che dopo 200 pagine affascina e tiene incollati alla lettura come pochissime serie sanno fare al giorno d’oggi!

Artiglio cesella benissimo i protagonisti della sua storia ma non tralascia l’aspetto legato al world building che lo avvicinano alle grandi epopee provenienti dal Sol Levante. Durante la lettura in più passaggi sembra di rileggere i primissimi archi narrativi, quelli più avventurosi, di Dragon Ball di Akira Toriyama mentre il mondo alieno su sui è ambientato il libro è popolato da fuorilegge dai soprannomi tanto strambi quanto puntuali in dinastie organiche che ricordano invece il mondo creato da Eiichiro Oda per il suo One Piece.

Questo frizzante world building si accompagna a quella che è l’impressione parte grafica del libro.

Capitan Artiglio ha lavorato molto sul suo stile domando una bestia che sembra voler sfondare le pagine ogni volta che la storia lo permette. Ecco che quindi la costruzione della tavola si fa ordinata, precisa ma mai banale o soporifera anzi l’alternanza fra il riposante schema 2×3, impreziosito da un gioco di verticalità ed orizzontalità, a riquadri più ampi, se non addirittura splash page, si sposa con un uso meticoloso di inquadrature spesso grandangolari e panoramiche che riprendono quasi l’atmosfera “di frontiera” di questo western atipico.

Le figure sono tonde ma mai avare di perizia anatomica o particolari – “buffe” come quelle del già citato Toriyama o della scuola indipendente nordamericana di Geoff Darrow, James Stokoe e Ross Campbell – eppure sempre scattanti e plastiche nelle scene d’azione.

Il colore è “irrealistico” preferendo una paletta dai toni brillanti e cartooneschi strizzando così l’occhio ad una certa animazione americana contemporanea che ben si sposano con le atmosfere della storia fra esperienze soprannaturali ed enormi megalopoli di frontiera.

Kids with Guns è, a soli tre mesi dall’inizio di questo 2018, già candidato a miglior libro italiano.  Il giovane autore piemontese ha notevolmente alzato lo standard per i suoi colleghi non solo perché ha confezionato una storia convincente, divertente e disegnata in maniera superba che incolla alla lettura ma soprattutto perché è riuscito a ribadire con forza la potenza transculturale del medium fumetti in una sintesi che parte dai comics e attraversa il fumetto e la bd cristallizzandosi nei richiami al manga.

Sarà davvero difficile eguagliare il lavoro compiuto da Capitan Artiglio, forse solo lui potrà farlo con i capitoli successivi di questa coinvolgente storia a base di cowboys & dinosauri!

 

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