Dylan Dog 378 – Dormire, forse sognare | Recensione

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Gigi Simeoni e Giovanni Freghieri in un’avventura senza… riposo.

Un profumo classico, come quello del soffritto o del ragù della domenica, sale fuori dalle pagine dell’ultimo numero di Dylan Dog in edicola: “Dormire, forse sognare” è il titolo del numero marzolino, prevedibilmente inquietante come il tempo atmosferico del mese corrispondente. Si torna a casa, come in una domenica dove non siamo noi a cucinare, ma i nostri genitori/nonni:

“Ecco qua, dopo avervi devastato l’anima per una (metaforica) settimana, con prese di coscienza sugli attuali temi sociali, mangiatevi questo bell’horror fumante, caldo caldo, come solo mamma Bonelli vostra sa fare!”.

Sappiamo benissimo che Marzo è colmo di cambi climatici, come l’inaspettata neve romana e il tiepido vento primaverile dei giorni seguenti. I più temerari, però, sicuramente non attenderanno qualche altro giorno in più per poter leggere il nuovo lavoro che porta le firme di Gigi Simeoni e Giovanni Freghieri. Fin dalle prime pagine, veniamo accolti da momenti cupi, intensi ed elettrizzanti: un uomo porta a spasso il suo cane e la sua attenzione viene improvvisamente catturata da una voce “creepy” che proviene dal citofono di quella che, anni prima, era una casa. L’uomo, preoccupato dalla somiglianza di questo evento con un altro che ha vissuto lui in passato, si rivolge all’indagatore dell’incubo, descrivendogli anche la sua attuale situazione familiare, al limite del paranormale.

Due grandi autori Bonelli si spalleggiano (e palleggiano) nel costruire un bel Dylan Dog classico, dalla trama lineare, asciutta e con tutti i personaggi ideali di contorno. L’ispettore Bloch e Jenkins recuperano pagine all’interno della narrazione, a differenza di Rania, che viene confinata solo all’interno di pochissime tavole. Bloch e Dylan, come Starsky e Hutch, tornano sulla strada verso la soluzione del mistero: una strana bambina che compare nei posti più bui e che tiene imprigionato il figlio della coppia protagonista in un sonno eterno, quasi fiabesco.

Giovanni Freghieri è in ottima forma, con un Dylan giovane, fresco, dai tratti puliti e le espressioni marcate. Troviamo tavole dove i margini di confine tra incubo e realtà risultano quasi impercettibili, creando un senso di sbandamento tra una vignetta e l’altra. Niente paura, c’è la trama di Gigi Simeoni a tenere il lettore saldo alla storia, senza farlo scappare fuori dai margini della cosiddetta “gabbia bonelliana”. L’utilizzo dei diversi retini per creare le ombre dei personaggi differenti tra loro rende il tutto più pop, alternandosi anche a scene pulite e lineari. Simeoni gioca molto bene con l’intreccio, dando un’impronta cinematografica alla storia. Il suo Dylan è l’eterno “innamorato” dell’innocenza (basti vedere i suoi comportamenti nei confronti della bambina fantasma e dei cani presenti nella storia) e i volti disegnati da Freghieri amplificano ancora di più il senso di candore.

La copertina, firmata dall’ormai consolidato copertinista Gigi Cavenago, si struttura sui colori chiari e nei toni del rosa, dell’azzurro e del viola, che si ricollegano all’immaginario collettivo infantile. Tutto sommato, un bell’albo classico, che sarà sicuramente caro agli affezionati del vecchio Dylan. Un consiglio ulteriore: all’interno del redazionale, il curatore Roberto Recchioni suggerisce la discografia dei Ghost. MangaForever consiglia caldamente di “gustare” l’albo con la colonna sonora del film di Dario Argento Non ho sonno, composta ed eseguita dai Goblin.

 

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