Wallace House 1 | Recensione

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Una opera prima per un gruppo di artisti con molto entusiasmo!

Nella vecchia Pacific City, la società è ormai allo sbando e il crimine e la delinquenza sono spesso l’unica strada per i ragazzi per avere una qualche speranza di una illusoria realizzazione nella loro vita. Così, per quelli che non vogliono arrendersi al crimine, l’unica strada è quella di rifugiarsi nelle proprie passioni, chiudendosi in se stessi. Tuttavia non tutto è ancora perduto: esiste infatti la Wallace House, una speciale struttura in grado di fornire aiuto e riparo ai ragazzi più bisognosi. O almeno cosi sembra.

La città, nel frattempo, non vive tempi migliori, dato che è saldamente nelle mani della banda dello smile, guidata dell’eccentrico Lullaby. Arika, combattente orfana dal difficile passato, stanca del cinismo e dell’apatia di chi abita la sua città, decide di fare guerra al crimine di Pacific City. E in Joe troverà un valido alleato. Joe Santana è infatti uno scienziato che, a causa di un incidente, ha perso l’uso delle gambe.

Wallace House è il frutto dell’unione di vari talenti italiani, che, grazie ad una campagna di crowdfunding su Kickstarter, sono riusciti a realizzare un fumetto che unisce le passioni di tutti loro.

Ed in effetti questa unione ha creato un amalgama abbastanza riuscito di elementi diversi (fantasy, supereroi,…) considerando la storia in generale (la sceneggiatura è infatti di Davide Mirabello così come il soggetto, nato però dalla collaborazione con Gaspare Belmonte, Antonio Galluccio ed Antonio Migliuri), ma alcuni elementi risultano inevitabilmente estranei rispetto al contesto generale della storia (mi riferisco soprattutto al ruolo che ricopre nel finale della storia la gatta di Arika). I protagonisti, pur non essendo originali di per sé, sono interessanti e si spera che nei prossimi volumi abbiano un maggiore approfondimento riguardo al loro passato; forse più riusciti a mio parere i personaggi di contorno, che spiccano ognuno per particolari caratteristiche.

Il ritmo della storia comunque si mantiene sempre alto, non essendoci momenti fiacchi; tuttavia è da notare che alcune volte ci sono forse passaggi troppo bruschi che un lettore disattento potrebbe non immediatamente cogliere nell’immediatezza della lettura. Si è infatti deciso di creare due storie parallele che solo nel finale del volume si riuniscono: scelta interessante, ma purtroppo alcune volte, come detto, il passaggio da una all’altra avrebbe potuto essere più soft.

Nel finale tuttavia giunge una svolta nella trama, che, pur non essendo neppure questa originale, è comunque un valido colpo di scena che giunge abbastanza inaspettato.

Buona anche l’alternanza tra momenti comici e seri, anche se i primi tendono ad essere alcune volte eccessivi, soprattutto per l’ampio uso di espressioni facciali comiche.

Venendo al disegno, questo è caratterizzato dalla fusione dei tratti delle matite di David Petrangeli e Gabriele Scarafia che si alternano nella trama e che creano una bella alternanza visiva, pur con alcune pecche. Anche qui, infatti, abbiamo alcune tavole davvero ben riuscite, molto semplici, ma anche pulite nella loro costruzione; altre invece sono più difficili da decifrare, in quanto affette da una certa confusione. In ogni caso un lavoro più che sufficiente considerando la loro esperienza sul campo, nonostante alcune imperfezioni nella realizzazione.

Da ultimo, sembra infatti che non siano state fissate le caratteristiche fisiche proprie di tutti i personaggi. Mi riferisco soprattutto al personaggio di Lullaby, che nel capitolo finale è troppo rivisitato fisicamente, facendo sorgere al lettore il dubbio di essersi perso qualcosa durante la lettura.

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