Happiness 1 | Recensione

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L’autore de I fiori del male (sempre per Planet Manga) torna con una storia a tinte fosche, ma che cambia la prospettiva classica sui vampiri

Makoto Okazaki è un timido e remissivo ragazzo delle superiori, sessualmente frustrato e, in più, bullizzato da alcuni suoi compagni di classe. Una sera, mentre va a resituire un DVD al negozio, viene aggredito da una strana ragazza, che gli salta addosso e gli morde il collo. Da quel momento la vita di Makoto cambia: la sua indole ed i suoi bisogni vengono accentuati e Makoto non sa come controllare questa sua nuova natura.

Shuzo Oshimi torna in Italia con il suo nuovo manga, che tratta di vampiri ma in maniera diversa da come siamo abituati solitamente nel mondo manga (niente personaggi efebici e bellissimi in stile shojo, come in Vampire Knight, ma un normale ragazzo delle superiori, direi quasi un ragazzo ordinario in tutto) per nararre di queste ceature del buio secondo i più classici canoni occidentali.

La trama non è evidentemente il lato originale del manga, dato che il cliché del ragazzo trasformato in vampiro che acquisisce nuove abilità è stra-abusato, così come è stra-abusata la tematica dei problemi che questo si trova ad affrontare con la propria insaziabile sete di sangue. Tuttavia, è il rapporto di Makoto con chi gli sta intorno che rende questo manga interessante. Soprattutto il rapporto con Gosho, la ragazza con cui instaura un rapporto di amicizia/amore, basato su un equivoco, e con Yuki, il bullo che se la prendeva con Okazaki, ma che sembra anche destinato ad instaurare un rapporto diverso con lui dopo la trasformazione.

I personaggi, dunque, sono la nota positiva di questo manga: Yuki non è il solito bullo dei manga, ma potrebbe essere vicino al personaggio di Hisashi Mitsui di Slam Dunk; Gosho invece sembra una ragazza particolare, con una pisicologia tutta sua, ma anche con problemi irrisolti; vedremo come si evolveranno i rapporti. Insomma, il lato introspettivo è una delle basi su cui l’autore ha deciso di costruire la sua storia.

La cosa migliore di questo manga è però l’atmosfera che Shuzo Oshimi è riuscito a ricreare nelle pagine: è palpabile la tensione, la consapevolezza che presto potrebbe succedere qualcosa di brutto. Il lato che potrebbe non incontrare il gusto di tutti è il fatto che il ritmo è lento, l’autore prepara pian piano la scena, alzando la tensione un poco alla volta ma in maniera costante, sempre cercando di mostrare il lato psicologico di ogni vicenda, concentrando l’attenzione sulle azioni e le reazioni dei personaggi.

Dal punto di vista del disegno, il tratto è grezzo, ricorda un po’ i primi manga che arrivavano in Italia nei primi anni della loro uscita, ben diverso dalle linee sottili e pulite che da qualche anno ormai caratterizzano i fumetti giapponesi. Altra nota particolare sono le differenze di disegno tra le scene horror e le scene della quotidianità di Makoto. Nelle prime troviamo giochi di ombre e un diverso uso del layout che concentrano la tavola su particolari della scena, come le parti del copro (collo, occhi,..).

Panini Comics offre un classico tankobon senza alcun extra tranne le pagine del manga.

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