Il Principe Duckleto – Le Parodie Collection 2 | Recensione

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La seconda uscita de Le Parodie Collection omaggia una delle più grandi tragedie della storia della letteratura ovvero l’Amleto di William Shakespeare.

L’inquieto principe Duckleto riceve la visita del “fantasma” dello zio, il Re Paperone, il quale domanda vendetta: il suo trono è stato usurpato da Rockclaudio che, grazie ad una misteriosa pozione, lo ha reso invisibile e spacciando la sua assenza come una missione in cerca di nuove ricchezze, si è insediato al potere.

Duckleto inizia così ad elaborare un piano per vendicare lo zio, per conquistare il cuore di Paperofelia e per evitare che il regno di Danimarca cada vittima dei ricatti della perfida banda dei Bassotti di Norvegia. Ovviamente i piani di Duckleto saranno sempre vittima della sua innata goffaggine e sfortuna portando ad un risoluzione imprevedibile…

Giorgio Salati si cimenta nella rilettura del grande Amleto di Shakespeare piegando sin da subito quella che è una delle tragedia più famose al mondo quasi in una “commedia degli equivoci” smorzando i toni più macabri della vicenda – Paperone non è assassinato ma reso invisibile – in soluzioni che poi torneranno utilissime nella conclusione della vicenda facendo perfettamente quadrare il proverbiale cerchio.

L’autore sfrutta tutta la verve possibile del cast composto di soli paperi filtrando così ogni personaggio originale attraverso le caratteristiche del corrispettivo interprete disneyano. Al centro di questa girandola ovviamente a farla da padrone è Paperino/Duckleto: volenteroso quanto incredibilmente sfortunato, il papero è un perfetto alter-ego del personaggio shakespeariano. Se infatti Amleto era un personaggio profondamente scettico, Duckleto è letteralmente coinvolto dallo zio nelle vicende – come nella miglior tradizione Disney – mettendo un piedi un piano solidamente ingegnato che però si rivela nella sua esecuzione un esilarante disastro.

Ad illustrare la parodia c’è Paolo De Lorenzi che con tratto semplice e pulito mette in scena la scherzosa girandola di gag e personaggi che abitano il misterioso castello danese. Il disegnatore si concentra molto sull’aspetto più comico della storia riservando particolare attenzione ad esempio alle espressioni o all’interazione delle figure anziché alla minuziosità di ambienti e costumi che risultando essenziali ma comunque efficaci. La costruzione della tavola è riposante – con il solido schema 2×3 e le sue piccole variazioni – a cui si aggiunge una paletta in cui dominano colori primari che sono distesi in maniera uniforme accompagnando così il tono leggero che pervade tutto l’albo.

Con Il Principe Duckleto i due autori rileggono in maniera coraggiosa la tragedia per antonomasia che diventa canovaccio per una storia divertente e fortemente ritmata in cui gli estimatori dei paperi troveranno dinamiche famigliari e divertenti.

Come già riscontrato nel primo numero, anche la cura editoriale di questo secondo numero è ottima. Forse un po’ più avaro è l’apparato redazionale per quanto riguarda i riferimenti soprattutto all’opera originale: qualche accenno in più ai personaggi originali avrebbe probabilmente aumentato l’ironia con cui sono stati dipinti alcuni personaggi secondari come Rosenciccio e Guildestoga. Si conferma vincente il formato “comic-book extra large” che esalta la parte grafica donando anche una propria identità alla collana.

Con questo secondo numero Le Parodie Collection si conferma una collana dall’acquisto obbligato grazie alla sua versatilità ed alla capacità di accontentare lettori di varia estrazione sia disneyana che non.

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