Jeremiah 1 | Recensione

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Torna in edicola, grazie a Cosmo, Jeremiah di Hermann, uno dei grandi classici del fumetto franco-belga, in una edizione alla portata di tutti

Hermann ha ambientato la sua storia negli Stati Uniti, in un futuro indeterminato, dove la superpotenza mondiale è ormai un ricordo, travolta da una guerra tra bianchi e neri che ha distrutto tutto. In questo mondo post-apocalittico e violento vive in un piccolo villaggio Jeremiah con gli zii. Ma una notte il villaggio viene distrutto da una banda di predoni e Jeremiah, per una fortunata coincidenza, è l’unico superstite. Per cercare vendetta e, soprattutto, per sopravvivere il nostro inesperto eroe si accompagna a Kurdy Malloy, uomo senza scrupoli, ma che è in debito con Jeremiah. Chissà se questa coppia così a prima vista male assortita funzionerà di fronte alla cruda realtà della vita.

La prima parte dell’albo, che costituisce il primo tomo francese “La notte dei rapaci“, è piuttosto introduttivo, risolvendosi nella presentazione dei due principali personaggi di questo fumetto, ovvero Jeremiah e Kurdy. Tuttavia Hermann riesce già ad inquadrare con poche azioni il mondo in cui questi si trovano a vivere, un mondo dove vige la legge del più forte e dove l’altro è disposto a venderti per pochi soldi, come si vedrà meglio nel secondo capitolo. Hermann, dunque, ci regala un fumetto di genere western, ma infarcito con elementi di mondo post-apocalitticio, rendendo il tutto, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, molto omogeneo e credibile, delineando personaggi molto realistici e dotati di molta umanità, sia in senso buono, quando nonostante tutto riescono a compiere atti di coraggio inaspettati, sia nel senso più negativo, quando sono preda dei propri vizi e delle proprie paure.

A una storia così cruda non poteva che accompagnarsi un tratto duro e spigoloso, che ben sottolinea,  anche nei fisici dei personaggi, la durezza della vita in quell’ambiente. Non si troveranno dunque fisici perfetti, come spesso siamo abituati a vedere nei fumetti, ma corpi con cicatrici e rughe. Anzi, proprio per trasmettere questa sensazione al lettore già al primo contatto Hermann arriva anche ad alterare in alcuni momenti i corpi, rendendoli deformi in un certo senso.

L’edizione italiana di Cosmo ha il merito innanzitutto di portare di nuovo in Italia un classico della BD dopo i precedenti tentativi di Nona Arte e della Alessandro di proporlo in volumi. Il brossurato bonellide fa il suo compito, presentandoci i primi due tomi francesi in un volumetto tutto a colori, che non sacrifica troppo la leggibilità delle tavole e, grazie al colore, fa apprezzare i toni accesi scelti da Hermann per dare ancora di più il senso dell’arido che contraddistingue questa storia. Certo, un altro tipo di carta avrebbe comportato una resa dei colori migliore e più apprezzabile, ma chi è interessato, se lo vorrà, potrà poi rivolgersi al mercato d’importazione. La cosa importante, qui, è l’aver reso accessibile un tale capolavoro ad un pubblico ampio.  Attualmente in Francia siamo al volume 35 (uscito il settembre scorso), quindi le avventure di Jeremiah ci accompagneranno ancora per molti mesi.

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