Il nuovo “Texone” ci riporta alla giovinezza di Tex!

Il giovane Tex è ancora un fuorilegge, ricercato per aver vendicato l’assassino del fratello, e vaga fra il New Mexico e l’Arizona quando improvvisamente viene braccato da un gruppo autoproclamatosi la guardia armata di Pinos Altos che difende le miniere d’oro della zona da desperados ed indiani. Il gruppo è sulle tracce di Tex reo di aver rubato dell’oro ma ovviamente l’accusa è infondata e lo stesso Tex inizierà ad investigare scoprendo un pericoloso triangolo che coinvolge una banda di comancheros ed il loro spietato capo, gli equilibri di potere del villaggio di Robber’s Nest e gli indiani Chiricahuas.

Come già evidenziato da alcuni riuscitissimi progetti come il volume “francese” firmato da Paolo Eleutieri Serpieri – uscito per la collana Tex I Romanzi a Fumetti – , Bonelli ha trovato un nuovo fertile filone narrativo nella giovinezza del Ranger mai troppo esplorata e quindi ricca di nuove ed inedite modalità di raccontare il personaggio.

Mauro Boselli imbastisce una storia si colloca cronologicamente prima del seminale numero 1 – Il Totem Misterioso recentemente ristampato nella nuova collana Tex Classic – tratteggiando un Tex sicuro di sé ed a tratti spavaldo.

L’autore gioca bene con il ritmo della vicenda, mai troppo sostenuto di modo da esaltare le scene d’azione, ma il perno della narrazione è la figura di Tex, la sua evoluzione: Boselli comprende di dover tratteggiare sì un giovane irruento – con un paio di battute che figurerebbero bene in un western di Peckinpah – ma nel corso della vicende inizia a piantare i semi per quelle caratteristiche che diverranno poi le peculiarità del Tex adulto: onestà, fierezza, senso dell’onore e del dovere.

In tal senso il plot è propedeutico a questa “crescita” del personaggio, più volte infatti Tex viene messo a dura prova, ed addirittura tradito da quelli che pensava fossero suoi alleati, maturando la consapevolezza ad esempio di non poter per sempre essere un cavaliere solitario mentre i comprimari della vicenda – il giovane Will e l’old-timer Dusty e nella parte finale del vicenda gli indiani Comanche – non solo sono perfette “voci” del west ma fungono anche da contraltare al protagonista da un lato mentore e cowboy navigato nei confronti di Will, giovane arrembante agli occhi di Dusty, fiero uomo d’onore per i Comanche.

Come ogni “Texone” che si rispetti grande attenzione è posta alla parte grafica e quindi alla scelta del disegnatore che ricade su Stefano Andreucci – visto all’opera su Zagor e Dampyr soprattutto – che qui dimostra tutta la sua bravura ed efficacia.

Il tratto è pulito ed attento alla plasticità dei movimenti e sopratutto alle espressioni dei volti con un sensibilità quasi americana, ricordando così un altro “Texone” quello del Maestro Kubert, eccellente è l’uso delle luci che valorizza così il bianco e nero, linguaggio spesso sottovalutato e sottoutilizzato, ma ancora più stupefacente è l’uso delle inquadrature e dei piani.

Pur rimanendo con una impostazione della tavola molto rigida, si potrebbe quasi parlare di “regia” perché il disegnatore ha evidentemente fatto suoi gli insegnamenti del Maestro Sergio Leone – l’ingresso di Tex nel Saloon con il gioco di sguardi fra gli avventori ad esempio – ma anche dei grandi registi del western classico americano soprattutto per quando riguarda le scene d’azione molto realistiche e mai esagerate.

Il Magnifico Fuorilegge è una storia che soddisferà i lettori abituali di Tex con un balzo sempre gradito nella sua giovinezza ma incontrerà anche il favore dei lettori di passaggio con una storia leggibile a sé ed accessibile per forma e contenuto: il “Texone” si conferma ancora una volta un appuntamento imperdibile.

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