Cosa succede quando finisce una storia d’amore? Luca Vanzella e Giopota lo raccontano nel graphic novel “Un anno senza te”.

La fine di una storia d’amore (che possa essere stata importante o meno, di breve o lungo periodo) comporta sempre lo stravolgimento di certezze.

L’importanza attribuita ad alcune situazioni piuttosto che ad altre, la voglia di impegnarsi nel costruire la propria felicità insieme a qualcun altro diventano in pochi attimi alla mercé del niente. Si riprende a guardarsi allo specchio da soli e tutte le abitudini di coppia vengono sostituite da una innocua routine quotidiana. C’è poi la necessità di ripartire, questa volta da soli, e seguire un sentiero che a prima vista sembra davvero impervio.

È seguendo questa premessa che il graphic novel Un anno senza di te (Bao Publishing) sceneggiato da Luca Vanzella e disegnato da Giopota snoda tutto il suo percorso.

Nella penna di Vanzella sono presenti tutti i punti fondamentali della fine di un rapporto: la rottura con la conseguente “depressione”, la voglia di non far più nulla e restare segregati in casa, la ricerca di qualcun altro che renda più lieve il dolore.

Tutti focus sulle quali l’autore di sofferma senza mai risultar essere troppo pesante. Scende nei dettagli, ma resta ancorato alla voglia di leggerezza che il fumetto vuole comunque comunicare.

La storia non è per niente originale, una storia abbastanza scontata come tante in giro nel mondo del fumetto. Ambientata a Bologna e ha come protagonista Antonio, o meglio la fine della storia d’amore tra Antonio e Tancredi. Come già detto in precedenza, l’autore descrive tutte le tappe cruciali che si susseguono dopo una storia d’amore.

Antonio non ha voglia di far nulla ed ecco che l’elemento “amici” vien fuori dalle pagine di Vanzella. Saranno loro, almeno in parte, a far uscire Antonio dalle grinfie dell’abbattimento emotivo. Ci sono poi i “primi nuovi passi” che il protagonista inizia a fare alla ricerca di una nuova felicità, sempre però con il pensiero al suo recente passato. Mese per mese lo sceneggiatore ricalca i contorni di ciò che è stato, mettendoci dentro dei flash back e soffermandosi nel contempo anche sulle nuove esperienze del ragazzo.

I disegni di Giopota, così come i suoi colori, rendono luminosa la pagina nonostante il taglio digitale del suo tratto rende il tutto troppo “industriale” e avaro di “sentimento”. Piace molto però la pulizia della pagina e l’idea di soffermarsi più sui protagonisti piuttosto che sui dettagli.

Un volume che ricorda al lettore che la fine di qualcosa coincide sempre con l’inizio di un’altra.

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