Perseguitato dalla sfortuna, il leggendario pirata Jack Sparrow deve vedersela con la sete di vendetta del capitano Armando Salazar e della sua flotta di pirati fantasma. A bordo dello sgangherato Gabbiano Morente, Jack parte alla ricerca del Tritone di Poseidone, un mitico artefatto che può permettergli di sconfiggere l’avversario. Nell’impresa lo accompagnano l’astronoma Carina Smyth ed Henry Turner, marinaio della Royal Navy.

Jack Sparrow ha perso la bussola, in tutti i sensi, e il franchise Pirati dei Caraibi cerca di ritrovare la rotta smarrita nel deludente quarto episodio uscito ormai sei anni fa. Reduci dall’acclamato Kon-Tiki, pure d’ambientazione marinara, i registi norvegesi Joachim Rønning e Espen Sandberg ripercorrono per filo e per segno la formula vincente, quantomeno al botteghino, di Star Wars: Il Risveglio della Forza realizzando una via di mezzo tra il sequel e il reboot.

In un momento di declino umano e professionale, Johnny Depp ripara nei rassicuranti panni del suo personaggio più iconico. Lo fa col pilota automatico, ripetendo le consuete guasconerie del personaggio senza azzeccare gag davvero memorabile. E’ il vecchio Han Solo ammantato da un’aura di mito che torna a fare da tramite per i nuovi giovani protagonisti.

A proposito di eroi creati da George Lucas e interpretati da Harrison Ford, ricordate il prologo di Indiana Jones e l’Ultima Crociata? In un solo flashback venivano raccontate le origini di tutti i segni distintivi del personaggio: la frusta, il cappello, la cicatrice sul mento, la paura dei serpenti e il cane da cui prende il nome. Ecco, qui c’è una scena molto simile sul passato di Jack che lo collega al nuovo villain, uno Javier Bardem che passa dallo sfigurato Silva di Skyfall al fantasma Salazar interpretato in motion capture.

I due nuovi eroi della saga sono Brenton Thwaites (Gods of Egypt), che non ha ancora il carisma giusto per caricarsi il film sulle spalle o tenere testa a Depp, e la deliziosa Kaya Scodelario (Maze Runner), astronoma ritenuta strega per le sue conoscenze scientifiche e quindi rappresentante del girl power e portabandiera di turno dell’emancipazione femminile. La coppia deve raccogliere il pesante testimone da Orlando Bloom e Keira Knightley, qui presenti in un funzionale cameo, e rappresentano una riuscita dicotomia tra raziocinio e spirito d’avventura sulle ali delle leggende dei mari.

L’avvio è vivace e promettente. La catastrofica sequenza all’inizio del film rifà il verso all’inseguimento con la cassaforte al termine di Fast & Furious 5. Occhio (guercio) alla comparsata di Paul McCartney prima della spassosa sequenza della ghigliottina. Poi il ritmo rallenta, la storia si siede su dinamiche convenzionali, sia per quanto riguarda l’action che l’intimismo. La ciurma fantasma si rivela un avversario piuttosto banale, i momenti comici sono stanchi e non strappano troppe risate. Gli unici colpi di scena, proprio come in Star Wars, riguardano la genealogia dei personaggi. Se è noto quello del giovane protagonista (di cui comunque non vi parleremo), è prevedibile quello riguardante Barbossa come pure il suo epilogo.

La scena dopo i titoli di coda apre al sequel. I nuovi eroi ci sono, a patto che riescano ad entrare nel cuore del pubblico. Il grosso punto interrogativo verte su Jack Sparrow. Il suo arco narrativo trova qui un finale che potrebbe essere definitivo ma la Disney può davvero rischiare di proseguire la saga senza il suo protagonista? In tal senso, il finale è aperto a tutte le possibilità.

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