Guardiani della Galassia Vol. 2 – Recensione in anteprima

Pubblicato il 24 Aprile 2017 alle 09:02

Sopravvissuti ad uno scontro con Abilisk, un mostruoso essere multi-dimensionale, e braccati da una flotta Sovereign, i Guardiani della Galassia s’imbattono nell’incarnazione umana di Ego il Pianeta Vivente, padre di Peter Quill. Mentre Peter scopre la verità sulle sue origini, Gamora deve risolvere il conflitto con sua sorella Nebula. Intanto, Yondu viene ingaggiato per catturare i Guardiani ma dovrà vedersela con un ammutinamento dei suoi Ravagers.

E’ sufficiente la scena dei titoli di testa di Guardiani della Galassia Vol. 2 ad ammaliare il pubblico e a riportarci nel meraviglioso angolo del Marvel Universe gestito da James Gunn, un piano sequenza nel quale Baby Groot danza sulle note di Mr. Blue Sky della Electric Light Orchestra mentre, sullo sfondo, i Guardiani affrontano Abilisk.

E’ il biglietto da visita del film che alza ulteriormente il tiro rispetto all’episodio precedente. Un mix di azione sfrenata ed ingegnosa, spassose gag slapstick, ironia surreal-demenziale, canzoni vintage, un design certosino di scenografie, costumi, anatomie esobiologiche ed elementi fantatecnologici, effetti digitali di buon livello, una stereoscopia avvolgente come si è visto raramente e una paletta cromatica psichedelica. Per farla breve, cinema allo stato puro.

Il Volume 1 è stato il primo titolo Marvel Studios, forse l’unico finora, a denotare un forte timbro autoriale e a distaccarsi, sul piano stilistico, dagli altri film della serie rispetto ai quali questa trilogia in corso d’opera di Guardiani della Galassia racconta una storia molto a se stante. Gunn si è fatto le ossa con l’exploitation della Troma ed ha sbeffeggiato gli eroi in costume nell’indipendente Super – Attento crimine!!! prima di conferire il suo approccio politicamente scorretto e anticonformista al gruppo di mascalzoni galattici guidato da Star-Lord.

Quando si parla di space opera è facile guardare a Star Wars e si è detto e scritto molto, in modo più o meno legittimo, circa i paragoni tra la saga di Lucas e quella di Gunn, entrambi franchise di proprietà Disney. Questo Volume 2 ha effettivamente qualcosa a che vedere con L’Impero colpisce ancora in special modo nel rapporto tra Peter Quill, un Chris Pratt sempre guascone, e le due figure paterne, Ego il Pianeta Vivente, un ambiguo Kurt Russell, e Yondu (Michael Rooker) in cerca di redenzione.

Si evolve anche la relazione sentimentale tra Peter e Gamora (Zoe Saldana), l’ex-assassina che tenta di risolvere i conflitti con la sorella Nebula (Karen Gillan). Drax (Dave Bautista) permette all’empatica Mantis (Pom Klementieff) di scalfire la sua corazza in una serie di dialoghi esilaranti e viene approfondito il carattere irascibile e respingente di Rocket Raccoon (la voce di Bradley Cooper).

E poi c’è Baby Groot (la voce di Vin Diesel versione stridula), la figura filiale ed infantile. Sì, è ruffiano. Sì, è fatto per vendere pupazzi con gli occhioni teneri. Ma è anche il personaggio a cui vengono affidate alcune delle sequenze e dei dialoghi più memorabili, anche se il suo vocabolario è costituito da una sola iconica battuta.

Sul piano dei villain non vi sveleremo qual è il principale, anche se è facilmente intuibile, vi diremo solo che la missione finale dei Guardiani cita l’attacco alla Morte Nera. Altro bastone tra le ruote per i nostri antieroi è la dorata Ayesha (Elizabeth Debicki) regina di Sovereign, una società troppo altezzosa e perfetta perché il dissacrante “branco di deficienti” possa rispettarla.

La componente intimista è fin troppo didascalica e buonista, a tratti addirittura zuccherosa, quasi disneyana in tal senso, però i rispettivi archi narrativi sono ben sviluppati e raggiungono degli apici emotivi davvero potenti e coinvolgenti, esaltati dai brani dell’Awesome Mix Vol. 2.

Guardiani della Galassia è, nel bene e nel male, uno dei franchise portabandiera dell’attuale ondata nostalgica che guarda agli anni ’80, espediente piuttosto facile per prendere il pubblico allo stomaco. Ma l’operazione di Gunn è anche onesta e di buon gusto, non solo nelle scelte musicali ma in tutte le citazioni della cultura popolare dell’epoca, dai videogiochi, si veda il sistema di guida della flotta Sovereign, alle serie tv con un breve cameo a sorpresa ed autoironico.

Non è più un mistero la breve presenza di Sylvester Stallone nel ruolo del ravager Stakar (vederlo a muso duro contro Michael Rooker su un pianeta innevato rimanda a Cliffhanger). Le cinque scene durante i titoli di coda restano nell’ambito del mondo dei Guardiani ed aprono al terzo episodio. Non aspettatevi quindi riferimenti al resto del Marvel Universe, anche se è noto che il gruppo comparirà nell’ammucchiata di Avengers: Infinity War dove dovranno far ricorso a tutto il loro indubbio carisma per non perdersi nella confusione.

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