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Sharaz-de, indiscusso capolavoro di Sergio Toppi [Recensione]

Vanessa Maran 07/02/2017

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Ritorna in un’edizione degna di Sergio Toppi, ispirato alle Mille e Una Notte, il capolavoro di uno dei più grandi Maestri del fumetto italiano: “Sharaz-de”, meravigliosamente interpretate dal fumettista e illustratore milanese

Esistono fumetti che, semplicemente, dovrebbero stare nelle librerie di tutti coloro che apprezzano non solo la cosiddetta “letteratura disegnata”, ma anche tutte le arti visive.

E, se proprio si fosse costretti a decidere una sola opera di Sergio Toppi, Maestro indiscusso del fumetto italiano (venuto a mancare nel 2012), quella – dopo ore di indecisione – sarebbe Sharaz-de.

Perché? Perché Sharaz-de è Toppi, il Toppi al suo meglio: e, se non si conosce già il suo stile, la sua arte, il suo modo di raccontare, un primo approccio a questo fumetto potrebbe addirittura sconvolgere il lettore.

Toppi, infatti, è un illustratore immenso e stupisce ad ogni tavola, essendo innanzitutto un grande narratore per immagini.

Lo dimostra la recente riedizione di Sharaz-de, curata da Nicola Pesce Editore, nonché primo volume di una collana che vedrà la pubblicazione dell’opera omnia di Toppi (comprese storie inedite per il mercato italiano).

Non è un caso che la casa editrice abbia voluto iniziare questa titanica impresa proprio da Sharaz-de, un classico che, per appunto, dovrebbe stare tra gli scaffali di tutti gli appassionati.

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Tavola a colori di Sharaz-de

Sharaz-de è uno dei pochi personaggi seriali di Toppi. La sua storia editoriale inizia nel 1977, tra le pagine di Alter Alter, e riprende la trama di Le Mille e una Notte, con questa premessa: dopo il tradimento da parte della moglie, il sultano Shaiyar ordina che ogni notte una donna del suo popolo gli venga offerta, per poi essere condannata a morte il giorno dopo.

Sharaz-de, però, non è come le altre donne: infatti ella stessa si offre volontaria, in modo da porre fine a questa catena di sangue. In che modo? Raccontando ogni notte al sultano una storia diversa, interrompendosi proprio sul più bello: così facendo, la curiosità dell’uomo è tale da impedirgli di condannarla a morte.

Questo accade per mille notti più una, ovviamente, ma tra queste Toppi decide di raccontarne otto (divenute poi undici nel 2005).

Sfogliando le storie, è impossibile non notare fin da subito non solo il disegno ricco e prezioso dell’illustratore milanese, ma soprattutto l’incredibile libertà con la quale gestisce la tavola: lo sguardo non legge da sinistra verso destra, ma si muove continuamente nella pagina, esplorandola a fondo.

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Tavola in bianco e nero di Sharaz-de

Impossibile non citare la verticalità di Toppi, propria della sua cifra stilistica: una verticalità che sospende il tempo e immobilizza i personaggi, una verticalità che spazia dal minimo dettaglio, disegnato con precisione, al vuoto della pagina bianca.

Proprio per queste caratteristiche, leggere Sharaz-de è esplorazione e meraviglia, ma anche riflessione e immersione: il tempo assume un significato totalmente diverso e sta al lettore decidere quando fermarsi, per quanto tempo contemplare e quando ricominciare il viaggio.

Un viaggio che non avviene in un Oriente stereotipato e superficiale, ma in un’epoca lontana non identificabile, priva di riferimenti spazio-temporali, se non a un medioevo persiano distante da noi.

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