Mia è una giovane aspirante attrice che lavora in un caffè all’interno degli studi cinematografici di Hollywood. Una notte incontrerà Sebastian, uno scorbutico e squattrinato musicista con una passione viscerale per il jazz. La storia d’amore che nascerà è destinata a cambiare entrambi, per sempre.

Una ragazza incontra un ragazzo. Sapete come va, no?

No. Non è così. Datemi retta.

Forte delle sue 14 nomination agli Oscar 2017, La La Land torna in Italia dopo la parentesi del Festival di Venezia. E’ un film per gli amanti del cinema, quello di Damien Chazelle, un film che il giovane (classe ’85) regista di Providence ha scritto e diretto tenendo bene in mente le pellicole che lo hanno fatto sognare da bambino.

E ci sono proprio tutte: da Cantando Sotto la Pioggia West Side Story, da Grease Una Ragazza che Voleva Essere Amata, da Boogie Nights Shall We Dance. Ci sono pure la danza fra le nuvole del più recente (rispetto agli altri) Moulin Rouge! e l’ingorgo stradale di Josephine, di Jacques Demy, che qui Chazelle ripropone in un lunghissimo piano sequenza iniziale davvero meraviglioso.

Perchè se c’è qualcosa che Chazelle ama più del cinema, quel qualcosa è la musica. Lo avevamo già capito dai suoi due precedenti film, del resto: col film d’esordio (anche quello un musical) Guy and Madeline on a Park Bench l’aveva suggerito a bassa voce, e poi con lo straordinario Whiplash l’aveva urlato al mondo intero. Ma con La La Land il giovane Chazelle va oltre. E di molto.

Non si tratta di un adattamento di uno show di Broadway. Citazioni a parte, La La Land è musical originale, con incantevoli pezzi originali di Justin Hurwitz. La palette cromatica della fotografia di Linus Sandgren (American Hustle) si fonde con quella dei costumi forniti da Mary Zophers, in un caleidoscopio di colori primari che sfavilla a ritmo di musica.

Gli stacchi musicali sono girati quasi sempre durante “l’ora d’oro” (quella che fece la fortuna de I Giorni del Cielo di Malick, tanto per dirne uno), che rende la luce al contempo soffusa e nitida, e anche questo ha contribuito a rendere La La Land il sofisticato capolavoro che è.

Il merito è da spartire anche – anzi, naturalmente – con Emma Stone e Ryan Gosling.  E’ semplicemente un piacere vederli insieme, tanto nelle scene recitate quanto nelle coreografie di ballo: non sono mai stati così belli, e sono stati bellissimi entrambi, in molti dei loro film; ma l’occhio di Chazelle è tutto per loro, e loro brillano dall’inizio alla fine.

A voler cercare il pelo nell’uovo qualche difetto lo si trova: primo, non esiste praticamente alcun personaggio secondario; secondo, la sceneggiatura va un po’ a perdersi alla fine del secondo atto – forse sarebbe stato meglio tenere la durata sotto le due ore – ma l’ultimo atto è semplicemente perfetto: se, come me, l’epilogo di Perfetti Sconosciuti proprio non vi è piaciuto, applaudirete per quello di La La Land.

Possiamo parlare di miracolo? Probabilmente si, perché nessuno, oggi, avrebbe scommesso un fico secco sul successo (un così grande successo, anzi: incasso di quasi 140 milioni a fronte di soli 30 milioni di budget) di un musical.

Il calendario, del resto, dice 2017, non 1957. Chazelle lo sa benissimo, e infatti il suo scopo era proprio quello di modernizzare un genere che sta scemando (come Sebastian con il jazz), reinterpretando ciò che oggi è vintage per poterlo mostrare alle nuove generazioni. Magari per farli innamorare, come succede ai due protagonisti. Questo è il messaggio del film, in fondo: innamoratevi, innamoratevi, innamoratevi; di quello che succederà in seguito, chi se ne frega.

Se siete indecisi, non aspettate il blu-ray, o che lo passi la Rai (brr). Se non avete mai visto un musical (male per voi, comunque) ignorate la reticenza e fiondatevi nel cinema col più grande schermo possibile. Anche se è a un’ora di auto da casa vostra. Anche se pensate “tanto non mi piacerà”.

No. Non è così. Datemi retta.

Sapete come va. Una ragazza incontra un ragazzo …

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