La nostra video recensione di DYD 363 uscito da pochissimo in tutte le edicole e che vede Dylan indagare, suo malgrado, su una serie di bizzarri omicidi collegati in qualche modo alla sua infanzia…

Con qualche giorno di anticipo rispetto all’uscita in tutte le edicole italiane abbiamo avuto modo di leggere in anteprima Dylan Dog 363 intitolato “Cose Perdute“. Ai testi troviamo Paola Barbato con matite di Giovanni Freghieri, due veterani dell’Indagatore dell’Incubo, che accompagnano l’esordio del nuovo copertinista Gigi Cavenago.

Dopo due albi maggiormente incentrati proprio su Dylan – il 361 Mater Dolorosa e soprattutto il 362 Dopo un lungo Silenzio che aveva segnato il ritorno di Tiziano Sclavi – con questo “Cose Perdute” torniamo invece ad atmosfere più oniriche, la Barbato infatti imbastisce una storia basata sul ricordo e sull’immaginazione.

Cosa collega una sequenza di bizzarri omicidi con un pacchetto ricevuto da Dylan Dog con all’interno un vecchio papillon? La Barbato ci conduce così nei meandri della memoria di un Dylan bambino e della sua infanzia nel paese dei nonni, Crossgate. Infanzia segnata dalla sola compagnia dell’immaginazione strumento che gli aveva permesso di creare tanti amici diversi – nel cammino di Dylan a ritroso scopriremo un terribile segreto che fa, come in ogni classica storia dell’inquilino di Craven Road, della quotidianeità il luogo per gli orrori più raccapriccianti.

La Barbato si prodiga nel raccontare una storia malinconica ed angosciante nel momento in cui si realizza che è impossibile fuggire dal proprio passato.

Il ritmo della narrazione perfettamente equilibrato fra passato e presente viene scandito proprio dalle immagini degli omicidi fortemente allegorici in questo senso; piccola annotazione di continuity: pur essendo presente il mitico Bloch va riconosciuto alla Barbato il merito di aver finalmente reso organici alla storia i suoi sostituti ovvero Carpenter e Rayna.

Perfetto l’apporto della matite di Freghieri stilizzate e mai troppo pulite ottime sia nel tratteggiare lo spaesamento di Dylan sia nel rendere le sequenze nel passato distanti ma non troppo.

Nella prossima pagina la nostra Video Recensione!

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