“…e vissero tutti felici e conTorti” – Recensione in anteprima

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Torti Marci è un nerd misantropo, insofferente agli irritanti atteggiamenti degli utenti dei social network al punto da essersi scisso in due metà. Una parte di sé si è isolata dal resto del mondo mentre il suo alter ego governa il Regno come un despota. Attaccato dai troll inviati dalla sua controparte, l’asociale Torti Marci dovrà avventurarsi nel Regno per affrontare il suo lato più oscuro tentando di riconciliarsi con lui.

Qualunque nerd di razza può identificarsi in una o più idiosincrasie di Torti Marci che sta al fumettista romano Riccardo Torti come Zerocalcare sta a Michele Rech, Panda sta a Giacomo Bevilacqua e Asso sta a Roberto Recchioni. Personaggi che sono la controparte fumettistica dei rispettivi autori, ne raccontano le vicissitudini in chiave metanarrativa ed hanno tutti in comune il web come luogo di nascita.

Un buon titolo alternativo per la prima storia lunga di Torti Marci avrebbe potuto essere The Asocial Network. Si tratta di una riflessione sul rapporto dell’autore con gli utenti di Facebook, dei quali sembra non tollerare praticamente nulla, ma soprattutto con il suo alter ego diegetico. La dicotomia tra i due è quella che passa tra la condizione privata e pubblica dell’artista.

Torti si racconta come il tipico nerd solitario che se ne sta sempre chiuso in casa tra internet, videogiochi e serie tv mentre il suo profilo pubblico su Facebook conduce un surrogato di vita sociale spadroneggiando sui suoi necessari sudditi-followers.

Il web viene rappresentato come un regno fantasy, metafora non originalissima ma efficace, basti pensare al significato dei troll nella mitologia e nel linguaggio di internet. L’avventura del protagonista rappresenta tutta la trafila dell’utente che viene bannato e finisce per crearsi un account falso per tornare alla carica.

Tutto questo viene raccontato da Torti attraverso un tratto sintetico, affusolato e spigoloso come il carattere del protagonista la cui condizione emotiva è espressa attraverso l’uso del colore con le figure che sono sempre monocromatiche oltre il nero delle chine.

La voce narrante in terza persona nelle didascalie è quella dell’autore stesso ancora in un gioco metanarrativo. La lettura è scorrevole, ricca delle consuete citazioni dalla cultura popolare nerd, peccato che ogni tanto prenda la scorciatoia della battuta facile e l’ironia non riesce sempre ad essere caustica in linea con la misantropia del personaggio.

Il compromesso finale è beffardo e solo apparentemente risolutorio. Se Torti Marci diventasse davvero uno di quei compagnoni da social che condivide foto di gattini e video divertenti, perderebbe la sua ragion d’essere. In tal senso, nel finale il personaggio diventa davvero respingente laddove la sua indole corrosiva l’ha invece reso sempre accattivante per il pubblico.

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