John Krasinski dirige una sceneggiatura di  James C. Strouse in un film su una stravagante famiglia americana che deve affrontare un ricovero ospedaliero, la crisi economica e matrimoni e figli all’orizzonte.

Qui sia davanti che dietro la cinepresa, Krasinski gioca sul genere più cliché-friendly del cinema mondiale, la commediamara familiare (dagli americani, così elegantemente detta “dramedy”).

Quello che differenzia questo The Hollars dai tantissimi film dalla trama simile è l’uso così non-comune che Krasinski e Strouse fanno dell’umorismo. Si ride sempre, anche davanti ai problemi più pesanti e insuperabili della vita, e la positività che si respira nel film vi farà uscire dalla sala con un bel sorriso stampato in faccia.

Le complicazioni familiari sono molte: una madre ricoverata per un tumore alla testa, un padre sull’orlo delle lacrime con un’azienda sull’orlo della bancarotta, un fratello disoccupato divorziato con due figlie e che è anche un po’ pazzoide, una compagna incinta e tenerissima e super-preoccupata per te e una bellissima ex dei tempi del liceo che forse ti ama ancora o forse no, mentre suo marito fa di tutto per capirlo e si vede che vorrebbe prenderti a pugni però si trattiene sempre, perché è l’infermiere di tua madre.

Questo è The Hollars e noi siamo John Hollar, (John Krasinski) che per stare vicino alla madre parte da New York e torna nella cittadina in cui è cresciuto e si ritroverà di colpo nel passato: dalla cameretta della sua infanzia al lago dove andava a divertirsi, ai guai in cui suo fratello continua a cacciarsi fino alla fidanzatina del liceo che ora è sposata e ha un figlio però se ti acchiappa ti spupazza come se steste ancora insieme.

Divertente, esagerato, pronto a farti scendere la lacrimuccia ma poi a farti ridere di nuovo, perché nella vita l’unica cosa che conta è ridere, ridere, ridere e ridere ancora.

Con un cast stellare a sua disposizione (oltre a John, abbiamo anche Sharlto Copley, Charlie Day, Richard Jenkins, Anna Kendrick e Margo Martindale) Krasinski, qui alla sua seconda regia dopo Brief Interviews with Hideous Men del 2009, riesce miracolosamente a mantenere alta l’attenzione su tutti i membri della famiglia Hollar, senza concentrarsi mai troppo su uno dimenticano l’altro e così via.

Certo, in meno di novanta minuti è difficilissimo gestire tutti i personaggi (Gwen, la fidanzata del liceo, compare in una sola scena e poi boh, dove sarà finita non si sa) e inevitabilmente con il proseguo della vicenda il cerchio si chiude sempre più intorno alla famiglia che dà il titolo alla pellicola, lasciando fuori gli altri. Fosse durato quindici/venti minuti in più avremmo avuto il tempo di vedere sviluppate maggiormente alcune sotto-trame potenzialmente spassose e interessanti, ma evidentemente lo scopo di Krasinski era quello di raccontare solo una storia, la storia non tanto di John Hollar quanto degli Hollar come ensemble, e su come sarà proprio quel ritorno a casa che tanto temeva a fugare i dubbi e le ansie sul futuro che lo preoccupavano.

Sicuramente oscurato in questo Festival dal Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan, The Hollars sa far ridere e a tratti anche commuovere, ma le situazioni non sono mai sui generis e una patina di già visto, già sentito ricopre tutto il film, un po’ come si fa con gli alimenti da conservare in frigo. Il film rimane comunque digeribile, e sicuramente da assaggiare se non siete in vena di un piatto più prelibato.

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