Il premio Oscar Leonardo Di Caprio viaggia per il mondo esplorando i pericoli del cambiamento climatico nell’eco-documentario di Fisher Stevens.

Dopo gli inquietanti avvertimenti sull’eccessivo uso di combustibili fossili ne L’Undicesima Ora di Leila Conners Petersen e Nadia ConnersLeonardo Di Caprio torna ad affrontare uno degli argomenti a lui più cari, quello del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico.

Al tempo quel film non salvò il mondo, ma sensibilizzò non poco l’opinione pubblica a proposito dei pericoli concreti rappresentati dal sovraffollamento o lo sfruttamento sfrenato col quale l’economia e la globalizzazione stanno stuprando la biosfera. E qui, se vogliamo, il tema trattato è lo stesso.

A differenza de L’Undicesima Ora, però, Before the Flood è anche e soprattutto un ottimo film.

La prima cosa che Stevens azzecca è quella di tenere Di Caprio sullo schermo il più a lungo possibile: lui è l’uomo immagine, l’uomo copertina, è carismatico e competente e soprattutto appassionato all’argomento, talmente appassionato che ti cattura facilmente e per lo spettatore è più facile entrare in sintonia con quello che viene detto se a dirtelo è Leonardo Di Caprio.

Il fatto che il buon Leo abbia un ruolo centrale può sembrare scontato ma, per esempio, ne L’Undicesima Ora questo inspiegabilmente non accadeva. L’attore losangelino ammette lui stesso che: “Le mie impronte sono probabilmente più grandi di quelle della maggior parte della gente”, per dire insomma che lui è l’esempio che gli altri devono seguire.

E tu sei lì che pensi: “Cosa? Ha detto ‘probabilmente’? Davvero?”.

Quindi lo vediamo volare sopra le sabbie bituminose del Canada, arrancare sulle distese ghiacciate semi-sciolte del circolo artico, osservare inorridito ciò che rimane delle foreste di Sumatra, dove l’olio di palma viene raccolto a buon mercato per essere usato un po’ ovunque, dai cibi per fast food ai cosmetici.

E il fatto che il front-man della produzione sia Di Caprio, che da anni porta avanti questa sua crociata per salvare il pianeta, ha permesso al regista di arrivare a guest-star altisonanti, come Barack Obama, John Kerry, Bill Clinton (in pieno clima di elezioni, guarda un po’), addirittura Papa Francesco.

La tesi sostenuta di ridurre il consumo di combustibili fossili va in contrasto però con l’effettivo fabbisogno energetico mondiale, e Di Caprio ragiona su come sia utopistico immaginare che gli USA, da un giorno all’altro, possano decidere di ridurre drasticamente il consumo di queste materie prime, quindi ci si chiede se l’unica cosa sensata da fare non sia virare del 100% e vele spiegate verso l’isola felice delle energie sostenibili e lasciare le cose come stanno (o meglio, come le abbiamo rese noi in 200 anni di perpetua rivoluzione industriale).

Di documentari come questo, per il cinema o per la televisione, ce ne sono a dozzine là fuori, e se il problema del cambiamento climatico vi è nuovo o avete vissuto sulla Luna negli ultimi vent’anni (in qual caso siete giustificati) oppure dovreste seriamente prendere in considerazione l’idea che forse passate troppo del vostro tempo su Snapchat.

Il vero punto forte di Before the Flood è proprio il premio Oscar che ha prestato il suo volto e il suo nome alla causa, e va fatto un applauso a Fisher Stevens perché ha capito (e sembra volerci dire) che oggigiorno non sono i social network o la pubblicità a smuovere il pensiero indipendente delle masse, ma le star, i Very Important People, e chi meglio di Di Caprio per trasmettere questo messaggio?

Se vi siete emozionati durante il discorso di premiazione per gli Oscar, il documentario vi piacerà (e penserete a The Revenant nel rivederlo barbuto e imbacuccato circondato dalla neve).

La cosa triste, e che dovrebbe far riflettere, è quanto poco servirà il film a cambiare effettivamente le cose. E non si tratta del mio essere cinico, ma solo di sano realismo.

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