Qualche riflessione a caldo dopo la visione della prima puntata della sesta stagione di American Horror Story

Nessuna rivelazione e una quantità infinita di brevi teaser (che stuzzicavano il pubblico senza rivelare nulla), è stata questa la strategia di Ryan Murphy per rendere questa stagione di American Horror Story la più misteriosa di sempre.

All’inizio del primo episodio non ci sarà una sigla a svelare l’arcano e solo nel corso della puntata verrà finalmente annunciato il tema della stagione.

My Roanoke Nightmare è il sesto titolo della serie, il più lungo, articolato e controverso, primo simbolo di un distacco deciso da quella che ormai era considerata la tradizione della serie. Dopo Murder House, Asylum, Coven, Freak Show e Hotel, Ryan Murphy e il suo team modificano molto, dallo stile visivo alla narrazione: tutto sembra essere American Horror Story ma anche qualcosa di completamente nuovo. Una nuova era Horror è iniziata.

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“Questa storia si ispira a fatti realmente accaduti”. Con questa didascalia si apre la sesta stagione e proprio quel “realmente accaduti” giocherà un ruolo importante per tutta la serie.

La struttura narrativa possiede un fascino del tutto nuovo rispetto al passato: la storia è raccontata attraverso un documentario televisivo (in stile tv-verità) che divide i piani narrativi fin dalle prime battute. Shelby (Lily Rabe) e Matt (Andre Holland) ci raccontano la loro storia davanti alla telecamera e le loro parole diventano subito immagini in una ricostruzione dei fatti: notiamo subito che Shelby e Matt non sono interpretati dai medesimi attori posti di fronte alla telecamera ma hanno altri volti (quelli di Sarah Paulson e Cuba Gooding Jr).

Forse quella tv-verità non è poi così autentica? Ryan Murphy entra a gamba tesa nella tv, dentro le sue insenature, la manipola e ci gioca come pochi altri riescono a fare. Come accaduto con alcuni suoi lavori precedenti, Murphy utilizza il tema manifesto (l’horror) per affrontare tematiche molto più scottanti e vicine alla cultura americana. Non capire quale attore sta interpretando cosa è un bel trip mentale per cominciare.

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A livello di narrativa horror, questa sesta stagione inizia nel più accademico dei modi: Shelby e Matt si sono appena trasferiti a Roanoke per cominciare una nuova vita, dopo aver subito un’aggressione traumatica.

Al centro delle vicende c’è la scomparsa degli abitanti di un’intera colonia nel 1950, una casa immersa nei boschi e presenze inquietanti che potrebbero far urlare al “già visto”.

La forza di My Roanoke Nightmare, almeno nel suo pilot, è la capacità di conciliare classicismo horror con una storyline avvincente e personaggi ben caratterizzati e mai così pacati nella storia dello show. Dopo Freak Show e Hotel, due stagioni all’insegna dell’eccesso, pazzia, glamour e personaggi iconici, si torna con i piedi per terra e si predilige uno stile più aderente al reale (la stessa realtà che ricerca il meta documentario della storia).

Murphy ci fa entrare in punta di piedi in questo racconto, senza bisogno di scene particolarmente d’effetto, rimanendo concentrato su una sceneggiatura di ferro. Si respira l’atmosfera che aveva reso grande Murder House (forse sarà la casa), anche se l’ambientazione e la doppia linea narrativa rendono tutto diverso.

Questo è solo l’antipasto di una serie che sembra aver avuto il coraggio di rimettersi in gioco, supportata sempre da un ottimo cast, solo in parte rivelato (ottima la performance della coppia Paulson- Gooding Jr). Attendiamo con ansia il prossimo episodio.

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