Arkham Asylum Follia

Autore: Sam Kieth (testi e disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 13,95, 16,8 x 25,7, pp. 104, col.

Recensione


Uno degli elementi narrativi più importanti delle avventure di Batman è rappresentato da un luogo: il manicomio Arkham, il centro di igiene mentale che accoglie i nemici del Cavaliere Oscuro e che spesso, nel corso del tempo, è stato lo sfondo di molte avventure, alcune di esse passate alla storia dei comics. Non si può non citare, per esempio, Arkham Asylum, capolavoro assoluto di Grant Morrison e Dave McKean, che sconvolse lettori e addetti ai lavori con la forte carica eversiva della sua impostazione.

Ovviamente, prima di quell’opera, il manicomio fondato da Amadeus Arkham era stato utilizzato da altri autori; ma Morrison lo concepì come una costruzione spettrale e angosciante, e la sua versione non era esente da influssi horror e gotici e gli oscuri e labirintici corridoi del complesso, da quel momento in poi, si prestarono ad essere considerati lo sfondo perfetto per vicende cariche di suspense e tensione psicologica.

Di ciò se n’è reso conto Sam Kieth, il grande penciler dei primi numeri di Sandman, nonché autore del valido The Maxx, tra le altre cose, che alle ansiogene situazioni della graphic novel di Morrison e McKean ha voluto rendere omaggio con un ottimo one-shot che sin dal titolo la richiama: Arkham Asylum Madness, tradotta da Planeta in un tp con il titolo Arkham Asylum Follia.

Keith, che già in passato si era concentrato su Batman con la bella Batman Secrets, torna ad occuparsi del Bat-verse con una storia stavolta non imperniata sul giustiziere vestito da pipistrello ma sugli allucinanti ospiti del manicomio Arkham. Il cartoonist è responsabile sia dei testi che dei disegni (coadiuvato ai colori da Michele Madsen e Dave Stewart) e delinea una trama semplice nella struttura ma complessa dal punto di vista psicologico.

Va da sé che il manicomio descritto da Kieth è un ambiente claustrofobico; una specie di labirinto, caratterizzato da spazi angusti e opprimenti; un microcosmo separato dal mondo esterno della razionalità e della banalità quotidiana, in cui i traumi e le devianze degli internati si esprimono liberamente e dilagano, come un virus cerebrale. Coloro che vi sono rinchiusi sono, ovviamente, pazzi. Ma le persone che ci lavorano non sono tanto equilibrate: un guardiano che si diverte di nascosto con un’infermiera sceglie di trastullarsi a poca distanza dal mostruoso Killer Croc; gli addetti a varie mansioni fanno e compiono gesti assurdi; i dottori sono gretti e meschini e certe dottoresse celano tendenze lesbiche e non sembrano migliori dei criminali.

La protagonista principale dell’opera, Sabine, è un’infermiera, almeno apparentemente, normale. Odia il suo lavoro ma non può rinunciarvi, dal momento che bisogna pur vivere. Si sforza di fare ciò che le viene richiesto nella maniera migliore possibile e ogni giorno aspetta con ansia la fine del suo turno per poter tornare a casa dal marito e dal figlio, lasciandosi alle spalle l’universo allucinato di Arkham.

Ma una mattina tutto cambia. Iniziano a verificarsi cose strane. L’atmosfera del manicomio, di per sé già destabilizzante, si fa via via più bizzarra. Qualcuno sta architettando una serie di scherzi orribili che potrebbero colpire chiunque. E, quando si ragiona di scherzi, è ovvio che il Joker dovrebbe essere il responsabile. Tuttavia, il clown del crimine, almeno formalmente, è tranquillo e ultimamente si occupa di un hobby: la collezione di vari oggetti. Però Joker sa qualcosa che gli altri non sanno.

Kieth sviluppa abilmente un feeling di paranoia che coinvolge il lettore sin dal principio, con testi che non sono altro che monologhi interiori dei characters, tra loro alternati, in una ossessiva e spiazzante fluttuazione emotiva. La storia è ricca di accenni alla psicoanalisi (naturalmente), alla letteratura post-moderna e alla narrativa di genere; ma non mancano riferimenti morrisoniani (come gli onnipresenti orologi che gocciolano) e collegamenti alla mitologia del Bat-verse. E bisogna puntualizzare che Kieth rispetta le caratteristiche dei villains, benché prevalgano, anche in questo caso, le impostazioni di Morrison.

Dal punto di vista grafico, Kieth ha realizzato un’opera eccezionale: un favoloso mix di tratteggio a matita, pittura, effetti fotografici e computerizzati, e la resa visiva è sconcertante e affascinante nello stesso tempo: il Joker è spaventoso e schizoide come non mai; Killer Croc e Due Facce orripilanti; lo Spaventapasseri ributtante; Harley Quinn fa venire i brividi; Poison Ivy risulta contemporaneamente seducente e scostante; e Sabine è delicata e leziosa.

L’impostazione delle tavole e, più in generale, il lay-out è inventivo: evoca oppressione quando Keith realizza piccoli riquadri che sembrano tasselli di un enorme puzzle; in altre occasioni, ci ammalia con illustrazioni a tutta pagina, in cui chiaroscuri e giochi d’ombra, di impronta impressionista (ma con stilemi cartoon e caricaturali) la fanno da padrone. Insomma, Arkham Asylum Follia è una grande prova d’autore, nonché un fumetto altamente sofisticato. Rilevo, inoltre, con piacere che l’edizione Planeta è priva di refusi e di errori grammaticali. Perciò non perdetevi questa graffiante e incisiva produzione firmata Sam Kieth.


Voto: 8 ½

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