Sgt. Kirk vol.3 – In terra straniera – Hugo Pratt

Pubblicato il 25 Maggio 2011 alle 00:00

Sgt. Kirk vol.3 – In terra straniera – Hugo Pratt

Autore: H. Pratt; H. Oesterheld
Casa Editrice: Rizzoli Lizard
Provenienza: Italia
Prezzo: 22 €
Recensione


Hugo Pratt non è solo Corto Maltese. Sebbene, infatti, il disegnatore veneziano abbia legato in maniera indissolubile la propria fama alla figura del fascinoso marinaio, numerosi altri sono gli eroi a fumetti a cui egli ha dato vita. Come il Sergente Kirk, ad esempio. Pratt dopa la fine della Seconda Guerra Mondiale emigra in Argentina, terra decisiva nel suo processo di formazione umano e artistico, come egli non mancherà di sottolineare. Qui, tra gli altri, incontra Héctor Germàn Oesterheld, sceneggiatore argentino di origine tedesca col quale collabora per la realizzazione di due serie: Sgt. Kirk e Ernie Pike.

Le avventure western del sergente Kirk – realizzate tra il 1953 e il 1959 – ci vengono ora riproposte, in una lodevole operazione di recupero di una delle più importanti opere del fumetto internazionale, dalla Rizzoli Lizard in volumi in cartonato dalle dimensioni 21×28. Dopo Rinnegato! e L’assalto dei Comanche, è la volta di In terra nemica, terzo dei cinque volumi di cui si compone una serie ormai diventata storica, supervisionata da Hugo Pratt in persona. Serie che testimonia l’evoluzione artistica di Pratt e si configura al tempo stecco come un tassello importante nel processo di affermazione del genere western.

Ma attenzione. Il western di Pratt e Oesterheld è lontano dagli stereotipi che popolano il genere, è in anticipo rispetto ai tempi: il ritmo è più lento, uomini e azioni non sono standardizzati, gli indiani non sono presentati come alieni minacciosi, la violenza non è sempre l’unica soluzione possibile. Sgt. Kirk sa mettere in primo piano l’umanità di tutti, dei buoni come dei cattivi di turno. Lo stesso protagonista è un personaggio capace di ammettere i propri limiti, capace di esitare, come si può ben vedere all’inizio dell’avventura, quando aspetta a lungo prima di decidere come comportarsi con una sentinella nemica. Riflette a lungo, e poi in lui prevale l’idea che, nemico o no, ha di fronte pur sempre un uomo e quindi gli risparmia la vita, colpendolo in maniera non letale.

Attraverso vignette in bianco e nero sobrie e scarne, didascalie frequenti, quasi mai però sovrapposte ai disegni, figure dai profili secchi, ridotti talvolta ad un’unica macchia di inchiostro, il sergente col berretto del 7° Cavalleggeri si batte per salvare i propri compagni, tra nemici spietati e valorosi, terre sconfinate e ricche di insidie, che fanno da sfondo a queste come alle altre pagine della serie Sgt. Kirk, l’opera più prolifica e insieme meno conosciuta di Pratt. Almeno prima dell’iniziativa della Rizzoli Lizard.

Carmine De Cicco

La produzione fumettistica di Hugo Pratt è vasta e articolata e non si riduce a Corto Maltese, benché quest’ultimo sia certamente la sua creazione più famosa. E anche la vita di uno dei più grandi esponenti della letteratura disegnata ha la stessa complessità di un romanzo, considerando gli spostamenti, intesi in senso fisico, dell’autore. Tra i tanti viaggi da lui intrapresi, infatti, c’è quello che lo condusse in Argentina appena ventenne. E in quel paese Pratt rimase a lungo e tale periodo costituisce una fase importante della sua evoluzione umana e artistica.

Di ciò ci si potrà rendere conto leggendo questo terzo volume di Sgt. Kirk, una delle opere forse più importanti di Pratt e che Rizzoli/Lizard ha meritoriamente deciso di riproporre in una serie di cinque volumi (così come sta riproponendo altri gioielli del Maestro). Sgt. Kirk, inoltre, al pari di Ernie Pike, è fondamentale perché frutto della sua collaborazione con un’altra leggenda del fumetto: Héctor Germàn Oesterheld, sceneggiatore argentino entrato nel mito per il suo L’Eternauta e ucciso nel 1977 a causa della sua opposizione al regime del generale Videla.

Se dovessimo definire Sgt. Kirk, realizzato negli anni cinquanta, dal punto di vista del genere, lo inseriremmo nella categoria del western. E, in effetti, il personaggio principale, Kirk, appunto, è un coraggioso sergente del 7° Cavalleggeri; e ci sono gli indiani; le praterie; i paesaggi che il cinema di John Ford fece entrare nell’immaginario collettivo di molti. Tuttavia, le atmosfere delle storie si discostano da quelle di Tex, per esempio; o di Jonah Hex, giusto per citare due nomi a caso.

Il tono della narrazione impostato da Oesterheld è malinconico, intimista, con un incedere lento, a tratti conradiano. Lo si deve alla preponderante presenza delle didascalie che, in determinati momenti, sono un po’ verbose (ma che, comunque, risentono delle convenzioni di quell’epoca); e i character del fumetto sono disincantati e non pistoleri pronti ad uccidere per futili motivi.

Il Sergente Kirk, anzi, non ama togliere la vita a nessuno e, persino nelle situazioni più pericolose, cerca sempre di evitare l’omicidio. Tutto sommato, Kirk anticipa gli eroi dei western anni settanta: non più John Wayne attaccabrighe, ma uomini riflessivi dalle psicologie sfaccettate. Ma c’è anche un elemento che rese Sgt. Kirk innovativo: la descrizione degli indiani.

Nei western classici, gli indiani erano sempre rappresentati in chiave negativa, con una superficialità disarmante. Si tende, infatti, a credere che i pellerossa costituiscano una comunità omogenea; mentre, invece, è l’esatto contrario. Le innumerevoli tribù indiane avevano usi e costumi diversi, spesso tra loro divergenti, e il merito di Oesterheld fu di rappresentarli in questo modo. I Sioux sono i Sioux, per esempio; e non hanno niente a che vedere con i Piedi Neri o i Seminole, e così via.

Gli indiani di Oesterheld sono esseri umani, non mostri crudeli pronti ad assalire l’uomo bianco per partito preso. Hanno sentimenti, amano, soffrono, sono tormentati dai dubbi, esattamente come Kirk e i suoi compagni di avventure. Basti, per esempio, ragionare sulla figura del giovane Kingo, complessato perché convinto di non essere un valente guerriero e che si considera perseguitato dalla sfortuna; o di Maho, innamorato di una bella principessa indiana.

Ovviamente, Sgt. Kirk è pregevole anche per i disegni di Pratt e non potrebbe essere altrimenti. Nello specifico, abbiamo a che fare con un tratto in parte ancora acerbo e siamo lontani dall’impeccabile realismo delle sue storie di guerra realizzate per l’inglese Fleetway; e ancor più dalla stilizzazione del suo ultimo periodo creativo. Ma ciò non significa che l’aspetto visivo di Sgt. Kirk sia poco valido.

Pratt lavora molto con gli inchiostri, utilizzando neri profondi contrapposti a bianchi quasi accecanti, a volte concentrandosi sui profili dei personaggi per costruire figure di grande valenza espressiva che rivelano l’influsso di Milton Caniff. Gli sfondi delle vignette sono essenziali e fortemente incisivi e, soprattutto, riguardo lo story-telling, Pratt dimostra già di avere ottime doti. Il flusso dell’azione da una vignetta all’altra è scorrevole e trasmette tuttora un forte senso di dinamicità.

Il volume comprende cinque storie che costituiscono una lunga, avvincente story-line imperniata sulla ricerca di Kirk di alcuni suoi amici rapiti dai Sioux. E il lettore si accorgerà che, episodio dopo episodio, lo stile di Pratt si fa più rifinito, fino a giungere a quello che ritengo essere il capitolo migliore della raccolta, ‘I Crows’. Se volete, quindi, leggere un’opera nata dalle grandi capacità artistiche del padre di Corto Maltese e di quello de L’Eternauta (state in campana per l’edizione integrale di questo capolavoro da parte della 001 Edizioni!), nonché un western che ha anticipato pellicole come ‘Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo’ e ‘Soldato Blu’, Sgt. Kirk è ciò che fa per voi. Aggiungo che il libro è ben realizzato dal punto di vista editoriale e va segnalata, inoltre, la bella introduzione di Paolo Bacilieri.

Sergio L. Duma


Voto: 8

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