Alice attraverso lo specchio – Recensione

Pubblicato il 29 Maggio 2016 alle 23:48

Alice Kingsleigh ha trascorso tre anni in mare seguendo le orme paterne al comando di una nave. Tornata a Londra, scopre che la compagnia della sua famiglia è stata rilevata da Hamish Ascot, l’uomo che ha rifiutato di sposare. Hamish vuole la nave di Alice in cambio della casa ipotecata della famiglia Kingsleigh. Guidata dal Brucaliffo, Alice attraversa uno specchio magico e torna nel Sottomondo dove il Cappellaio Matto ha perso la sua Moltezza, convinto che la sua famiglia sia sopravvissuta all’attacco del Ciciarampa. La ragazza decide così di rubare la Cronosfera all’eccentrico Tempo per recarsi nel passato e cambiare il corso degli eventi.

Alice attraverso lo specchio poster

Nell’elenco di trasposizioni live-action che la Disney sta realizzando dai suoi classici d’animazione, Alice in Wonderland e questo sequel, Alice attraverso lo specchio, sono un’eccezione alla regola poiché hanno davvero pochissimo a che vedere con il film animato Alice nel Paese delle Meraviglie del 1951, sia per quanto riguarda la concezione estetica che sul piano narrativo.

Nonostante il successo al botteghino, il film di Tim Burton, uscito nel 2010, aveva destato qualche perplessità perché aveva cercato di dare un senso ad un racconto che non deve averne, dividendo i folli personaggi del racconto di Lewis Carroll in buoni e cattivi ed imbastendo un’avventura fantasy piuttosto banale, sorretta da una metafora comunque avvincente. L’anticonformista Alice sfuggiva alla terribile realtà di un matrimonio combinato rifugiandosi in un mondo d’immaginazione dove affrontava la Regina Rossa, controparte fantastica della madre dispotica.

Questo sequel passa nelle mani di James Bobin, che ha all’attivo con la Disney gli ultimi due film sui Muppet e dirigerà il crossover tra Men in Black e 21 Jump Street. Il regista si limita a seguire le orme di Burton che torna solo in veste di produttore. Ancora una volta, il viaggio di Alice nel Sottomondo rappresenta una fuga da una realtà piuttosto scomoda nella quale la ragazza è costretta a scegliere tra la casa atavica, simbolo di stabilità, e la sua nave che rappresenta appunto la libertà e la fuga dal rigido conformismo anglosassone.

Alice, ennesima esponente del girl power di casa Disney, è al comando di un equipaggio di soli uomini. Il suo anticonformismo e i suoi viaggi fantastici rischiano addirittura di farla rinchiudere in manicomio. E’ sicuramente questo l’elemento più interessante di tutto il film che richiama la follia dei poemi di Carroll ma tutto viene trattato in maniera piuttosto sommaria e la sceneggiatura preferisce virare sul tema ormai abusato della famiglia.

Tutti i personaggi principali devono sostenere conflitti familiari: Alice deve vedersela ancora con la madre, la Regina Rossa con la sorella, la Regina Bianca, di nuovo interpretate da Helena Bonham Carter e Anne Hathaway, mentre Johnny Depp torna nel ruolo del Cappellaio Matto che deve risolvere il conflitto con la figura paterna.

Sacha Baron Cohen è la new entry nel ruolo di Tempo che presiede appunto al ciclo vitale degli abitanti del Sottomondo. Il tentativo di modificare gli eventi passati per influire sul corso degli eventi rappresenta un rito di passaggio per Alice che capirà di dover affrontare le proprie responsabilità ed accettare il presente.

La storia diventa stucchevole proprio a causa di quest’eccessiva destrutturazione di personaggi che dovrebbero esistere solo in virtù della loro funzione concettuale. Andare ad approfondire troppo le origini della Regina Rossa e del Cappellaio Matto non è poi così interessante. E’ un’avventura piuttosto banale ed eccessivamente lunga, con un lieto fine troppo zuccheroso per quel che riguarda il Sottomondo, più coraggioso nel mondo reale.

Certo, gli effetti visivi si lasciano guardare ma la regia è convenzionale e non ci sono gag visive degne di nota. Il cast è piuttosto svogliato, ognuno fa il suo compitino senza particolari guizzi e anche la colonna sonora di Danny Elfman non è poi così ispirata. E’ un film privo di moltezza, i giorni gioigloriosi sono lontani e c’è poco da deliranzare.

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