QUESTIONE DI VITA di Jeffrey Brown e l’importante tema della FEDE – RECENSIONE

Pubblicato il 29 Marzo 2016 alle 11:20

Si deve credere in Dio? E’ giusto crederci e trasmettere la propria fede ai nostri figli? Sono domande difficili alle quali prova a rispondere Jeffrey Brown con questa intensa graphic novel pubblicata in Italia da Bao Publishing!

Affrontare il tema della fede nell’ambito della fiction è difficile, dal momento che si tratta di un argomento delicato per ogni individuo, che sia o no credente. Prova però a farlo Jeffrey Brown che molti forse conoscono per diverse opere riguardanti l’universo di Star Wars.

Tuttavia, i suoi esiti creativi migliori sono rappresentati dalle graphic novel e tra esse è senz’altro meritevole di attenzione Questione di Vita che Bao Publishing propone ora in edizione italiana.

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Potremmo definirla autobiografica, considerando che i protagonisti sono lo stesso autore, suo padre e il figlioletto Oscar. Ma la trama non ha un incedere narrativo lineare. In pratica, non si inizia dai primi anni dell’infanzia di Brown per poi giungere all’età adulta.

La trama è anzi contrassegnata da interruzioni arbitrarie della narrazione, spesso di natura visionaria e onirica, e non mancano flashback di grande valenza suggestiva. Per giunta, Brown non racconta tutto di sé e si concentra, appunto, sulla tematica della fede.

Figlio di un predicatore, Brown cresce in un contesto in cui la religione è dunque importante. Sin dal principio, comunque, si intuisce che ha un carattere individualista. Particolarmente dotato nel disegno, non ritiene, per esempio, che il suo talento sia un dono di Dio (una delle battute più significative è quella da lui pronunciata quando si riferisce a una sua illustrazione: ‘Sono stato io e non Lui a farla’).

E man mano che la story-line procede, l’autore insiste sulla continua contrapposizione tra l’assenza di Dio e la Sua presenza.

E’ presente nei pensieri e nelle preghiere dei genitori e dei parrocchiani; non c’è, invece, nello sconvolgente racconto di un reduce della guerra del Vietnam che descrive un mondo terrificante di morte e distruzione assolutamente privo di amore cristiano.

Pur non ponendosi obiettivi di critica, Brown evidenzia le contraddizioni insite negli ambienti religiosi: i conflitti tra cristiani, per esempio, divisi da congregazioni e interpretazioni contrastanti dei testi sacri; e lo sfruttamento della sensibilità religiosa da parte della politica e dell’economia.

Brown, per giunta, pone attenzione alle illogicità presenti nella Bibbia e fa il ritratto di una persona che, giunta nel momento cruciale dell’adolescenza, perde la fede.

Ciò si verifica a causa del tipico impulso di ribellione dei teenager; ma anche perché Jeffrey si fa coinvolgere da altri interessi: la fantascienza, il punk rock dei Misfits, la scienza di Hawking, Feynman e Sagan e, last but not least, il sesso. Il problema della repressione sessuale che tormenta tanti cristiani è trattato comunque con delicatezza, senza intenti provocatori.

Un altro elemento rilevante è l’arte. Anche in questo caso, Brown inserisce un ulteriore conflitto. Se da un lato la creazione artistica e la libertà di espressione sono un affrancamento dai condizionamenti religiosi, l’autore, con ammirevole onestà intellettuale, ammette che nel corso dei secoli la Chiesa ha spesso patrocinato le arti.

Questione di Vita è quindi tutto basato sulle contraddizioni. Brown non ha una tesi da dimostrare. Non prende posizione. Non dice che è giusto o sbagliato credere ma dà al lettore l’opportunità di formarsi la sua opinione. E’ ciò che lui stesso fa con il figlio Oscar.

Spetterà a quest’ultimo, infatti, una volta adulto, scegliere di essere o no un credente. La fede è appunto una scelta e non un’imposizione. E’ questo il messaggio essenziale del volume.

La graphic novel inoltre affronta altresì il tema della paternità. I rapporti tra Brown e il padre occupano una parte rilevante della storia; e lo stesso vale per quello che lo stesso Brown ha con il piccolo Oscar.

I testi sono intensi, delicati, poetici e non privi di ironia (ci sono curiose frecciatine nei confronti di Scientology, dei libri fantasy e della musica rock considerata strumento del Maligno) e, da questo punto di vista, Brown ha fatto un lavoro sopraffino.

Ma pure i disegni sono da prendere in considerazione. Il tratto di Brown è grezzo ma impreziosito da una leggerezza quasi infantile più che appropriata per l’atmosfera intimista della story-line. E ci sono intriganti soluzioni visive.

Le prime tavole sono completamente scure e poi all’improvviso giunge la luce vivida di una fiamma, quasi ad echeggiare i primi passi della Bibbia; così come degna di nota è la sequenza di un Gesù Cristo irato che si annida nel cuore di Brown.

Insomma, se avete voglia di leggere qualcosa di diverso dai soliti supereroi, questo è il libro che fa per voi.

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