La Terra dei Vigliacchi, di Bilotta e Vitrano – Recensione Le Storie n. 42

Pubblicato il 8 Marzo 2016 alle 09:00

Nel 1939, il detective Hazael Sullivan, affermato investigatore della omicidi di Los Angeles ritorna nella sua città natale nella Salinas Valley in California per condurre un indagine sull’omicidio di una ragazza, pestata a morte con una spranga di ferro.  Insieme allo sceriffo Lucius Drake comincia ad investigare sui fatti avvenuti, incontrando vecchi amici e vecchi nemici dell’adolescenza, portando alla luce avvenimenti  sepolti da troppo tempo.

Questo albo de “Le Storie”, scritto da Alessandro Bilotta e disegnato da Pietro Vitrano per la seconda volta insieme in questa testata, è ambientato durante la Grande Depressione americana.  A discapito di quello che ci si potrebbe aspettare non è ambientata nelle strade di una grande città e i protagonisti non sono gangster fuorilegge.

Il racconto ha come protagonista un detective della omicidi che lascia per appena qualche giorno le strade di Los Angeles perché inviato nel suo paese natio per investigare sull’omicidio di una giovane ragazza.

A questo punto risulta chiaro l’intenzione dell’autore di lasciare fuori i grandi avvenimenti di quell’epoca ma di concentrarsi, appunto, sulla storia di un uomo e del suo passato.

Proprio per questo le vicende si sviluppano su due piani narrativi: quello dove si svolge l’indagine di un Hazael adulto e un altro che narra gli avvenimenti di circa 20 anni prima, dove ritroviamo un Hazael adolescente, profondamente irruento, il quale tra amicizie e amori, combatte la sua personale battaglia contro Providence: donna molto facoltosa che avendo prestato soldi in seguito alla crisi, a quasi tutti gli abitanti della cittadina è diventata la proprietaria della metà degli esercizi commerciali, di tutte le fattorie e addirittura della banca.

Le due linee temporali sono hanno la stessa importanza: l’una esiste solo se esiste anche l’altra. La scelta di dividere in questo modo l’impianto della storia ci aiuta a conoscere in maniera più approfondita i personaggi che circondano il protagonista e il protagonista stesso ma soprattutto un’altra buona intuizione dell’autore, è stata creare una storia su questi due binari che  arrivando alla fine si completano l’una con l’altra fino a congiungersi in un epilogo che era scritto fin dall’inizio della vicenda, un finale che non lascia via d’uscita a nessun personaggio.

Infatti tutto si incastra alla perfezione così da rendere obbligata la scelta di raccontare questo tipo di storia in un modo assolutamente non banale.

È anche molto interessante la profonda differenza che si nota tra il personaggio principale nei due archi temporali. Il detective Sullivan è calmo, metodico, di poche parole, estremamente competente invece il suo corrispettivo adolescente è molto irrequieto, irrispettoso, irruento, capace di azioni al limite del rispetto della legge.

Questa ulteriore dicotomia tra passato e presente da ulteriori chiavi di lettura sul finale che può essere interpretato su più livelli.

L’ambiente in cui si muovono i protagonisti è molto rappresentativo della provincia americana soprattutto di inizio secolo scorso. Dietro la solita facciata di assoluto perbenismo si rivela l’ipocrisia di una popolazione che cerca di nascondere o fa finta di non vedere i problemi per evitare scandali e preservare l’onore.

La sceneggiatura dell’albo ha un’impostazione più intimista e poche volte vira verso un giallo puro. Sono poche le effettive indagini del detective che in cuor suo sa già come si è svolto l’omicidio. L’attenzione principale della storia è concentrata sulla psicologia e sulla parte più intima dei personaggi spogliandoli di tutte le ipocrisie che si sono costruiti durante gli anni. Con l’utilizzo dei dialoghi Bilotta riesce a creare dei personaggi molto credibili e ben strutturati, che non risultano mai eccessivi nonostante alcune situazioni che sono portate all’esasperazione.

I disegni di Pietro Vitrano riescono a cogliere in pieno l’essenza della storia che sta raccontando mediante un sapiente utilizzo di chiaroscuri.  L’epoca trattata viene resa in modo molto dettagliato ma il punto forte di questi disegni è senz’altro l’estrema cura con cui vengono disegnati i volti e le espressioni dei personaggi, catturandone i diversi stati d’animo.

Alessandro Bilotta, in questo numero de “Le Storie” , cerca di sondare, attraverso un racconto di genere quelli che sono i motivi che spingono l’essere umano a compiere determinate azioni mettendoci davanti ad un ulteriore dubbio morale: è l’ambiente che ci circonda ad influenzare le nostre azioni o è solamente un pretesto a cui dare la colpa solamente per dare sfogo agli istinti più bassi che ci caratterizzano?

La terra dei vigliacchi” è il racconto di un uomo costretto a ripercorrere un cammino abbandonato, costretto a tornare sui propri passi, riesumando errori passati da cui non si scappa e non si scapperà mai.

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