Una storia adolescenziale che si rivela un’intricatissima spy-story, con un grande omaggio al re del crimine del fumetto italiano!!

Leggendo le prime pagine di “L’estate Diabolika” probabilmente potreste pensare di aver preso in mano il fumetto sbagliato. Cercando qualcosa sulla trama di questa graphic novel, infatti, troverete indicazioni sul fatto che si tratta di una storia di spionaggio e intrighi nella guerra fredda.

State tranquilli: uno dei grandi pregi de “L’estate Diabolika” è proprio questo, il suo lento e costante incedere della trama, che pian piano rivela la sua vera anima e le sue vere intenzioni.

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Siamo nel 1967, il tutto inizia con un torneo di tennis, dove Antoine batte il coetaneo Erik. Una vicenda come tante che darà inizio ad una serie di incontri: alcuni casuali, alcuni coincidenze solo all’apparenza. Per la prima parte, come detto, non sembrerà di leggere una storia di spionaggio, quanto piuttosto un racconto di formazione di un adolescente.

Antoine farà amicizia con Erik e vivrà un’estate intensissima, con il primo amore, l’esperienza con la droga, i falò in spiaggia: insomma tutti gli ingredienti tipici di tutt’altro genere rispetto a quello che ci saremmo aspettati di trovare. E, per capirci, sono ingredienti disposti benissimo: i dialoghi sono ben scritti, la relazione tra i due ragazzi è interessanti e sono coinvolgenti e realistiche le loro vicende, non troppo idealizzate nel descrivere i turbamenti di due adolescenti.

Ma leggendo con attenzione si noteranno pian piano degli elementi esterni alla semplice storia dei due ragazzi: un filmato scottante, dei comportamenti strani del padre di Antoine, una vicenda tremenda che coinvolge i genitori dei due ragazzi.

 

Fino ad arrivare ad un evento improvviso che spacca letteralmente la storia a metà, che riprende con un balzo temporale di parecchi anni, ed usa un escamotage interessante e meta-narrativo per giustificare questo balzo.

Tutto funziona nella scrittura: i dialoghi ma soprattutto la trama: dei fili sottili che si intrecciano sia in maniera casuale ma anche in maniera studiata, una serie di eventi che all’inizio ci appaiono poco chiari o insignificanti ma che danno vita ad un quadro preciso e veramente ben studiato nella parte finale del libro, che si conclude con una serie di rivelazioni di grande impatto emotivo per il protagonista, ma anche probabilmente per il lettore.

Funziona il fatto di leggere una storia che è sia di spionaggio ma parte da un rapporto e da una vicenda familiare, non vuole fare il verso a James Bond ( che viene ovviamente, ed inevitabilmente, citato) ma punta invece ad una sua interpretazione originale ed interessante del genere.

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E funzionano, infine, i disegni di Alexandre Clerisse: un tratto morbidissimo e caratteristico, che pur non dilungandosi in dettagli eccesivi rende ottimamente i toni della storia, anche grazie a dei colori vivissimi ma che sanno rendersi ombrosi e scuri nei giusti momenti. Parecchio interessanti alcune tavole a piena pagina con degli edifici visti in una sorta di sezione, così come alcune sequenze oniriche.

Il fumetto presenta inoltre più di un omaggio a Diabolik, uno dei tanti orgogli del fumetto italiano:  il personaggio creato dalle sorelle Giussani compare inserito organicamente nella trama: di più non posso rivelare, ma è un omaggio, oltre che sentito, ben incorporato nella storia.

Insomma, mi aspettavo tutt’altro da L’Estate Diabolika, e sono rimasto decisamente sorpreso in positivo da questo titolo. Certo, si tratta comunque di una storia abbastanza complessa in alcuni punti e che deve essere letto con una buona predisposizione ad accettare un intreccio ai limiti del realismo: ma per chi andrà oltre una lettura troppo incentrata sulla logica troverà, a mio parere, un prodotto che fonde in maniera convincente due generi, senza peccare in nessuno dei due.

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