Piccoli Brividi – Recensione

Pubblicato il 22 Gennaio 2016 alle 23:46

Il giovane Zach si trasferisce con la madre nella cittadina di Madison e fa amicizia con la vicina di casa Hannah, tenuta segregata dal padre. Coadiuvato dall’amico Champ, Zach scopre che l’uomo è R.L. Stine, lo scrittore di Piccoli Brividi, celebre collana di romanzi horror per bambini. L’autore nasconde un segreto. Dalle pagine dei suoi dattiloscritti, i mostri da lui creati possono prendere vita.

Piccoli Brividi

“Sono gli idioti di questo mondo, soprattutto politici e avvocati, a deridere la fantasia e a credere che una cosa non sia vera se non la possono fumare o accarezzare o tastare o scopare. Pensano così perché sono loro stessi sprovvisti di fantasia e non ne sospettano il potere.” In questa frase di Stephen King si potrebbe racchiudere il messaggio di Piccoli Brividi, tratto dalla serie di racconti horror per bambini di R.L. Stine da cui è già stata realizzata una serie tv durata quattro stagioni e che ha funzione propedeutica nell’avvicinare i più piccoli al genere horror.

Il film di Rob Letterman, già regista di Mostri contro Alieni, punta allo stesso pubblico ed ha un’impostazione deliziosamente retrò riproponendo gli stilemi dei film d’avventura adolescenziali anni ’80-’90, con suggestioni che vanno da Gremlins, I Goonies, Scuola di mostri e Voglia di vincere fino a Jumanji.

I protagonisti sono teenagers veri e non young adults. Il protagonista è il tipico adolescente in fase di transizione che deve affrontare il consueto rito di passaggio. La graziosa Odeya Rush è la vicina di casa che cela un mistero a onor del vero abbastanza prevedibile. Poi c’è l’amico nerd sfigato, la zia chiassosa, noiosa ma simpatica e i poliziotti incompetenti. In un gustoso gioco di metafiction, Jack Black interpreta lo scrittore R.L. Stine. L’attore ha già lavorato col regista ne I Fantastici Viaggi di Gulliver, tra l’altro citato con l’attacco dei nani da giardino che legano Stine a terra.

La vicenda si dipana attraverso gli spettacolari assalti dei mostri creati dallo scrittore. Ce n’è per tutti i gusti: bigfoot, lupi mannari, pupazzi da ventriloquo, mantidi religiose giganti, clown e gli immancabili zombi. Anche gli scenari hanno matrice piuttosto classica. Si va dal ballo scolastico, evento generazionale per eccellenza negli USA, fino al luna park abbandonato. In un film del genere la colonna sonora poteva essere solo di Danny Elfman che, proprio nella scena iniziale, rimanda alle musiche di Beetlejuice.

Il punto debole del film è la carenza di idee. C’è qualche buona gag action ma gli effetti digitali avrebbero avuto bisogno di un’ulteriore limata. Per il resto è tutto piuttosto derivativo ma rimane una buona riflessione sul potere della fantasia. Vietato ai maggiori di 14 anni.

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