Orfani – Nuovo Mondo n. 4: Benvenuto nella giungla – Recensione

Pubblicato il 21 Gennaio 2016 alle 23:45

Sopravvissuto allo schianto della nave cargo di Cesar sul Nuovo Mondo, il giovane John deve sfuggire ai famelici lupi indigeni e ai Cani della Juric ma viene catturato da un gruppo di mercanti di schiavi. Venduto al proprietario di una piantagione, John deve sopportare terribili vessazioni, sostenuto dal desiderio di ritrovare suo fratello Paul, uno dei compagni di viaggio di Rosa.

Uno dei punti di forza della seconda stagione di Orfani è stata la collaborazione ai testi tra Roberto Recchioni, co-creatore della serie che ha una spiccata predilezione per l’action, e Mauro Uzzeo, che predilige un approccio più intimista alla narrazione. La riuscita dicotomia tra i due autori viene riproposta anche in questo quarto albo della terza stagione e si rispecchia non solo nella struttura della storia ma anche in una sorta di braccio di ferro tra la cinica filosofia di Recchioni e quella più sentimentale di Uzzeo.

Nei primi tre numeri abbiamo seguito le vicissitudini di Rosa e compagni. Qui facciamo un salto temporale all’indietro di quattro settimane per percorrere la linea narrativa parallela di John, protagonista assoluto di quest’albo. La prima parte della storia è totalmente improntata all’action ed è estremamente divertente anche se non denota nulla di davvero originale rispetto a quanto visto in precedenza.

Il disegni di di Maresca e Casalanguida e le suggestioni multicromatiche di Nicola Righi, Luca Saponti e Giovanna Niro forniscono la consueta efficacia sul piano visivo e la costruzione della tavola si adatta al progredire dell’azione con tutti gli espedienti necessari per amplificarne la spettacolarità: continui cambiamenti nell’angolazione di ripresa, linee cinetiche, onomatopee e mostri che strabordano dalle vignette con un effetto tridimensionale fino alla culminante splash-page nella quale entrano in scena veicoli giganteschi e rombanti.

Sotto il profilo scenografico, la baraccopoli dal forte sapore post-apocalittico che funge da insediamento degli schiavisti con tanto di bestiame alieno può richiamare alla mente diverse opere di fantascienza tra cui il film District 9 di Neill Blomkamp. Nel prosieguo, la vicenda va ad inserirsi nel filone tematico dello schiavismo con qualche lievissimo accenno anche a certi horror d’ambientazione rurale. La componente intimista è fornito dal diario vocale di John che diviene più che altro un dialogo interiore.

“Vinciamo noi!”, espressione che è recentemente diventata anche un fallimentare slogan elettorale, viene ripetuto in maniera cinicamente beffarda. Come ci ha abituato ormai la serie, alla fine il crudo realismo vince contro qualsiasi ingenuità emotiva e i lettori hanno lo stomaco ormai allenato ai pugni che gli autori continuano a riservargli.

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